lunedì 16 novembre 2009

Dieci dollari per una vita



"Ascoltate per un attimo le voci delle madri d'Africa: vi racconteranno delle speranze per i loro bambini, ma faranno anche il conto dei figli che hanno perso, portati via da una febbre improvvisa; figli morti fra le loro braccia, mentre venivano trasportati in un viaggio disperato, lungo mezza giornata, a piedi, dal villaggio alla clinica più vicina.

Le conseguenze a lungo termine sono allo stesso tempo insidiose e tragiche e dipendono anche dalla capacità degli USA di prevalere contro i jihadisti. La malaria non solo toglie linfa alla produttività e allontana i possibili investimenti, ma, paradossalmente, aumenta il tasso di crescita della popolazione. Invece di generare due o tre figli, le coppie che vivono in una regione malarica, spesso scelgono di averne sei o sette, non sapendo quanti ne sopravviveranno.

La malaria contribuisce anche a creare in Africa una trappola di particolare ferocia. Per uno strano scherzo di un destino ecologico, l'Africa detiene il primato di morti per questa malattia, il risultato di un clima tropicale, del tipo particolare di zanzare presenti, dei numerosi luoghi favorevoli alla vita e alla riproduzione di questi insetti.

Una recente ricerca ha dimostrato che le infezioni da malaria aumentano il rischio che un individuo sieropositivo possa trasmettere ad altri il proprio virus dell'AIDS.

Osama Bin Laden ha invocato la jihad in Africa, provando a capitalizzare l'estrema povertà del continente. Ecco come possiamo rispondere. La malaria ha disegnato una trappola di povertà per l'Africa, ma questa trappola può essere finalmente aperta. Spettacolari avanzamenti tecnologici, alcuni dei quali incredibilmente semplici, offrono soluzioni pratiche e a basso costo. La più ovvia è quella delle reti trattate con insetticida, per proteggere e avvolgere i letti, ora meglio progettate per durare anche cinque anni. Il costo per produrre, trasportare e distribuire ciascuna di queste reti è di dieci dollari. Una nuova generazione di medicinali basati sull'artemisia, un estratto di un tradizionale rimedio erboristico cinese, è estremamente efficace nel trattare i casi di malattia, al costo di circa un dollaro a trattamento.

Una famiglia africana non può affrontare neanche il costo di dieci dollari o di un dollaro quando un bambino si ammala. I governi africani affrontano questi costi con budget insufficienti oppure fanno sforzi vitali per istruire gli impiegati delle sanità locali, assicurandosi che ogni villaggio abbia accesso sicuro a medicinali efficaci.

Considerando il costo delle reti, dei medicinali e di altri mezzi per la lotta alla malaria, un programma comprensivo costerebbe circa quattro dollari e mezzo per africano a rischio, o circa tre miliardi di dollari all'anno per l'intero continente. Una quantità di denaro troppo grande per l'Africa, ma molto piccola per il mondo ricco.

I volontari della Croce Rossa hanno distribuito le reti a più della metà delle famiglie del Togo nel 2004 e del Niger nel 2005, nel giro di alcuni giorni, in ciascun Paese. Questo modello di consegna di successo potrebbe essere replicato in tutta l'Africa, per il 2010 o prima, ma tutto dipenderà dalla risorse messe in campo.

Nuovi movimenti civili, tra cui Malaria No More e Nothing But Nets sono state create per raggiungere nuove scoperte."


Dal Time del 15 gennaio 2007

Il proggetto dell'Unicef



sabato 14 novembre 2009

Piccole, verdi e buone notizie II



Da giovane ingegnere nel 1972, Takeo Fukui ha progettato il primo motore in grado di rispettare gli standard americani del Clean Air Act dello stesso anno, senza nessun costoso convertitore catalitico, facendo della Honda una delle prime industrie automobilistiche a convertire l'ambientalismo in un vantaggio competitivo. Oggi, coi prezzi dei carburanti che si avvicinano a quelli del 1972 e con una clientela alla ricerca di mezzi a consumo efficiente, essere "verdi" è qualcosa che paga ancora. Ma leggendo i dati dell'anno in corso (2006, ndr), Fakui osserva che se il mondo del business continuerà ad essere così com'è adesso, "non ci permetterà di esistere".

Le altre compagnie, visto il vantaggio nell'essere rispettosi dell'ambiente, non sono rimaste inermi. Ad oggi, per esempio, la Toyota usa una singola linea produttiva per generare tipologie diverse di veicoli, cosa che ha permesso di ridurre l'energia utilizzata del 30% a partire dal 2002. Sono diminuite anche le emissioni di anidride carbonica per auto e la compagnia si è posta l'obiettivo di ridurre le proprie emissioni globali di questo gas del 20% (rispetto al 2001), entro il 2010.

