
Tra le cose che odio di più in questo mondo, c'è l'inutile negazionismo, specie quando questo viene usato per motivi nascosti, come interessi economici, personali e politici; se si pensa alla tragedia dell'olocausto, potremmo addurre milioni di prove della sua veridicità, partendo dai filmati e passando per le testimonianze di chi l'ha vissuto e ha visto, fino alle mura dei campi di concentramento, che sono ancora in piedi come monumento alla memoria, a distanza di decenni. Eppure, come sappiamo, in alcuni ambienti integralisti, specie nel mondo islamico, la negazione dell'olocausto è diventata un'utile arma per giustificare in qualche modo le eventuali azioni militari contro Israele e un insensato spirito antisemita.
Le immagini da satellite mostrano una superficie ghiacciata del pianeta sempre più ristretta, ci sono coste che stanno sparendo, temperature più elevate fuori stagione; eppure anche di fronte a questi dati visibili e impossibili da confutare, il negazionismo più spinto continua a negare l'esistenza di un pericolo surriscaldamento globale, perchè troppi avrebbero danni al proprio status economico in seguito all'abbandono dei combustibili fossili in favore di quelli non inquinanti oppure in seguito a un regime più ristretto sulle emissioni di gas serra in fase di produzione e non solo.
Dall'olocausto sono trascorsi più di sessant'anni e magari ciò che è accaduto potrebbe non essere più vivido nella memoria delle nuove generazioni, ma le prove di un ambiente sofferente sono visibili ogni giorno. Nonostante questo, molte persone ricadono volontariamente nel negazionismo e altre credono alle debole teorie confutative che vengono prodotte, anche tramite media consenzienti e asserviti.
Oltre all'evidenza degli effetti del surriscaldamento, si può facilmente dedurre l'esigenza e l'utilità di un impegno congiunto di semplici cittadini e imprese per cambiare le proprie abitudini e salvare il salvabile, prima che ciò non abbia più nessun senso, come temono alcuni studiosi. Proprio a questo verranno dedicato i prossimi cinque post su questo blog, a descrivere le 51 azioni che ciascuno di noi e ciascuna impresa/stato può intraprendere per tirare il pianeta fuori dall'oscurità in cui l'abbiamo ridotto, perchè ciascuno di noi ha un peso per la Terra e un frammento di colpa che deve cancellare.
L'elenco è lungo, come avrete capito, quindi andiamo a cominciare.
1. Trasformare il cibo in combustibile
L'etanolo sembra essere una buona soluzione per permettere a ciascun Paese di poter ridurre le proprie dipendenze energetiche da quelli produttori di petrolio, riuscendo allo stesso tempo a ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica. Le fonti energetiche sostitutive del petrolio (spesso dette biocombustibili) derivano in particolare dal grano, dalla soia, dal panico verga, dai rifiuti urbani e dall'olio da cucina usato; esistono già molte auto che sono in grado di funzionare con E10, un miscuglio al 10% di etanolo e al 90% di gas.
I problemi derivanti dall'uso dell'etanolo sono dovuti sia al trasporto (non possono viaggiare sulle stesse tubature usate dal petrolio, perchè le corroderebbero) e ai forti incentivi statali, di cui i produttori avrebbero bisogno.
Molti ricercatori stanno cercando soluzioni, magari evitando l'impiego dei cereali comunemente usati nell'alimentazione o promuovendo un taglio di 13 centesimi di dollaro sulle tasse per ogni litro di biocombustibile.
I rifiuti urbani, la segatura, i rimasugli del grano e i gusci del mais rappresentano qualcosa di molto interessante: riescono a produrre l'etanolo da cellulosa, che contiene più energia di quello prodotto col mais ma che è molto più costoso da produrre. La ricerca ha portato alla produzione di enzimi che possono accelerare e rendere più economico il processo di realizzazione.
2. Progettare una casa verde
Secondo alcuni calcoli, il 16% delle emissioni di gas serra negli USA è dovuto alla produzione di energia per le abitazioni private. Il problema può essere risolto (o comunque ridotto) progettando le abitazioni secondo standard di efficienza energetica; per esempio, si può controllare la temperatura, l'areazione e l'infiltrazione di umidità sigillando accuratamente porte e finestre. Si possono isolare il garage, l'attico e le fondamenta con materiali naturali e non tossici, come ad esempio jeans usati. Si possono proteggere le finestre dai raggi solari con grosse tende o vetri doppi e aumentare la ventilazione naturale dovuta alla corrente.
Possiamo considerare forme di energia alternative, come pannelli solari, turbine eoliche compatte e pompe per il calore geotermico.
3. Cambiare le lampadine
La regina del risparmio energetico casalingo è la lampadina fluorescente (CFL), una simpatica spirale che entra nei normali supporti delle lampadine. Costa un po' di più delle lampadine a incandescenza (circa tre volte), ma usa un quarto della corrente e dura qualche anno in più. Visto che ormai anche da noi le vecchie lampadine sono state tolte dal commercio, le CFL possono dirsi reperibili ovunque. Una CFL da 7 watt è comparabile con una lampadina ad incandescenza da 40.
Le CFL non rappresentano una storia recente nel campo delle lampadine, poichè sono state introdotte all'inizio degli anni '90, suscitando molta sorpresa per il fatto che la luce non era soggetta a sfarfallii come si era abituati; va comunque considerato, che queste nuove lampadine contengono al loro interno una piccola dose di mercurio e che quindi non possono essere gettate insieme agli altri rifiuti, ma richiedono un'opportuna differenziazione quando giungono alla fine della loro vita.
