mercoledì 3 febbraio 2010

Politica senza vergogna



E' alquanto bislacco, nonché variegato il comportamento della nostra classe politica: c'è chi si butta a sinistra, chi si butta a destra, chi si butta sul carro del possibile vincitore, chi scende a patti con le criminalità per tutelare i propri interessi e garantirsi una chance sul palco dello spettacolo politico. Ma ciò su cui recentemente i comportamenti si sono particolarmente distinti, è il concetto delle dimissioni; gli scandali ultimamente si sono susseguiti senza sosta, i processi hanno messo in luce mondi nascosti agli occhi degli elettori, ma solo alcuni hanno deciso (con notevole senso anche etico) di dimettersi per farsi giudicare e mondare la propria reputazione.

Per un motivo non ben precisato, l'arte delle dimissioni è una pratica che riscuote notevoli estimatori soprattutto nella sinistra italiana, cosa alquanto palese se si considerano i recenti casi Del Turco, Delbono e Marrazzo. Le storie di questi tre individui parlano di scandali nel mondo della sanità abruzzese, induzione alle dichiarazioni mendaci, uso e acquisto di stupefacenti. Tutti dimessi con notevoli vittorie del centrodestra, che ora dopo aver riconquistato la residenza dell'Abruzzo, potrebbero riacquistare il controllo sul Lazio e su una città tendenzialmente rossa come Bologna.

La stessa sinistra non può però beneficiare delle medesime vittorie derivanti dalle dimissioni di politici di destra, perchè, da come appare, questa non sembra un'abitudine molto diffusa in quell'area politica. Il problema è che se esistesse una classifica per sancire la gravità dei reati commessi dai cittadini, i politici di destra inquisiti, di cui si attenderebbero le dimissioni per senso etico, vincerebbero senza problemi la graduatoria nei confronti dei loro colleghi di sinistra. D'altronde, i politici di destra prendono esempio dai modi del proprio principale e lo imitano in tutto e per tutto, come loro idolo e duce; andiamo quindi a vedere questi uomini di destra, il cui nome ancora non compare sulle liste dei dimessi e analizziamo per ciascuno i motivi per cui dovrebbero dimettersi e farsi giudicare.

Silvio Berlusconi
Sotto processo per la corruzione di David Mills, condannato già per aver accettato la corruzione. Indagato per frode fiscale e appropriazione indebita (Mediatrade). Imputato in processi per reati fiscali riguardanti l'acquisto di diritti televisivi (ha gonfiato per anni i costi per l'acquisto dei diritti per accumulare un tesoretto all'estero, usato per risparmiare sulle tasse, all'insaputa dei piccoli azionisti della sua azienda, Mediaset, quotata in borsa). Una volta che i suoi reati sono venuti alla luce, secondo i giudici, avrebbe pagato il superteste per testimoniare il falso. Nonostante le numerose accuse e processi, lo psiconano resta attaccato alle proprie poltrone e approfittando della propria posizione, continua a promuovere leggi ad personam per evitarsi i processi (lodo Alfano, processo breve, legittimo impedimento). In tempi non lontani, da un'intercettazione telefonica, è emerso il tentativo di inserire forzatamente una ragazza nel cast di una fiction per evitare che questa diffondesse notizie compromettenti sulla sua vita privata. Classica posizione ricattabile da cui si esce soltanto con le dimissioni.

Raffaele Fitto
E' il ministro per i rapporti con le regioni. Rinviato a giudizio per corruzione e finanziamento illecito ai partiti, insieme all'editore di Libero e de Il Riformista, Giampaolo Angelini. Fitto avrebbe incassato una tangente di 500 mila euro quand'era presidente della Puglia da parte di Angelini, che mirava ad ottenere un appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici cliniche (Angelini è difatti un imprenditore sanitario). I soldi sarebbero stati versati al partito di Fitto, "La Puglia prima di tutto", che vedeva fra i propri componenti quella stessa Patrizio D'Addario che si aggirava fra le lenzuola del premier (quale miglior curriculum per portarla in politica?). Fitto è indagato anche per uso improprio dei fondi regionali (abuso d'ufficio e peculato sono le accuse, per la cronaca), proprio come l'ex sindaco di Bologna Delbono, che per i medesimi reati ha avuto il buon senso di lasciare. Fitto, invece, non solo non ha mai pensato di lasciare, ma insieme al collega alla giustizia Alfano, ha tentato di bloccare il giudice che indagava sul suo conto, tramite un controllo e un blocco della promozione. Entrambi per questa azione sono stati indagati dal tribunale dei ministri.

Nicola Cosentino
Sottosegretario all'economia. Se non fosse parlamentare, sarebbe già dietro le sbarre, vista l'accusa di concorso esterno in associazione camorristica (ci sono una decina di pentiti che parlano dei suoi rapporti con il clan dei Casalesi).

Roberto Formigoni
Mai indagato ma profondamente coinvolto nello scandalo Oil for Food: il regime di Saddam Hussein avrebbe percepito tangenti da un'impresa sponsorizzata fortemente da un fax di Formigoni, e un suo collaboratore (e contestatario con Formigoni di una barca) è stato condannato per la vicenda a due anni. I soldi sarebbero finiti in parte (900 mila euro) sui conti iracheni e in parte (700 mila euro) su quelli di Candonly, società vicina a Comunione e Liberazione, di cui Formigoni fa parte.


Come dicevamo all'inizio, il problema degli uomini di destra è che hanno una pessima guida nello psiconano e mancano di esempi buoni da seguire. Ecco perchè vogliamo fornirgli un buon esempio. Ehud Olmert, penultimo presidente israeliano, accusato di non aver dichiarato un finanziamento al partito di 150 mila dollari e di aver acquistato un appartamento chiccoso nel miglior quartiere di Gerusalemme sottocosto, anziché cercare leggi e leggine, lodi e impedimenti (il)legittimi per non affrontare la corte, si è congedato dal proprio incarico con queste parole:

"Sono fiero di appartenere ad uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grande imbarazzo il Paese che amo e che ho l'onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perchè anche il primo ministro dev'essere giudicato come gli altri. Dimostrerò che le accuse sono infondate da cittadino qualunque".




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