martedì 15 febbraio 2011

Anticipi di 2012. Altrove



Quel gran cazzaro di Giacobbo, ce le scartavetra da anni con la storia del 2012: ci ha scritto 2-3 libri (negli intervalli fra due saggi sui templari) e ci ha creato infinite puntate del suo programma Voyager, in cui in pratica non fa altro che parlare al condizionale, con espressioni che cominciano con "sembrerebbe", "si racconterebbe" et similia.
Nessuna certezza in quel programma, lo stesso grado scientifico che si può vedere in un programma di Maria De Filippi.
Eppure, in alcune puntate del suo programma, ha dato voce alle teorie di alcuni "studiosi del 2012", secondo le quali è probabile che nel dicembre di quell'anno non ci sarà la fine del mondo, ma l'inizio di un rivolgimento, che porterà il mondo verso una nuova ere di pace e prosperità, all'insegna dell'illuminazione.
Devo confessare, che alla luce degli eventi internazionali delle ultime settimane, non ho potuto impedire che tutto questo mi venisse in mente e mi sono posto la domanda: e se l'inizio dell'illuminazione avesse come inizio i moti della costa del Mediterraneo che stanno portando popoli oppressi a ribellarsi ai loro oppressori?
È un'idea malsana, ma devo dire che ha un suo fascino: abbiamo qui sul piatto un Egitto che scende in piazza e obbliga alla fuga il proprio dittatore (nonostante lo psiconano l'abbia definito una persona saggia. Dio li fa, poi li accoppia), una Tunisia che vive una primavera di libertà. E a ruota tutto il mondo arabo sta seguendo la stessa strada, passando per lo Yemen e arrivando fino all'Albania.
Se i libri di storia non l'avessero ancora dimostrato a sufficienza, non esistano dittature che tengano di fronte all'onda rivoluzionaria del popolo. E statisticamente parlando, tutte le più grandi rivoluzioni che abbiamo conosciuto non sono mai venute dai governi, ma dai popoli che li hanno rovesciati e hanno dato inizio al nuovo corso.
L'esplosione del Medio Oriente ha sorpreso molti, direi ciascuno di noi. Abbiamo vissuto per decenni nello stereotipo che i popoli arabi amassero vivere assoggettati a regimi fascisti e teocratici e ora ci troviamo a dover aggiornare le nostre vedute. Ci troviamo a dover scoprire che forse dietro l'angolo del Mediterraneo, c'è qualcuno che ha molto più coraggio delle proprie azioni, rispetto all'Occidente cosiddetto evoluto.
Il fenomeno ha sorpreso molto anche gli americani, che fino all'ultimo non sapevano con chi schierarsi e solo a cose fatte hanno preso posizione, perchè conveniva stare dalla parte dei vincitori. Questo dimostra che i pesi e le misure del governo USA sono molte e non sempre sono orientati a difendere le scelte di libertà delle nazioni, se non a guardare il tornaconto personale, sia il governo repubblicano o democratico.
Devo confessarvi che tutto questo mi ha dato una sensazione di aria fresca, profumata; i cambiamenti portano sempre alla novità e la novità sono quanto di più eccitante si possa avere nella vita, perchè qualcosa di inedito sta per cominciare. E cominciare è la cosa più straordinaria che esista, come diceva Pavese.
Poi però mi ricordo che anche l'Italia giace sul Mediterraneo e mi chiedo: quando scoppierà la nostra ribellione? Quando avremo il nostro '68 praghese?
Abbiamo uno che ha inculcato la dittatura ad un popolo senza sparare una cartuccia, con qualche pubblicità, qualche telegiornale asservito, un po' di culi che non dispiacciono mai e l'illusione del "anche tu puoi essere come me".
Ha coltivato e impersonato il peggio del nostro popolo, dall'arrivismo al gusto/perversione nell'imbrogliare l'altro, per il semplice piacere di sembrare migliore o per proprio tornaconto, semplicemente.
Ha violentato la giustizia (che nel processo, pare, non fosse consenziente), piegandola ai propri bisogni per nascondere il marcio sotto il suo letto; ha deriso gli onesti contribuenti venendo in contro agli evasori che depositavano i priori conti in nero all'estero.
Cosa serve di più? Gli scandali sessuali? La concussione?
Domenica c'erano un milione di donne in piazza, a ributtargli in faccia il fango gettato sul loro onore, sulla loro dignità. Dovranno essere le donne a guidare questo movimento popolare che necessita al nostro paese?
Così sia. Non sarebbe la prima volta che le donne italiane invadono la piazza, sembrerò di tornare ai primi anni dopo la guerra del '15-'18 (quando le mogli scesero nelle strade per rivendicare quanto era stato promesso ai loro mariti prima che partissero per la guerra), alle marce del '68 o alle manifestazioni pro-aborto.
Sono convinto che un milioncino di uomini si possano recuperare.
In Egitto due milioni di persone sono bastate a mandar via un dittatore armato; da noi ne basterebbero anche meno, per un dittatore in mutande.


