
Professare la propria fede è un diritto inalienabile in qualsiasi democrazia che si rispetti, anche nella nostra imperfetta; uno Stato, dal canto suo, deve essere in grado di garantire l'equità nel trattamento delle varie correnti religiose presenti, senza favorirne nessuna e non permettendo che alcuna di esse possa influenzare il processo legislativo. Questo non è esattamente quello che accade nel nostro paese, dove una religione è favorita sulle altre, le vengono dedicate lunghe dirette televisive la domenica sui canali del servizio pubblico (mentre invece lo Stato e la RAI dovrebbero mantenere un comportamento laico)e soprattutto, le si permette (tramite i suoi rappresentanti) di interferire nel governo della res publica.
Questo ruolo prominente della chiesa cattolica (lo avrete capito ormai che di questo si parla) ha impedito di portare a termine riforme di civiltà, che ci lasciano indietro rispetto ad altre nazione del palcoscenico mondiale; ma questo stesso ruolo prominente, è stato sfruttato nei decenni della repubblica da politicanti che volevano ottenere forti appoggi, contando anche sul fatto che buona parte dell'elettorato segue quanto detto dalla chiesa e vota come indica la chiesa. Ci tengo a precisare, che non faccio discorsi nè da ateo nè da comunista, io anzi sono cattolico (sebbene sui generis) come milioni di persone in questo paese, riconosco il ruolo che il cattolicesimo ha avuto nella crescita del nostro continente e nella difesa della vita, ma non posso soffrire certe iniquità. Non toglierei mai le croci dalle pareti delle aule scolastiche, ma vi appenderei a fianco immagini di Buddha o Visnu se qualche alunno lo chiedesse.
A dimostrazione, della penetrazione della chiesa nella politica e di come la politica cerchi la religione per i propri interessi (anche economici), giunge l'inchiesta de "Il fatto quotidiano" di giovedì 1° ottobre, sulle presunte e possibili alleanze tra la Lega e la Compagnia delle Opere, braccio destro in ambito economico di Comunione e Liberazione. Ecco alcuni tratti salienti dell'articolo:
E' il nuovo asse segreto della politica, dell'economia e della finanza. E' l'intesa di cui non si può parlare. [...] Comunione e Liberazione ha infatti scelto la Lega come partner forte per un progetto di vasto impatto e di lunga gittata.[...] Pietra angolare dell'intesa è il federalismo. L'obiettivo dei due movimenti è di sfruttare la destrutturalizzazione dello Stato, e il progressivo passaggio di molte delle sue competenze alle regioni, per trasferire dal pubblico al privato una serie di aree di lucrose attività che vanno dalle scuole all'energia, dalle autostrade alla sanità, dalla formazione all'immigrazione. Braccio operativo sarà la Compagnia delle Opere, la potentissima organizzazione vicina a CL che raggruppa 34000 imprese, per un fatturato stimato in 70 miliardi di euro. [...]
Lombardia e Veneto intendono sottrarre al governo centrale il maggior numero possibile di competenze. Le due regioni, insomma, non puntano solo al federalismo fiscale, ma vogliono la gestione di un'ampia serie di aree strategiche che comprendono le strade, l'ambiente, la scuola, forse persino il nucleare, quanto meno in termini di attuazione del piano nazionale di realizzazione delle centrali. [...]
Non c'è ambito al quale il braccio della Compagnia delle Opere non guardi con lungimiranza. Uno di questi è il nucleare, una materia in cui la programmazione è ancora tutta da stendere, consentendo perciò alle aziende della Compagnia delle Opere di inserirsi a vario titolo. [...]
L'abbraccio tra Lega e Cl ha radici profonde nel progetto di una grande Banca Padana, caldeggiato da Giampiero Fiorani nel tentativo di scalata alla Banca Antoneneta. [...]
Nel 2007, l'ex presidente regionale della CDO in Calabria, l'imprenditore Antonio Saladino, è stato coinvolto nell'indagine giudiziaria della Procura di Catanzaro curata fino al mese di ottobre 2007 dal sostituto procuratore Luigi De Magistris.[...] Nel 2008 a seguito di un'indagine della Guardia di Finanza per un giro di tangenti, corruzione e turbativa d'asta, l'ex presidente della sezione trentino della CDO, Giuseppe Todesca, avrebbe confessato di aver chiesto una tangente di 260.000 euro in favore della CDO ad un imprenditore"

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