Come trascorrono le notti i giovani della città di Roma? Dove vanno, dopo una settimana di università o di scuola, a sfogarsi, nella serata introduttiva al weekend?Per una serie di circostanze che fatico ancora a credere si siano intrecciate, stanotte mi sono ritrovato in uno di questi ricettacoli della gioventù romana, convinto da altri che si trattasse di un luogo in cui ci saremmo seduti, avremmo parlato tra amici e ascoltato del buon rock, anche se a livello artigianale, poichè suonato da una band di giovani sbarbati pagati 60€ a sera, ma con tanta voglia di dar prova di sè e scrivere anche una sola riga nel libro del rock.
Sono entrato invece alle 23.30 in un locale grosso quanto un modesto appartamento, pagando 15€ per l'entrata (comprensiva di open bar) e per una tessera assolutamente non richiesta, inscindibile dai 15€ (se non l'avessi pagata avrei risparmiato 3€), su cui ho dovuto scrivere il mio nome e la data di nascita, senza capire l'utilità di questo rito per effettuare una semplice entrata nel locale stesso..
In ogni caso, qualunque fosse stata la cosa per cui avevamo pagato, si trovava al piano superiore, cui si accedeva tramite una scaletta non troppo larga, i cui gradini si leggevano a maleppena nel buio, alternativemente ricoperti con marmo grezzo e lamine di metallo.
Giunti dopo due rampe di scale al primo piano, la strada di divideva a destra e a sinistra, e la folla ancora sparuta di persone già giunte, si divideva uniformemente in una direzione o nell'altra. Con gli amici in mia compagnia, ci dirigiamo a destra, attirati dal rumore assordante di chitarre elettriche e batteria, o forse semplicemente perchè la parete destra era più vicina a noi, mentre salivamo i gradini; ci accoglie una sala non ampissima, rigurgitante verso l'entrata alcune file di adoloscenti, con altri fissi davanti al piccolo palco con fotocametere e cellulari, per immortalare i "musicisti" colti nel mentre della loro esibizione. Si trattava di una classica band moderna punk-metal di giovanotti, con doppio cantante, in cui le voci canore che si sentono hanno sempre quell'inconfondibile stile per cui non si capisce se chi canta si stia effettivanete esibendo o sia prossimo al conato di vomito. Sul fondo un piccolo bar serviva bevande pseudo-alcoliche a ragazzine con scollature pronunciate, che, nel mentre dell'attesa del cocktail richiesto, si strusciavano su giovanotti compiacenti, pronte a cedere la propria beltà, dopo qualche bicchiere di troppo.
Dei tavolini da bar dell'autogrill erano schiacciati contro una parete prossima al bar e alcune lolite vi sedevano fumando, in barba dei divieti di fumo e miscelando le proprie espirazioni al ghiaccio sintetico, per creare l'effetto durante l'esibizione. Ma il fumo era ovunque, così accettavo di buona lena l'invito dei miei amici a spostarsi nella sala a sinistra delle scale
Passavamo così in un corridoio angusto, su cui dava un piccolo bar, accessibile alla smilza ragazza che vi serviva tramite una piccola porta dalla maniglia cadente. Il corridoio che porta all'altra sala è così stretta che solo 10 persone in fila inibiscono il pasaggio a tutti quelli che cambiano sala, in una direzione o nell'altra. Due bar sono davvero troppi in così poco spazio, ma pochi secondi dopo il pensiero di ciò mi abbandona frettolosamente, non sono un bevitore e incorrerrò raramente nel problema di essere intrappolato nel tappo formato dai clienti del bar.
