
A volte penso a come starebbero le cose se fossi nato dieci anni prima: certo, oggi sarei un ultra trentenne (quasi quarantenne), ma ciò che mi consolerebbe sarebbe di aver vissuto intensamente gli anni '80. Quando quel decennio è terminato, avevo sette anni e tutti gli eventi che si sono verificati mi appaiono oggi come ricordi sbiaditi, come una specie di sogno lontano. Di questo mi dispiaccio enormemente.
Mi dispiace di non ricordare con nitidezza le domeniche di Drive In, in cui Ezio Greggio, Zuzurro & Gaspare insieme ad altri calcavano per la prima volta i prosceni televisivi, deridendo la politica e il modus vivendi dell'epoca. Mi dispiace di ricordare Faletti perfettamente come uno scrittore di gialli noir, ma di non ricordare con efficacia quando si vestiva da suora e prendeva in giro la seriosità del mondo ecclesiastico.
Mi dispiace di non aver contato quante volte ho maneggiato un cubo di Rubik, cercando inutilmente di rimetterlo in ordine, senza avere la benchè minima idea di che senso avessero le mie mosse e quale fosse l'obiettivo cui esse tendevano; ora che giace sulla mia scrivania, sorretto dal supporto che regalano con la confezione originale, mentre provo a rimetterlo in ordine con una logica più matura (non ci riuscirei mai se non fosse per un video su YouTube di un dodicenne), mi sento come se avessi perso qualcosa, qualcosa di irrecuperabile.
Mi dispiace non avere nella mia mente l'immagine di una parabola di Platini o di Maradona, di non avere una loro figurina e neanche uno di quei polsini della Juventus che tanto andavano di moda in quegli anni, e che non mancavano mai ai polsini dei ragazzi che giocavano a calcio nel campo polveroso accanto alla chiesa, dove io li guardavo invidioso, sapendo che entro 5 minuti sarebbe cominciata la messa e lo spettacolo si sarebbe interrotto. Anche per loro, che erano costretti dalle loro madri ad entrare in chiesa; questa era la mia piccola rivincita.
Mi dispiace di non ricordare di essere mai entrato in automobile con quelle vecchie autoradio a cassette, accendendo la radio, e sentendo i Duran Duran, gli Spandau Ballet o i Queen; ora che posso entrarci e ricordarlo, la musica è cambiata ed è inascoltabile, senza anima e senza quel fascino brillantinato che nessun altro decennio potrà mai regalare.
Quello che mi resta è qualche canale tv, con Puffi, ladre in calzamaglia e cavalieri in armatura; è solo un richiamo e niente di materiale, ma è sempre meglio di niente.

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