
Non so voi, ma quando rivedo gli anglo-americani che sbarcano in Normandia mi sento meglio, vedo il bene che trionfa sul male e vedo ancora un barlume di speranza; come mai nessuno si dispiace per i tedeschi sbaragliati? Semplice: i tedeschi erano occupatori e nel frattempo si divertivano a portare a termine il loro sterminio razzista. Tutti siamo invece commossi nel vedere le scene dei soldati americani feriti o uccisi in una specie di mattatoio militare.
Questo accade perchè i morti non sono tutti uguali, non nascondiamocelo, e ciò è vero anche nella nostra più piccola realtà nazionale: durante la guerra c'è chi ha combattuto per darci la libertà di criticare e anche solo di pensare ( i partigiani) e chi ha cercato fino all'ultimo di difendere la legittimità di una dittatura che stava consumando un intero paese (i repubblichini). Ora, zitti zitti come sempre, i nostri governanti propongono una legge per equiparare i morti delle due parti, a scopo pensionistico; questa equiparazione è vergognosa, perchè dà lo stesso valore ad entrambe le parti. Non basta morire per un qualsiasi ideale per essere degni di riconoscimento, ciò che conta è anche l'ideale stesso. Potete leggere tutto sul sito dell'Anpi, ma ecco qui un estratto. Spero di leggere numerosi i vostri commenti.
"ONOREVOLI COLLEGHI ! — La presente proposta di legge nasce dall’esigenza di attribuire a coloro che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale un riconoscimento analogo a quello attribuito ai combattenti della guerra 1914-1918 dalla legge 18 marzo 1968, n. 263. L’istituzione dell’ « Ordine del Tricolore » deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della « bontà » della loro lotta per la rinascita della Patria. Non s’intende proponendo l’istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull’altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia [...]. Molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e « imperiale» del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, « liberatrice», pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria".

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