venerdì 20 giugno 2008

Due mesi da psiconano


Sono bastati due mesi all psiconano per ricordarci i bei tempi andati del suo quinquiennio precedente, nel caso ci fossimo dimenticati la sua opera risolutrice. Lo scopo di questo blog è aiutarvi a fare un compendio di questo primo bimestre, acciocchè non trascuriate niente della sua opera magna


  • caccia al clandestino
  • :con invidiabile lucidità, il nostro eroe dalla capigliatura all'asfalto inventa il reato di IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. Quindi, chi viene trovato illeggittimamente in Italia commette reato, quindi va arrestato. Bene, così ci tocca di campare i carcerati esteri e anche i nostri. Mi si dirà: ok, ma esiste l'espulsione. Esisteva anche prima, ma si sa, la parola REATO è certo più altisonante alle orecchie delle allodole...

  • la rivoluzione nucleare:in barba alla volontà dei cittadini che si sono espressi contrariamente con il referendum del 1984, in barba alle ricerche che ne sanciscono la pericolosità, in barba alle nuovissime strategie di sfruttamento delle energie rinnovabili, si presenta con l'idea anacronistica (come tutto in Italia) di riaprire e costruire le centrali nucleari


  • scudo ad personam: sospensione dei processi "meno urgenti", fra cui guarda caso il suo, con pericolo di prescrizione. Leggete l'interessante lettera dello psiconano a Schifani seguendo queste righe a fine post



Lettera dello psiconano al presidente della camera

Caro Presidente,
come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto ‘decreto sicurezza’ un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. Le voglio sottolineare che i processi che mi riguardano non sono né urgenti, né destano alcun allarme sociale. Se così fosse i cittadini italiani non mi avrebbero eletto, altrimenti sarebbero dei fessi come in effetti sono. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell'Autorità Giudiziaria ai reati più recenti anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.
La materia mi è ampiamente nota e ha mia approvazione disinteressata, lo posso testimoniare da prescritto a conoscenza dei fatti.
Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e non di quelli che riguardano la mia alta carica e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali, eliminando la cronaca giudiziaria, incarcerando i giornalisti e, come extrema ratio per l’imputato, nel caso si tratti di Silvio Berlusconi, di ricusare i giudici.
I miei legali, che ho fatto eleggere per la mia necessaria protezione in Parlamento, mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi (lo giuro sui miei figli, sono sempre stato all’oscuro dell’esistenza di questo Mills) che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Lo dico a lei, in privato, sono i soliti comunisti di merda. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Sono innocente, Craxi è morto innocente, non sono stato iscritto alla P2, la tessera 1816 era intestata a un mio omonimo massone, piduista, golpista e puttaniere.
Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto, come qualche milione di italiani che sto intimidendo con i militari, di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l'altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.
Quindi, ancora una volta, secondo l'opposizione l'emendamento presentato dai due relatori della cui fedeltà sono certo, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Infatti la si può riscontrare solo nella Russia del mio amico Putin che mi ha fornito preziosi suggerimenti su come tacitare Travaglio.
Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, ma che non sono mai riusciti a farmi entrare a San Vittore, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. In realtà non è così, ma come direbbe il mio ispiratore politico, grande uomo, grande italiano, di cui non voglio assolutamente condividere la fine a Piazzale Loreto, il Cavalier (anche lui!) Benito Mussolini, il mio grido di libertà è: “Me ne frego!”. La informo quindi che ordinerò ai miei impiegati del consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull'emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato anche se è un delinquente. Cinque anni da premier, sette da Presidente della Repubblica sono un lasso di tempo sufficiente per non farmi mai più processare.
Prima della lettura di questa importante missiva batta i tacchi e ordini il “Saluto al nuovo Duce”.”
Baciamo le mani, Silvio Berlusconi.

giovedì 19 giugno 2008

Il bivio



Mi sono ritrovato una settimana fa, a salire come tutti i giorni i gradini della facoltà: lo zaino pesava come sempre, la voglia d aprire i libri era poca come sempre, la fame la stessa, vale a dire anch'essa poca, come accade in questo periodo. Per chi è abituato come me ad ingurgitare gli alimenti con tutto il frigorifero intorno, l'inappetenza è una sensazione nuova e quanto mai spiacevole. Ma anche questo, da qualche mese ormai, poteva dirsi essere diventato la normalità: le analisi sono a posto e medici, amici, ragazza e parentado sono quasi riusciti ormai a convincermi la causa sia davvero lo stress universitario; vista l'energia con cui salivo i gradini, comincio a pensare che abbiano ragione. D'altronde, se un morbo si fosse impossessato di me come si potrebbe temere, la fame mancherebbe sempre: invece manca solo quando vado all'università. Si sa, in queste comunque, in queste cose spesso ci si aggrappa a tutto e si dà ragione a tutti.

