
I fiumi di inchiostro sono scorsi copiosi, per riempire le pagine dei giornali che sopravvivono grazie ai contributi statali, ma senza assicurare mai un'informazione completa e libera; le parole hanno riempito i talk show e le notizie dei telegiornali asserviti, per edulcorare le menti degli spettatori, a dimostrazione che la nostra non è una democrazia, perchè dove non c'è conoscenza non si può esercitare il diritto alla libertà.
I fatti di Rosarno hanno dato da mangiare e lavorare a tanti in questi giorni, ma in pochi hanno davvero raccontato la verità o ciò che si sarebbe dovuto raccontare; l'episodio è diventato il solito pretesto per i soliti xenofobi (molti dei quali nel governo) per riaffermare le solite grida all'untore nero ed extracomunitario, nascondendo la testa sotto la sabbia per non vedere e non far vedere.
Quasi nessuno ha detto dei tempi snervanti cui sono costretti gli immigrati che lavorano regolarmente nel nostro Paese per ottenere il permesso di soggiorno: dieci anni di residenza obbligatoria (contro i cinque degli USA, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi, Svezia e Finlandia), ai quali vanno aggiunti altri tre anni per lo sbrigo delle incombenze burocratiche. Il totale dice tredici anni. La maggior parte degli immigrati aggrediti in modo bieco in Calabria sono regolari che pagano le tasse (insieme agli altri regolari sul territorio nazionale contribuiscono all'erario con 5,6 miliardi di euro, una somma superiore a quella ottenuta con lo scudo fiscale), ma nonostante questo non godono di molti dei diritti fondamentali dei contribuenti italiani: non possono accedere alle social card destinate alle famiglie meno abbienti, agli assegni sociali, ai rimborsi per l'acquisto dei pannolini e latte artificiale. A questo va aggiunta la negazione del diritto al voto passivo e attivo alle elezioni.
Tutto questo cozza con l'andamento delle cose negli altri Paesi, dove proprio la concessione di questi diritti è stato il mezzo principale di integrazione sociale: la Germania ha smesso, per esempio, dopo molti anni, di considerare gli immigrati come dei semplici lavoratori e ha ridotto a otto anni il tempo obbligatorio di residenza prima di poter chiedere il permesso di soggiorno, ma trascorsi questi non si prevedono poi le nostre attese burocratiche. L'Inghilterra ha proposto di aggiungere da 1 a 3 anni di prova (un solo anno se l'immigrato è impegnato in opere di volontariato) dopo i cinque di residenza e un esame scritto di lingua inglese, mantenendo comunque l'attesa al di sotto dei nostri tempi geologici. Tra l'altro va sottolineato che i tre mesi di attesa in Italia spesso vengono sforati e ora col pacchetto sicurezza i cittadini che fanno domanda di cittadinanza sono costretti a sborsare anche 200 euro.
Le condizioni degli immigrati
Il 72% degli immigrati impiegati in agricoltura, secondo Medici Senza Frontiere, non dispone di un permesso di soggiorno, a dimostrazione che essi, quando lavorano in nero per le imprese locali, per pochi euro al giorno, sono accolti a braccia aperte, ma non appena si ribellano alle loro condizione i fucili caricati a piombini (e spesso anche a proiettili) sono pronti a fare fuoco. Questi eventi si verificano non spessissimo, perchè visti gli scarsi guadagni (sempre meglio della miseria) e la loro condizione di irregolari, gli extracomunitari sono facilmente ricattabili e pronti anche ad accettare condizioni di vita indecorose.
Questi poveri figli di Cristo dimenticati, possono contare solo sull'aiuto di MSF e di qualche altra onlus, che distribuiscono loro beni di prima necessità e per l'igiene personale; vivono alle intemperie e nella melma, perchè queste condizioni di vita sono pur meglio di quelle che affrontavano nei loro Paesi di origne, dove hanno lasciato i loro familiari che aspettano parte dei pochi euro che sono venuti a guadagnarsi col sudore, affrontando i lavori che i nostri connazionali non vogliono affrontare, spesso sostenendo un settore primario sempre sull'orlo del traballamento. Non possono neanche concedersi il lusso di una vita stanziale, perchè la loro esistenza è scandita dai ritmi stagionali dell'agricoltura: si spostano in Sicilia per raccogliere le patate, in Calabria per le arance, in Puglia per i pomodori, in Campania per le fragole.
Il 65% degli immigrati vive in luoghi e strutture abbandonati, il 53% dorme per terra, solo il 20% vive in appartamenti regolarmente affittati, pagati con i 25 euro al giorno che guadagnano quando tutto va bene. Il 64% degli immigrati non ha accesso all'acqua potabile e il 62% non ha servizi igienici. Tutto questo descrive condizioni di vita nettamente al di sotto degli standard di vita e in cui le malattie proliferano liberamente senza alcun impedimento; quello che sorprende, è che gli immigrati arrivano in Italia in piena salute (almeno così è per il 76% di loro) ed è nella mancanza di igiene che contraggono le malattie peggiori: infezioni all'apparato respiratorio (13%), malattie alle ossa e ai muscoli (22%), gastriti (12%). E spesso si registrano casi di scabbia e tubercolosi.
Purtroppo il 75% dei stranieri non può accedere ai servizi sanitari (neanche quelli che la legge Turco-Napolitano aveva pensato per gli irregolari): infatti il 71% non ha una tessera sanitaria, molti hanno paura di essere denunciati (dopo che per legge il centro-destra ha consentito ai medici di poter denunciare gli irregolari, in piena violazione del codice deontologico) e altri non possono permettersi di perdere la paga giornaliera e correre il rischio di essere licenziati e sostituiti.
Nessuno ricorda mai che gli immigrati contribuiscono fortemente alla nostra economia, e dovunque vengano sfruttati, quando non è più necessario il loro impiego, si cerca di cancellare le tracce della loro presenza, come dimostrano i fatti calabresi; ma questo accade ormai un po' dappertutto, come dimostrano anche gli accadimenti di Cassibile del 2006: dopo la raccolta delle patate, un misterioso incendio distrugge gli accampamenti degli stagionali, che fuggono non potendo rendersi troppo visibili, vista la loro condizione di clandestini. Intanto il ministro Maroni ammette a testa bassa dagli scranni del Senato: "La maggioranza degli immigrati coinvolti nei fatti di Rosarno risulta in regola con il permesso di soggiorno, ma non con il contratto di lavoro". Parole che si faticano a dire per un leghista, ma che, dopo aver sentito accuse ai migranti che non vogliono integrarsi, valgono meno di un contentino.

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