L'altra sala è grande quanto la precedente, con la parte iniziale riempita con tavolini e destinata alla zona fumatori, ma senza che questa sia divisa dal resto, con il fumo a diffondersi ovunque, nel resto della sala, fino a una specie di divano improvvisato, sul lato opposto, su cui alcuni avevano buttato i loro giubotti, per non doverli lasciare nello sgabuzzino improvvisato a guardaroba. Delle piccole finestre si aprivano su una delle pareti, ma seppur tutte aperte non riuscivano a gestire la nube di fumo nel piccolo spazio della stanza, cosìchè l'unico modo per respirare era gettare la faccia oltre il davanzale di una di queste finestrelle, sul cui davanzale utenti di grande civiltà hanno lasciato bicchieri vuoti o semivuoti, in cui affogano cannucce e ceneri di sigaretta, nella poco velata speranza che qualcuno li spinga verso il basso, in modo che caschino sulle aute parcheggiate della Guardia di Finanza. Ero finito nel posto più adatto per spegermi completamente; il mio senso di disagio è facilmente visibile, giro per la sala con le mani in tasca, non ho neanche tolto il giubotto, porto la sciarpa perchè devo stare vicino alla finestra per respirare, è l'unico modo per non sentire il senso claustrofobico e ridurre la sensazione di occhi brucianti. Porto anche il mio cappello a basco, mi sento Che Guevara in mezzo al fumo dei cannoni, mentre avanza verso L'Avana. Poggiato sul davanzale e sul termosifone sottostante, rifletto che questo luogo non ha via di fuga, solo le scale, un incendio o un terremoto (vista anche la struttura non recentissima) potrebbero fare una strage.
Faccio coi miei amici dei saltuari giri fra i bar della prima sala e quello del corridoio, hanno pagato 15€ per entrare e loro che bevono non vogliono sprecare l'occasione dell'open bar: c'è chi beve di meno perchè deve guidare, chi si lascia un po' andare, e sull'orlo dell'alcool cerca di scuotermi dall'ammorbamento, ma sono tentativi vani. Sento di nuovo il bisogno della mia finestra, e mentre mi affaccio, qualcuno sale in console, le luci si spengono e nella cassa a terra accanto alla finestra dove mi sono posizionato, non viene più pompato l'odioso reggae sentito fino a quel momento. Il dj prova a ingraziarsi la folla con brani rock-punk, miscelandoli con i Survivor, i Queen o i Depeche Mode. Rifletto: è la mercificazione del rock, della musica in genere: quando la grande musica viene ridotta a un ballabile, si contribuisce colpevolmente a rendere la musica di qualità un classico prodotto commerciale, diseducando chi ha ancora 15 anni all'ascolto contemplativo di un brano, magari con la testa poggiata su un cuscino, nel silenzio di una camera; questi ragazzi hanno solo 15 anni e così deragliati, difficilmente capiranno chi siano stati e cosa abbiano davvero fatto i Pink Floyd, i Deep Purple o i Genesis. Ma essi ne sono inconsapevoli, non fanno altro che agitarsi come morsi dalla taranta, seguendo solo idealmente la musica, non si accorgono neanche dei due grandi pilastri in mezzo alla sala su cui potrebbero farsi male.
Vorrei avere più soldi per chiamare un taxi, per andare via, ma non posso, rovinerei la festa agli altri e poi alcune delle mie cose sono nella macchina di uno di loro: posso pazientare, basta stare con la testa oltre il davanzale. Ho già fatto la mia sortita da astemio al bar, sono tornato con il mio bicchiere di Lemonsoda, non posso bere aranciata gassata e succhi di frutta tutta la sera. Aspettare, bisogna aspettare. Con la testa oltre il davanzale, mentre i ragazzini continuano ad agitarsi, e limonano sui pilastri in mezzo alla sala, strusciandosi l'un l'altro, come se ciascuno cercasse di masturbare chi sta spingendo contro l'intonaco e chi è spinto rispondesse con lo stesso gesto. Aspettare
Bilancio della serata:
- 15€ spesi al vento
- due occhi infiammati dal fumo
- un maglione e un giubotto da cui l'odore di fumo andrà via solo coi detersivi più profumati dei peggiori bar di Caracas
- 3 ore di puro annoiamento
- ritorno a casa alle ore 4.30
- un giro quasi completo di tutto il raccordo anulare, causa segnaletica non chiarissima
- la giornata del sabato sprecata, causa alzata dal letto alle 11.30 del giorno dopo
- una puntata delle Iene persa

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