In ogni caso, sembrava davvero dovesse essere una giornata come le altre, ma questa normalissima giornata sarebbe cambiata in cima alle scale: in cima, infatti, mi si è presentato il bivio: cosa scegliere tra fare altre due rampe di scale per studiare in biblioteca e seguire una locandina all'ingresso, che preannuncia un incontro sulla mafia in aula 1? Cosa scegliere tra il dovere e la necessità di sapere?
Quel giorno la mia testa ha scelto la necessità di sapere, per qualche ora gli algoritmi coi loro costi da calcolare avrebbero atteso. Nell'aula 1 c'è un uomo comune a parlare, un uomo che si potrebbe incontrare dal pizzicagnolo, al bar mentre si beve un cappuccino, su una panchina all'ora di pranzo, a parlare di calcio coi colleghi. E' proprio il suo aspetto così normale a non lasciar tradire nulla.

Solo dopo dieci minuti da quando mi ero seduto, sono riuscito a scoprire il background, la storia nascosta, il coraggio. Si tratta di un imprenditore ed ha un nome: Pino Masciari.
Allora mi rendo conto che l'uomo che pensavo di poter incontrare ovunque, è un uomo che non si incontra così facilmente: è difficile imbattersi in un gladiatore, e quell'uomo era un gladiatore. Non aveva rete, nè elmo, nè gladio, ma non combatteva disarmato: combatteva col coraggio, con la resistenza, con la forza dei propri valori e spesso impugnando la propria paura.
Il gladiatore si era ribellato al sistema: aveva denunciato chi voleva il pizzo dalla sua azienda e aveva perso la propria professione, la propria libertà e la fiducia in coloro che avrebbero dovuto proteggerlo, per assicurargli una vita, per quanto diversa potesse essere da quella che viveva prima tra le spider e le ville.
Il gladiatore che doveva essere protetto perchè altri come lui impugnassero le proprie armi contro il medesimo sistema, era stato abbandonato a sè stesso.

Ma quando una porta si chiude, un portone si apre: il gladiatore ora è diventato apostolo, e aggiunge ogni giorno un giorno alla sua vita parlando alla gente, donando consapevolezza, suscitando commozione. Solo la consapevolezza dà coraggio e crea la libertà, dove la consapevolezza manca si vive solo di menzogne e di psiconani. Solo dopo aver compreso e metabolizzato tutto questo, mi accorgo che hanno un senso anche le tre persone che guardano la platea in modo circospetto, e solo adesso noto le pistole e i giubbotti anti-proiettile.

Ci si sarebbe aspettati una platea più numerosa, magari meglio informata. Invece, la sala è semivuota, alcune sedie sono vuote e non c'è la massa che si accalca sui gradini dell'aula. Molti, evidentemente, al bivio, hanno scelto di fare altre due rampe di scale verso la biblioteca. D'altronde, io stesso ero lì per una scelta puramente casuale. Ma quella scelta, certo, influenzerà in modo non più casuale tutte quelle future.
Alle 14 Pino Masciari e l'altro ospite intervenuto (altro coraggioso gladiatore, per aver sfidato con la satira, insieme a Pino Impastato, il boss Tano Badalamenti qualche anno addietro) stanno per concludere i loro discorsi, quando una calca di persone invade l'aula. Sembrano esseri ansiosi di sapere, di conoscere e di condividere. Invece, sono solo i colleghi di gestionale che sono ansiosi di fare lezione; la docente è vicino alla cattedra, già pressante perchè gli ospiti tolgano velocemente il disturbo.

Ogni cosa è un bivio, e ciascuno fa la propria scelta: io l'ho fatta davanti a due rampe di scale, Pino davanti alla sua vita, lasciando le ville per l'orgoglio di essere vivo. Prima o poi il bivio più grande dell'esistenza arriva per tutti e a volte la scelta di maggior onore è quella che porta al campo di battaglia, lì dove si combatte e spesso si muore da soli. Ma meglio morire da soli che abbassare la testa in numerosa compagnia.

Grazie Pino per le grida, grazie per le lacrime, grazie per il coraggio; grazie per esserti fermato a banchettare coi ragazzi dell'aula due, per ricordare che oltre la tempesta c'è un sole fulgido di normalità. Grazie di aver affrontato il tuo bivio, così che coloro che dovranno presto affrontare il proprio, non deraglino bruscamente.
Grazie per aver dato ancora un senso al mio essere italiano.
La facoltà di Ingegneria dell'Università La Sapienza, si onora di averti ricevuto.