
Sono passati ormai più di otto anni dal terribile G8 di Genova, così terribile che a distanza di tutto questo tempo nessuno ricorda più perchè fosse stato organizzato e quali fossero le problematiche da discutere. Tutti però abbiamo negli occhi le immagini di quell'evento: le cariche della polizia, le vetrine infrante, le sassaiole, l'omicidio di Carlo Giuliani. Su quest'ultimo, ancora oggi non so esprimermi sull'innocenza o sulla colpevolezza del ragazzo, sebbene io sia più tentato dalla seconda, poichè le foto trasmesse in tv sembrano inequivocabilmente ritrarlo mentre aggredisce con un estintore la camionetta dei carabinieri.
Ma c'è una cosa su cui mi sento abbastanza sicuro, ed è la grande ingiustizia commessa la notte del 16 luglio nella scuola Diaz, in cui le forze armate si sono introdotte picchiando persone non certo armate, con la scusa della ricerca di facinorosi, tra l'altro mai trovati. Molti sono stati portati via in sangue e detenuti in una caserma fuori Genova per giorni, come fossero prigionieri di Guantanamo. All'interno della scuola, furono introdotte dalla polizia due bottiglie molotov per formulare successivamente accuse infondate su chi era presente all'interno e giustificare davanti a tribunali ed opinione pubblica la prova di forza perpetrata.
In seguito a questi accadimenti, furono rinviati a giudizio l'allora capo della polizia, Gianni De Gennaro, il direttore della Digos genovese, Spartaco Mortola e il questore di Genova Francesco Colucci. Otto anni dopo, la giustizia ha fornito il suo vedetto, assolvendo De Gennaro e Mortola e condannando Colucci per aver fatto pressioni sui testimoni (molti dei quali poliziotti); Colucci ha anche cambiato in aula la sua versione dei fatti ed è apparso più volte palese che tutto ciò fosse inteso a coprire le spalle alle più alte cariche della polizia. Ciò che appare quindi incredibile, è come si possa condannare colui che ha fatto pressione e non i mandanti facilmente rilevabili. Per dare il contentino agli italiani, anche 13 su 29 poliziotti sono stati condannati.
Ormai non c'è più niente di cui sorprendersi in questo paese: se un uomo solo può farsi una legge per non comparire mai a rispondere dei suoi atti in un'aula di tribunale, allora la giustizia puù anche essere a metà.

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