
Mi sono ritrovato una settimana fa, a salire come tutti i giorni i gradini della facoltà: lo zaino pesava come sempre, la voglia d aprire i libri era poca come sempre, la fame la stessa, vale a dire anch'essa poca, come accade in questo periodo. Per chi è abituato come me ad ingurgitare gli alimenti con tutto il frigorifero intorno, l'inappetenza è una sensazione nuova e quanto mai spiacevole. Ma anche questo, da qualche mese ormai, poteva dirsi essere diventato la normalità: le analisi sono a posto e medici, amici, ragazza e parentado sono quasi riusciti ormai a convincermi la causa sia davvero lo stress universitario; vista l'energia con cui salivo i gradini, comincio a pensare che abbiano ragione. D'altronde, se un morbo si fosse impossessato di me come si potrebbe temere, la fame mancherebbe sempre: invece manca solo quando vado all'università. Si sa, in queste comunque, in queste cose spesso ci si aggrappa a tutto e si dà ragione a tutti.
In ogni caso, sembrava davvero dovesse essere una giornata come le altre, ma questa normalissima giornata sarebbe cambiata in cima alle scale: in cima, infatti, mi si è presentato il bivio: cosa scegliere tra fare altre due rampe di scale per studiare in biblioteca e seguire una locandina all'ingresso, che preannuncia un incontro sulla mafia in aula 1? Cosa scegliere tra il dovere e la necessità di sapere?
Quel giorno la mia testa ha scelto la necessità di sapere, per qualche ora gli algoritmi coi loro costi da calcolare avrebbero atteso. Nell'aula 1 c'è un uomo comune a parlare, un uomo che si potrebbe incontrare dal pizzicagnolo, al bar mentre si beve un cappuccino, su una panchina all'ora di pranzo, a parlare di calcio coi colleghi. E' proprio il suo aspetto così normale a non lasciar tradire nulla.
Solo dopo dieci minuti da quando mi ero seduto, sono riuscito a scoprire il background, la storia nascosta, il coraggio. Si tratta di un imprenditore ed ha un nome: Pino Masciari.
Allora mi rendo conto che l'uomo che pensavo di poter incontrare ovunque, è un uomo che non si incontra così facilmente: è difficile imbattersi in un gladiatore, e quell'uomo era un gladiatore. Non aveva rete, nè elmo, nè gladio, ma non combatteva disarmato: combatteva col coraggio, con la resistenza, con la forza dei propri valori e spesso impugnando la propria paura.
Il gladiatore si era ribellato al sistema: aveva denunciato chi voleva il pizzo dalla sua azienda e aveva perso la propria professione, la propria libertà e la fiducia in coloro che avrebbero dovuto proteggerlo, per assicurargli una vita, per quanto diversa potesse essere da quella che viveva prima tra le spider e le ville.
Il gladiatore che doveva essere protetto perchè altri come lui impugnassero le proprie armi contro il medesimo sistema, era stato abbandonato a sè stesso.
Ma quando una porta si chiude, un portone si apre: il gladiatore ora è diventato apostolo, e aggiunge ogni giorno un giorno alla sua vita parlando alla gente, donando consapevolezza, suscitando commozione. Solo la consapevolezza dà coraggio e crea la libertà, dove la consapevolezza manca si vive solo di menzogne e di psiconani. Solo dopo aver compreso e metabolizzato tutto questo, mi accorgo che hanno un senso anche le tre persone che guardano la platea in modo circospetto, e solo adesso noto le pistole e i giubbotti anti-proiettile.
Ci si sarebbe aspettati una platea più numerosa, magari meglio informata. Invece, la sala è semivuota, alcune sedie sono vuote e non c'è la massa che si accalca sui gradini dell'aula. Molti, evidentemente, al bivio, hanno scelto di fare altre due rampe di scale verso la biblioteca. D'altronde, io stesso ero lì per una scelta puramente casuale. Ma quella scelta, certo, influenzerà in modo non più casuale tutte quelle future.
Alle 14 Pino Masciari e l'altro ospite intervenuto (altro coraggioso gladiatore, per aver sfidato con la satira, insieme a Pino Impastato, il boss Tano Badalamenti qualche anno addietro) stanno per concludere i loro discorsi, quando una calca di persone invade l'aula. Sembrano esseri ansiosi di sapere, di conoscere e di condividere. Invece, sono solo i colleghi di gestionale che sono ansiosi di fare lezione; la docente è vicino alla cattedra, già pressante perchè gli ospiti tolgano velocemente il disturbo.
Ogni cosa è un bivio, e ciascuno fa la propria scelta: io l'ho fatta davanti a due rampe di scale, Pino davanti alla sua vita, lasciando le ville per l'orgoglio di essere vivo. Prima o poi il bivio più grande dell'esistenza arriva per tutti e a volte la scelta di maggior onore è quella che porta al campo di battaglia, lì dove si combatte e spesso si muore da soli. Ma meglio morire da soli che abbassare la testa in numerosa compagnia.
Grazie Pino per le grida, grazie per le lacrime, grazie per il coraggio; grazie per esserti fermato a banchettare coi ragazzi dell'aula due, per ricordare che oltre la tempesta c'è un sole fulgido di normalità. Grazie di aver affrontato il tuo bivio, così che coloro che dovranno presto affrontare il proprio, non deraglino bruscamente.
Grazie per aver dato ancora un senso al mio essere italiano.
La facoltà di Ingegneria dell'Università La Sapienza, si onora di averti ricevuto.

1 commento:
bel post! complimenti ;)
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