lunedì 3 marzo 2008

Come una laurea può rovinare un chiostro


La facoltà di ingegneria dell'università La Sapienza, rappresenta forse il fiore all'occhiello dell'architettura universitaria italiana. Se non erro, qualche tempo fa la facoltà è stata votata come edificio d'ateneo più bello d'Europa. Se il fatto fosse vero, non mi stupirebbe, dal momento che siamo comunque di fronte ad un edificio di rilevanza storica, essendo stato dapprima un convento e poi in seguito luogo di studi; la storicità del posto può essere compresa anche dall'illustrazione in cima alla pagina di questo blog, reperita sul sito di Fisica (spero che non me ne vogliano per questo...).
Essendo stato un luogo di meditazione religiosa, il convento (come ogni altro buon convento che si rispetti) è stato dotato di un chiostro, dove hanno per secoli passeggiato i monaci in preghiera e i primi studenti che qualche secolo fa hanno calcato la medesima porta per motivi diversi, seppur altrettanto nobili.
Ciascuna di queste persone ha operato nel completo rispetto del posto, finchè un giorno sono arrivate le lauree: bottiglie di spumante sono cominciate ad esplodere sotto le volte, buffet improvvisati sono cominciati ad apparire sui muretti che circondano la parte centrale del chiostro stesso, tappi di sughero coi loro rivestimenti di alluminio si ritrovano dappertutto, specie tra i ciottoli che piastrellano il centro col pozzo. A tutto questo si aggiunge il comportamento degli utenti abituali, che lasciano gli incarti dei panini come se fossero in strada (azione altrettanto deprecabile) ma soprattutto i maledetti fumatori, i quali hanno riempito ogni singolo angolo con la loro cenere, i loro mozziconi e quant'altro essi abbiamo potuto lasciare, a testimonianza del loro canceroso passare; il tutto prosegue anche adesso che alcune vaschette con sabbia sono state posizionate qua e là per evitare che ciò continui.
Causa di questo post è la quasi commozione che ho provato nel passsare vicino alla fontanella centrale del chiostro, strangolata dal muschio, invasa dai rifiuti dei laureandi, da quegli degli studenti ancora in piena afflizione ingegneristica, un connubio di colpe fra utenti e chi è incaricato della manutenzione (vedi post di gennaio sulle latrine).

Un tempo nella fontana viveva un pesce: o è andato in decomposizione, oppure è riuscito a scappare in tempo con l'aiuto di un piccione compiacente.
Ecco qui di seguito una carrellata dello scempio:



Pagina di giornale probabilmente con notizie poco interessanti




Carta igienica colta nell'attimo di un doppio carpiato





Tappo di sughero in esplorazione subacquea

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