
Due giorni fa si è spento Giacomo Bulgarelli. Qualcuno, con qualche primavera in più di me, dirà che un pezzo della sua giovinezza è andato via. E' andato via un pezzo di quel calcio leggendario, fatto di scarpe rotte e stipendi da impiegati, quando non si sapeva cosa fosse il doping e si trovava la forza di correre su un campo spesso senza erba soltanto con qualche panino al salame. E' stata ammainata una bandiera, ci ha lasciato un uomo capace di rappresentare da solo undici combattenti sul terreno di battaglia e questo ci fa sorridere in un tempo di mercenari, di finti capitani che lasciano la loro nave che affonda prima dei loro equipaggi. Va via un pezzo di giovinezza di chi ricorda quel mitico Bologna che, come si legge su qualche sito di tifosi, "fece tremare il mondo", quando era ancora possibile che una squadra di provincia potesse vincere lo scudetto, davanti alle solite Inter e Juventus, prima che il denaro creasse una barriera di banconote, tra chi può lottare per la gloria e chi lotta per non affogare, combattendo con dodici avversari ogni domenica sul tappeto verde; va via un pezzo di sport in bianco in nero, quando le partite si giocavano tutte alla stessa ora e le si poteva sentire tutte per radio, senza dover aspettare che televisioni e sponsor decidessero ora e posto.
Sembrerà incredibile, ma va via anche un pezzo della mia giovinezza, quelle giornate seduto davanti alla televisione a giocare alla Playstation, sfidando la console a con un palla, e la telecronaca era sua, di Giacomo. La prima telecronaca in italiano, un altro pezzo di storia.
Tornerò a casa fra qualche mese, forse riprenderò quel gioco. Un omaggio a pezzi di varie di gioventù.

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