
Il 25 settembre scorso, Ed Miliband è diventato segretario del partito laburista inglese, all'età di soli 41 anni (ancora da compiere). E' succeduto al dimissionario Gordon Brown, sconfiggendo alle primarie il fratello David, più vecchio comunque di soli quattro anni.
Il fatto che il suo partito sia all'opposizione in Gran Bretagna, deriva dalla disaffezione dei cittadini in seguito alle politiche perpetuate durante gli ultimi governi laburisti di Blair e Brown.
Ora c'è da riconquistare l'appoggio dell'elettorato ed è veramente eccitante il fatto che il partito abbia scelto come suo proprio rappresentante un politico giovane, se non altro al confronto di altri con esperienza sicuramente più radicata nel tempo. Ma si può parlare di vero e proprio fattore di rischio nella scelta fatta dai laburisti?
In tutti gli ambiti della società, è assodato che per ciascun ruolo venga scelta la persona più adatta e certamente più capace; ne deriva quindi che Ed Miliband è considerato una persona capace se è stato scelto. Ma allora perchè ci stupiamo del ruolo che è stato chiamato a ricoprire?
La risposta non è poi così complicata: perchè viviamo in una società in cui l'essere giovane è sinonimo della mancanza di esperienza e la mancanza di esperienza è sinonimo di incapacità e inadeguatezza.
Al di là del fatto che logicamente è abbastanza facile smontare questo sillogismo (fino a ridurlo a un classico e semplice giochetto sofista), rimane la condizione per cui anche la cosa pubblica è amministrata da persone in buona parte oltre i 60 (o lì lì per raggiungerli), che hanno perso il legame con una società che si è evoluta e che la tecnologia fa evolvere a passi sempre più accelerati.
Prendiamo ad esempio gli individui che ogni giorno accedono alle nostre aule parlamentari: Berlusconi (74 anni), Fini (58), D'Alema (61), Bossi(69), Bersani (60), Schifani (61), Andreotti (91), Scalfaro (92), Napolitano (85), solo per citare i più prominenti e più influenti sulla scena pubblica.
Come possiamo aspettarci che questi individui abbiano la sensibilità di capire la necessità di diffondere la banda larga o la fibra, di tutelare la libertà dei blogger o di diffondere l'uso degli ebook delle scuole? Come possono, se in buona parte ignorano questi temi?
La parte che conta del nostro paese, il core del nostro futuro, è in mano a persone che sono ormai "fuori dai tempi tecnici"; un paese, dovrebbe essere amministrato da persone che sono aderenti alla realtà in ogni finestra temporale; i tentativi di leggi popolari (che hanno portato a proposte che dopo anni ancora aspettano di essere discusse) non avevano come intento solo quello di impedire che per molti la politica diventasse un mestiere e non più un servizio reso alla nazione, ma aveva anche come scopo secondario quello di svecchiare la classe politica.
L'immagine che di noi si dà all'estero, non è molto diversa e la stampa estera si è accorta del nostro sistema gerontocratico e ha cominciato a prestare attenzione al fenomeno dei ricercatori e semplici laureati che lasciano l'Italia in cerca di maggiori opportunità e riconoscimenti per i propri sforzi.
Così, giunge l'articolo del TIME che fornisce un ritratto da osservatori esterni, quasi un'opinione disinteressata, come quella che si chiede a qualcuno esterno a una querelle per avere una visione neutrale.
L'articolo inizia riportando le parole del rettore della LUISS di Roma, indirizzate al proprio figlio e scritte tramite quotidiani: "Questo paese, il nostro paese, non è più un posto dove si può rimanere con orgoglio… Ecco perchè, con estrema sofferenza, il mio consiglio è, dopo aver finito gli studi, quello di andare via. Scegli di andare dove ancora hanno un valore la lealtà, il rispetto e il riconoscimento dei meriti e dei risultati".
Il magazine americano definisce la nostra politica "fortemente ancorata agli interessi e in stato confusionale", incapace di effettuare riforme concrete, motivi per i quali molti si chiedono se la diaspora di giovani verso l'estero possa mai essere frenata e invertita.
I motivi per cui la gioventù italica (viene facile dire "la meglio gioventù") lasci le sponde del proprio paese, sono gli stessi per cui i suoi antenati la lasciavano a cavallo tra la fine del' 800 e metà '900; le uniche differenze sono che adesso non si viaggia su navi grermite, ma su aerei, e che non si vedono sbarcare contadini e indigenti nel porto di New York, ma alcuni dei cervelli più promettenti del paese.
Molti emigranti, hanno trovato riconoscimenti e lavori dignitosi all'estero, e alcuni intervistati dichiarano che se fossero rimasti in Italia non avrebbero potuto costruirsi una famiglia e mantenere dei figli, cose che invece sono riusciti a fare in suolo straniero; nel 1999, gli italiani con età compresa tra i 25 e i 39 anni che dichiaravano di vivere all'estero erano 2540, nel 2008 erano 4000. Secondo alcuni dati, dei laureati nel 2006 uno su 25 aveva trovato lavoro all'estero.
La crisi economica che è cresciuta negli anni, si è riversata tutta sulle spalle dei giovani: il 30% degli italiani dai 30 ai 34 anni vive ancora coi genitori, tre volte la quota registrata nel 1983. Un giovane su 5 tra i 15 e i 29 anni si è abbandonato alla rassegnazione: niente studio, niente corsi professionali, niente lavoro. Gli italiani non laureati spesso riescono a trovare dei lavori, magari in nero, ma per i laureati è difficile trovare qualcosa che si adatti al proprio titolo di studio, a meno che essi non vogliano rinunciare a questa possibilità e iniziare la ricerca come un normale cittadino non laureato.
Il nostro paese spende pochissimo in alloggi, disoccupazione, infanzia, ma mantiene alcune delle pensioni più alte d'Europa. Preferisce destinare soldi all'acquisto di nuovi aerei militari, a un ponte di cui nessuno percepisce l'esigenza nell'immediato, consente ai grossi evasori fiscali di cavarsela con poco, in barba agli onesti che danno all'erario il dovuto.
Ma soprattutto il nostro è un paese strano, che si scandalizza per settimane su una casa monegasca, che si diverte a scattare foto davanti al garage dov'è stata assassinata una ragazzina di 15 anni, ma non si smuove davanti allo stupro fatto all'istruzione pubblica, davanti ai cassaintegrati che si suicidano, davanti ai treni e agli aerei che partono, portando via il meglio di quello che ci resta.

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