
Vi ricordate cos'è la libertà? Mi rendo conto che negli due decenni, i poteri forti e la stampa asservita abbiano leggermente cambiato il suo significato, quindi non mi stupirei se non ci ricordassimo più cosa sia. Siamo stati abituati al fatto che la verità abbia una faccia sola, ma in realtà la verità ha mille facce, una per ogni individuo che può raccontarla. Per formare anche noi la nostra propria verità su un qualsiasi argomento, abbiamo assoluta necessità di ascoltare tutte quelle che esistono allo stesso riguardo, altrimenti il nostro pensiero e il nostro modo di vedere le cose saranno solo parziali e non potremo dire di essere completamente liberi. Ascoltare tutte le versioni della stessa verità è un modo più elegante di recitare il vecchio detto "bisogna sentire tutte le campane".
Privare, quindi, i cittadini, della possibilità di conoscere le opinioni di più persone riguardo a uno stesso argomento, pilotando opportunamente i mezzi di stampa perchè sembri che esista una sola verità, è quindi una violazione dei diritti dei cittadini medesimi.
Citare L'Aquila come un miracolo della ricostruzione e impedire agli abruzzesi che protestano di apparire in tv, è dare alla verità una sola faccia; parlare durante un telegiornale del servizio pubblico di ricette a base di insetti e tacere sui docenti universitari che, per protesta, tengono gli esami tra i vialetti dell'università o nelle aule buie alle tre di notte, è dare alla verità una sola faccia; tramare, per far allontanare i giornalisti scomodi, è dare alla verità una sola faccia.
Considerate il caso dell'alta velocità in Val Di Susa, quante volte i tg compiacenti vi hanno ritratto la questione come di un popolo della valle che si oppone a un'opera assolutamente necessaria? Quante volte vi è stato detto che l'alta velocità non può evitarsi e che il tratto da realizzare nella valle ha uno scopo strategico enorme? Quante volte gli abitanti del luogo vi sono stati raccontati come una masse di cafoni che si oppone al progresso? Che fine hanno fatto le altre 999 facce della nostra verità? Qualcuno ha mai sentito in tv l'opinione, nei salotti politici, di esperti (degni quanto quelli che hanno progettato la TAV, che criticavano la necessita, coi propri dati altrettanto scientifici, l'utilità di un'opera nella valle, parlando magari dei riscontri paesaggistici e delle perdite di amianto che possono eventualmente riempire l'aria durante gli scavi?
Una di queste voci che non avete sentito è Luca Mercalli, che molti di voi conosceranno come meteorologo de "Che tempo che fa", il programma invernale di Fabio Fazio su Raitre; oltre alla meteorologia, si interessa di tematiche ambientali, e a parte il piccolissimo spazio che gli viene concesso il sabato sera, non sentirete la sua voce nei salotti che contano. Vi lascio con la sua verità riguardo l'alta velocità in Val Di Susa, affinché ne rimangano ancora solo 998 all'appello, da cercare:
"Il dibattito sulla Tav Torino-Lione sembra una contrapposizione tra un disegno ambizioso di sviluppo e una resistenza locale di un partito del No. Ma la questione è diversa. E’ naturale che il Piemonte preferisca avere un’infrastruttura moderna che non averla. E’ comprensibile che gli abitanti della Valle di Susa si oppongano ad un investimento che ritengono li danneggi, nonostante le compensazioni promesse , e che a loro non serve. Ma bisogna che qualcuno faccia un conto sul pro e contro di una decisione di spesa che riguarda il Paese intero.
La linea, per la parte di competenza italiana, costerebbe tra i 15 e i 20 miliardi di euro, come tre ponti di Messina. I contributi europei coprirebbero meno del 30% della sola tratta internazionale [la galleria di base], il resto lo pagherebbe lo Stato italiano, quello che lamenta carenza di risorse e fatica a mantenere la sostenibilità della finanza pubblica.
La domanda è allora: quale sarà il beneficio dell’opera? Gli studi disponibili mostrano che la ricaduta della TavTorino-Lione sul sistema economico italiano ed in particolare piemontese sarebbe assai limitata. La Torino-Lione consentirebbe una riduzione dei tempi di spostamento di persone e merci circa un’ora verso la Francia, ma si tratta di una quota intorno all’1% dei movimenti che si effettuano in Piemonte e meno dello 0,1% a scala nazionale. Non siamo nella situazione di centocinquanta anni fa, quando fu costruito il traforo ferroviario del Frejus. La realizzazione di quel traforo significò ridurre i tempi di spostamento da un paio di giorni, a dorso di mulo, a poche ore.
L’attuale livello di utilizzo sia dell’autostrada sia della linea ferroviaria che collegano l’Italia con la Francia è molto al di sotto della capacità che servirà per i traffici per i prossimi decenni [il Fréjus ha funzionato bene anche con livelli di traffico doppi rispetto a quelli attuali nel periodo di chiusura del traforo del Monte Bianco].
Uno spostamento di domanda dalla strada alla ferrovia, a detta degli stessi sostenitori dell’opera, potrebbe avvenire solo con l’imposizione di divieti o di prelievi fiscali aggiuntivi sul trasporto su gomma, ossia incrementando il costo del trasporto e rendendo più difficoltose le esportazioni per le nostre imprese.
Anche i benefici ambientali dell’opera sarebbero del tutto trascurabili. Considerando gli elevatissimi consumi energetici nella costruzione dell’infrastruttura, le emissioni complessive di CO2 saranno forse più elevate con la Torino-Lione che senza.
Nel complesso, non solo «il debito aggregato degli Stati italiano e francese aumenterà di 16 miliardi , ma la gestione dell’opera andrà ad accrescere il loro deficit per i successivi quarant’anni» conclude un’analisi costi-benefici dell’opera che è stata effettuata sulla base dei pochi dati a disposizione. Se ci sono analisi che forniscono risultati diversi, che vengano pubblicate.
Il Corridoio Cinque non è molto di più che un tratto di pennarello su una carta geografica e non corrisponde ad un’infrastruttura unica, con caratteristiche omogenee. Contrariamente a quanto spesso affermato, la Commissione Europea non richiede affatto che l’attraversamento delle Alpi lungo il Corridoio sia effettuato con una Linea ad Alta Velocità/Capacità. Lungo quell’asse non risultano essere in costruzione altre linee AV/AC al di fuori della tratta Torino-Lione, mentre è realizzata la Torino-Milano ed è in progettazione avanzata la Milano-Venezia. Sia ad est che ad ovest dell’Italia le merci continueranno a viaggiare su reti ordinarie, come del resto da Lione verso Parigi, perché le linee AV francesi sono state costruite per far passare solo treni passeggeri.
Questi argomenti, nonostante il lavoro dell’Osservatorio tecnico governativo appositamente costituito, attendono ancora di essere dibattuti, con sereno equilibrio"

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