martedì 21 settembre 2010

La verità, tutta la verità, nient'altro che la verità



Sono una giornalista. Nessuno spara al messaggero. Nessuno spara a un reporter
Queste parole sono state pronunciate da Veronica Guerin, giornalista irlandese, nel febbraio del 1995, pochi giorni prima di essere freddata a colpi di pistola, mentre era in attesa di un semaforo verde su una strada provinciale poco fuori la sua città, Dublino.
Veronica scriveva per il principale giornale nazionale, il Sunday Indipendent, dopo aver fatto la gavetta come tutti i suoi colleghi presso testate minori. Da qualche tempo, aveva iniziato ad interessarsi del traffico di droga a Dublino e del crescente fenomeno della tossicodipendenza giovanile.
Tramite un informatore nell'associazione malavitosa che gestiva il traffico di stupefacenti, nonché a suo rischio e pericolo, Veronica aveva individuato in John Gilligan il boss che teneva le redini del commercio ma non aveva prove per incastrarlo, vista anche la connivenza di molti agenti del fisco che impedivano di avere accesso ai dati sui beni di Gilligan, in virtù anche di una legislazione molto restrittiva in materia.
Con una sfacciataggine che dovrebbe essere propria dei giornalisti, Veronica si era presentata alla porta di Gilligan per chiedergli conto dei suoi sospetti, ma Gilligan l'aveva aggredita a pugni e calci, costringendola alla fuga. Pochi giorni prima della morte, la giornalista trovò il coraggio di sporgere denuncia, e sempre in quei giorni, fu gambizzata da due sicari inviati dal suo informatore, che voleva dissuaderla da intenti troppo provocatori nei confronti di Gillan, temendo egli stesso di essere scoperto come talpa e messo a tacere.
La morte di Veronica Guerin non ha solo lasciato un lungo strascico nella nazione, ma ha difatti aperto le porte a una legislazione più severa nei confronti dei narcotrafficanti, permettendo l'istituzione di un ufficio i cui poteri consentivano finalmente di mettere mano ai beni dei sospetti criminali.
Dopo poco tempo dalla sua morte, il tasso di criminalità in Irlanda è diminuito del 15%.
Nel vedere la ricostruzione cinematografica con Cate Blanchett (che vi consiglio, se non altro per la bravura dell'attrice), non ho potuto evitare di riflettere sulla condizione del nostro paese: voglio dire, ci sono numerosi giornalisti in Italia che denunciano la collusione tra politica e mafia, che scrivono apertamente dello psiconano e delle sue magagne senza nessuna paura ogni giorno, che raccontano di leggi ad personam e via dicendo.
Ma come mai non sentiamo di minacce?Come mai non sentiamo di giornalisti gambizzati? Certo, Saviano vive sotto scorta, ma in tutta sincerità non riesco a trovare un altro esempio.
A scanso di equivoci, voglio precisare che io non chiedo affatto che si attacchino i giornalisti o chi per loro, ci mancherebbe altro; solamente mi stupisco che le parti lese delle inchieste e delle denunce di quei 2-3 giornali (forse uno) ancora rimasti non asserviti non si risentano e non diano adito ad azioni di alcun tipo.
Dopo aver riflettuto su questo, mi sono reso conto che non serve più; sì, perchè ormai il ruolo del giornalista e la sua credibilità sono stati profondamente ridimensionati e il nostro orecchio, ormai, si è abituato a dare alle notizie un peso relativo, quasi come se le ascoltassimo di sfuggita, passando da una camera all'altra. Siamo più propensi a credere alle parole di un leader politico che si avvicina ai nostri ideali, che abbiamo scelto come riferimento, piuttosto che fermarci criticamente a pensare a ciò che dice di quel leader un giornalista, senza nemmeno pensare se quest'ultimo dica cose sensate o meno, basate su fonti attendibili o campate in aria.
Tra l'altro, i leader hanno un impatto mediatico più ampio, potendo contare sul mezzo televisivo, mentre il giornalista di solito ricama inchiostro su pagine di carta; nei casi in cui compare in televisione, è o asservito alla lettura del telegiornale o limitato dal programma cui prende parte. Sono rari i casi di giornalisti televisivi indipendenti o più vispi sulle poltrone su cui poggiano.
Comunque, c'è da dire che da noi la credibilità giornalistica è stata ridimensionata da parte dei giornalisti stessi, che passano il loro tempo a leccare i dorati deretani dei politici che li finanziano o li pubblicano, riducendo a stracci la libertà di stampa italiana e retrocedendo il nostro paese a posti pochi invidiabili nelle classifiche mondiali sull'indipendenza giornalistica.
C'è da dire, inoltre, che il popolo ormai è in balia di armi di distrazione di massa, reality e gossip che distraggono l'elettore e il cittadino dall'attenzione che dovrebbero alla cosa pubblica e a ciò che li circonda, tant'è che non saprei dire quanti di noi siano effettivamente liberi nella cabina elettorale.
A tutto questo possiamo aggiungere il disinteresse giovanile, la rassegnazione negli occhi del Meridione, la strumentalizzazione con cui il Nord usa la politica tramite la Lega.
Verrà forse il giorno del risveglio, ma per ora l'unica Veronica Guerin possibile è quella che vive in ognuno di noi: l'informazione è libera se il cittadino è libero di cercarla. E di trovarla.

Fonte: Santi, Beati e Testimoni


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