Anche i LED si sono mostrati un'utile soluzione, ma richiedono una fase di installazione da parte dell'utente, non a tutti gradita; anche per questo, le CFL rappresentano al momento la soluzione migliore.
4. Dare nuova luce alla città
La bolletta energetica della città può notevolmente ridursi se si utilizzano per l'illuminazione pubblica i LED. A tal proposito, vi invito a visitare il sito del comune di Torraca, una cittadina cilentana a dieci chilometri dal mio paese, per capire come con poco si possa cambiare l'impatto ambientale di una comunità.
Vale come nel caso delle CFL il confronto con la tecnologia che sostituiscono: si ha quindi un investimento iniziale superiore rispetto alle lampade al sodio che sostituiamo in città, ma ne guadagniamo nel tempo con una durata superiore e con meno manutenzione richiesta (le lampade al sodio vanno cambiate in media ogni 18 mesi)
5. Imporre una tassa sulle emissioni
A livello internazionale, non c'è ancora un accordo ben definito riguardo a come ciascuna nazione dovrebbe comportarsi per ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica, rimanendo quindi all'interno di standard prestabiliti.
La domanda è: conviene stabilire delle fette di emissioni che non possono essere superate e che si possono vendere a terzi, oppure è più sensato stabilire direttamente una tassa sulle emissioni prodotte? Nel primo caso otteniamo il risultato che ciascuna compagnia debba mantenersi al di sotto di un tetto massimo e sia costretta a spendere dei crediti nel mercato in cui è inserita, qualora i limiti vengano superati. Nel secondo caso, si applica una tassa sul consumo di carburante fossile in tutte le sue forme, nella speranza che il prezzo sempre crescente di questo incoraggi le compagnie a ingabbiare le proprie emissioni.
Al momento la prima soluzione sembra essere quella più accreditata, in parte perchè sostenuta dai recenti accordi di Kyoto, in parte perchè in passato si è dimostrata efficace, aiutando gli USA negli anni '90 a ridurre le quantità annue di piogge acide.
I sostenitori della prima soluzione pensano che usare tasse sulle emissioni non sia un sistema egualitario, dal momento che penalizzerebbe le famiglie più povere che spendono buona parte dei propri guadagni nelle bollette energetiche; i sostenitori della seconda, invece, pensano che un sistema globalizzato basato su fette di emissioni sarebbe difficilmente gestibile, agevolando solo le grosse compagnie, che non farebbero altro che comprare da altri le fette necessarie a non ridurre il proprio impatto energetico in difesa del progetto economico.
6. Costruire case più piccole
Case troppo grandi non sono solo un insulto architettonico, ma da un punto di vista energetico risultano molto più difficili da riscaldare o rinfrescare, anche con applicazioni illuminate, come pannelli solari et similia.
Quella che sto per dire può sembrare un'estremizzazione, ma a qualcuno potrebbe sembrare gradita: un ex professore di arte, Jay Shafer, vive in una casa da hobbit, di soli 9.3 metri quadrati, progettata e costruita da solo. Ora che si è ritirato dall'attività di insegnante, vende su richiesta abitazioni che vanno dai 6.5 ai 33 metri quadrati di superficie.
7. Stendere il bucato
Qualcuno si cuce i vestiti a mano, magari usando lana prodotta da pecore allevate in modo biologico. Ma ciò che fa veramente la differenza nel nostro guardaroba, è come i nostri vestiti vengono lavati. Il 60% di energia usata per un capo è associata alle volte che questo verrà lavato: così, una T-shirt può introdurre nell'atmosfera fino a 4 Kg di diossido di carbonio nella sua vita.
Per prima cosa possiamo lavare i vestiti in acqua calda e non bollente, caricare la lavatrice solo se siamo in grado di riempirla e usare lavatrici di ultima generazione, a ridotto consumo. Una volta asciutto, possiamo stendere il nostro bucato al sole, risparmiando fino al 60% di energia fino al 90%.
8. Dare nuova vita ai vestiti
Dove finiscono le giacche di lana quando non servono o non piacciono più? Tornano in montagna. Esistono compagnie ed associazioni che raccolgono i vestiti usati per riciclarli e trasformarli in nuovi, specialmente quelli che sono composti di materie plastiche. Secondo alcune stime fatte da alcune aziende che si interessano di riciclo di vestiti, creare abiti riciclati permette di risparmiare sul poliestere necessario per iniziare il confezionamento da materiali nuovi, con una riduzione del 76% dell'energia necessaria e del 71% delle emissioni di gas serra.
9. Costruire i grattacieli in modo differente
Consideriamo un esempio: il grattacielo della Bank of America, a New York, a due passi da Times Square. Partiamo dal calcestruzzo: realizzare la materia prima da zero è molto costoso, perciò i costruttori hanno usato un misto di 55% di calcestruzzo e 45% di rifiuti prodotti dagli altiforni. Il miscuglio che si ottiene è anche più resistente del normale calcestruzzo. Parte dell'acqua di scarico dei lavandini dei bagni viene usata per pulire i water e buona parte dell'energia necessaria viene auto-generata da gas naturale, producendo una quantità inferiore di anidride carbonica.
10. Usare il calore geotermico
Un progetto pionieristico in tal senso è quello della designer Diane von Furstenberg, per uno show-room di 3250 mq nel centro di Manhattan. Il sistema di condizionamento sfrutta completamente delle pompe che spingono verso l'alto acqua alla temperatura costante di 13°C, che viene usata per raffreddare o riscaldare le pareti a seconda delle stagioni. Il tetto è ricoperto di piante che non richiedono grosse cure e da erba, insieme a due specchi eliostati, che seguono lo spostamento del sole e inviano una luce solare diretta all'interno dell'edificio.
Fonte: Time del 9 aprile 2007