Anche al di fuori del mondo delle quattro ruote, l'ambientalismo non ha tardato a fare apprezzare i propri pregi. La grande catena di supermercati Walmart, ha lanciato nel 2006 una serie di iniziative di alto profilo ambientale, come per esempio la costruzione sperimentale di magazzini "verdi" in Texas e Colorado, e una campagna per vendere lampadine fluorescenti, compatte e ultraefficienti in 100 milioni di case.

Richiedendo efficienza energetica e pratiche amiche dell'ambiente ai propri partner commerciali, come ridurre i rifiuti da imballaggio e commerciare solo cibo ecosostenibile, Walmart potrebbe contribuire a scatenare un'onda verde negli USA e nella loro economia, soprattutto fra le piccole compagnie che potrebbero essere meno vogliose o capaci di produrre dei cambiamenti per conto proprio.


P.S. I contenuti di questo post e di quello precedente sono basati in buona parte sugli articoli apparsi sui numeri del Time dell'11 dicembre 2006 e del 15 gennaio 2007, per chi volesse leggere le versioni originali e le parti non comprese nei post. Al prossimo post, in cui parleremo di come, con soli dieci dollari, si può salvare la vita di una persona colpita da malaria. Saluti.

giovedì 5 novembre 2009

Piccole, verdi e buone notizie I



Dopo tante tristi riflessioni su questo blog, finalmente qualche buona notizia, in versione "verde", ovvero sul binario ambientale. Quello che leggerete di seguito dimostra due cose sostanzialmente: che c'è ancora speranza di salvare questo pianeta e che con un po' di buona volontà si possono cambiare le carte in tavola. D'altronde, se la natura ci ha dato l'intelligenza per inquinare, deve avercela data anche per ovviare ai problemi che la nostra attività produce. Di questi tempi, si sente spesso lo psiconano e gli adepti di quella sua specie di partito, di ritorno al nucleare. Esistono soluzioni alternative a una produzione energetica che produce rifiuti pericolosi per secoli; pensiamo a cosa siamo stati capaci di fare con i semplici rifiuti in Campania, pensiamo a cosa potremmo essere in grado di fare con quelli atomici. La Germania produce un terzo del suo fabbisogno energetico tramite pannelli solari, pensiamo a cosa potremmo fare installando un po' di pannelli qui e là nel nostro sud Italia. Abbiamo ancora pochi anni per cambiare le condizioni in cui viviamo e gli effetti del nostro benessere, dopo di che si raggiungerà un punto di non ritorno



Big Belly
"Gli Stati Uniti spendono più di 45 miliardi di dollari all'anno per smaltire l'immondizia" dice Jim Poss. "Questo vuol dire 180.000 camion diesel ogni giorno sulle nostre strade, che spargono inquinamento nell'aria, sia che i cassoni siano pieni, sia che siano vuoti". Questo forse fin quando Poss, un imprenditore dell'energia alternativa, non ha ideato il Big Belly, il cui scopo è quello di rimpiazzare i cassonetti normalmente presenti sulle strade, proponendo, come sua caratteristica principale, un sistema senza fili di compattazione. A tutt'oggi, ne sono presenti più di 300 sulle strade che vanno dal Massachusetts alla California. Nella foto di questo post se ne può vedere un esemplare.

Il Big Belly può contenere quattro volte l'immondizia contenuta in un normale cassonetto e quindi richiede che il passaggio dei camion della nettezza urbana sia meno frequente; nel sobborgo newyorchese di Queens, 44 Big Belly hanno tagliato del 77% la quantità di mezzi necessari alla raccolta dei rifiuti, dopo un anno dalla loro introduzione.

E' il meccanismo all'interno che rende questo compattatore di rifiuti così particolare: ciascuno è equipaggiato con un pannello solare da 40 watt, connesso a una batteria da 12 volt che fa funzionare il motore (è la batteria che garantisce che il Big Belly lavori col buono e col cattivo tempo). Visto il peso di ben 245 kg, non è facile da rubare e costa 4000 dollari (quasi 2700 euro), circa dieci volte il prezzo di un normale cassonetto. Quando il bidone è pieno, alcuni sensori avviano gli ingranaggi che compattano 680 litri di spazzatura di immondizia in buste da 18 kg, facili da raccogliere. Un display LED indica quando i rifiuti sono pronti da essere raccolti. Poss ha già pensato di sostituire questo meccanismo con uno wireless, che segnali all'azienda che si occupa della raccolta, quand'è il momento di passare per svuotare.


Nella seconda parte di questo post, nei prossimi giorni, vedremo come alcune famose aziende, hanno convertito la propria politica produttiva al verde, ricavandone e sfruttandone anche i notevoli ritorni economici. Alla prossima.




Un servizio sul Big Belly. Da guardare con interesse