venerdì 21 gennaio 2011

Leccaculo stipendiati



Primo post dell'anno e, per qualche incantesimo o qualche intoppo temporale, l'anno scorso di questi tempi, i giornali riportavano le stesse notizie che riportano in questi giorni.
Però col passare del tempo, i dettagli delle vicende si fanno più particolareggiati e allo stesso tempo anche più squallidi; allo stesso tempo, la conta delle mignotte che entrano nei palazzi del premier aumenta e la tristezza si fa padrona di noi stessi, leggendo di queste corti dei miracoli che si formano nelle abitazioni dello psiconano, composte da persone abiette che sfruttano la sua credulità (o anche il suo sentimento di solitudine) per farsi elargire migliaia di euro a botta e raccogliere a bocca aperta le briciole che cadono dal suo tavolo.
Sì, perché dimenticando per un attimo (se vi è possibile) l'uomo dalla discutibili amicizie mafiose e internazionali, il corruttore, il nemico primo della costituzione, è difficile non fermarsi un attimo a considerare il caso umano: un povero ottantenne, solo, che compra l'amicizia e il favore (anche sessuale) mettendo mano al proprio portafoglio o chiamando in causa il suo tesoriere di fiducia, con in mano il blocco d'assegni. Come definire quelli che accettano di essere comprati per accontentare il satrapo? Direi che si possa parlare tranquillamente di prostituzione, di uomini e donne indistintamente, perchè per prostituirsi non è necessario abbassarsi per forza le mutande.
Ma l'italiano medio dov'è di fronte a tutto questo? Si starà ponendo qualche domanda? Qualcuno ha detto in tv un po' di giorni fa: "Questa volta il premier difficilmente ne uscirà indenne, perchè non si tratta di argomenti di giustizia, ma di problematiche di cui le famiglie parlano a tavola". A parte sperare che non ci siano bambini qualora le famiglie decidano di affrontare l'argomento a tavola, ma siamo proprio sicuri che le famiglie italiane siano veramente colpite dagli accadimenti? L'impressione che ho io è che anche stavolta la cosa sbollirà nel giro di due settimane e il popolo tornerà al solito letargo da ipnosi, dovuta ai telegiornali asserviti e alle troppe ore di talent show.
Certo, se questo fosse davvero l'epilogo dello psiconano, non ci sarebbe da essere contenti per nessuno, nè per chi lo protegge, nè per chi lo osteggia; che soddisfazione ci sarebbe dopo tutto? Si è tentato per anni di convincere gli italiani a non votarlo, si sono smascherati tutti gli impicci alle spalle del popolo, e poi? Il regno del satrapo finisce per colpa di 20-30 mignotte?
Quanto tempo sprecato, potrebbero dire molti dei suoi nemici asperrimi….
Forse ha ragione Peter Gomez, quando dice che ognuno ha il 25 luglio che si merita, ma non si sa se la nazione meriti la liberazione che seguirà: nel 1945 siamo stati liberati dai partigiani, nel 2011 dalle mignotte. Capite che i tempi sono cambiati e che le proporzioni sono diverse.
Sul numero di oggi dell'Economist, lo psiconano è stato accostato a Cetto La Qualunque, il quale (come dice Antonio Albanese che lo interpreta), alla luce dei nuovi fatti, può dirsi ormai un moderato; gli altri giornali americani in genere, si stupiscono della mancata reazione popolare e trovano una sola spiegazione a questo: gli italiani sono tutti come il loro presidente.
Ovviamente non è vero, però non viene anche a voi il desiderio di sedervi un attimo e pensare: ma che cosa gira però nel cervello di quelli che vanno ad adulare?
Cosa pensano queste giovani, che danno via il proprio corpo, per avere successo, per entrare nel giro che conta, per avere la carta di credito sempre piena? Perchè vogliono giungere subito all'apice, non vogliono fare gavetta e non cercano un lavoro onesto, anche se sottopagato, come le loro coetanee? In un'intercettazione, una delle ragazze spera di ricevere dei soldi perchè non vuole trovarsi un lavoro; dice letteralmente: "non posso mica andare a guadagnare 1000 euro…".
Chissà cosa avranno pensato le donne che lavorano alla FIAT, costrette a firmare un contratto indegno, per riuscire a portare a casa anche meno di quei 1000 euro... Per non parlare dei laureati che migrano in cerca di fortuna, a cui forse dovrò unirmi fra qualche tempo.
D'altronde, ormai, il valore morale delle persone non è più un aspetto discriminante, non è più sensato aspettarsi un certo decoro dalle persone che rivestono ruoli pubblici. Dopo tutto, se anche un prete può essere pedofilo e passarla liscia, perchè chiedere a un politico di essere una persona per bene?