mercoledì 26 marzo 2008

Ticket to ride


Ah, i mezzi di trasporto in Italia...Ah, il personale dei mezzi di trasporto in Italia...Ogni giorno non smetto di stupirmi delle qualità di queste due realtà nostrane. Perchè non provate a convincervene anche voi? Non richiede molto tempo, come operazione, e poi vi basta perdere 10 minuti a leggere il mio racconto.

Una settimana fa dovevo prendere un Eurostar per recarmi a casa; poichè i mezzi di trasporto romani mi hanno lasciato quasi 15 minuti fermi sui binari della Roma-Lido, ho perso per pochissimo il treno (che tra l'altro partiva con 5 minuti in ritardo, causa porta che proprio non voleva chiudersi).
Mi reco pertanto in biglietteria a Roma Termini per farmi cambiare il biglietto per un altro Eurostar sullo stesso tragitto, qualche ora dopo. Il bigliettaro mi dice che non ci sono altri treni disponibili per quel giorno della stessa tipologia e che per non perdere i soldi del biglietto, la cosa migliore sarebbe stata attendere il giorno dopo e prendere un altro Eurostar. Così accetto e gli dico di farmi il biglietto per l'indomani alle 17.45.
Il giorno successivo, mentre leggevo un libro, vengo colto da un pensiero inquietante: non avevo controllato il biglietto dopo che ilbigliettaro me l'aveva cambiato. Apro di corsa il portafogli e scopro che in realtà il bigliettaro mi aveva fatto il biglietto per il giorno stesso, nonostante avesse detto che non ce ne fossero di disponibili per il giorno.
Afferro la cornetta (ma MondalCasa non mi aspettava) e chiamo il call center: l'impiegato veneziano mi dice che in realtà sarei potuto partire comunque il giorno prima con ben 2 treni, mi consiglia di correre di nuovo in biglietteria, sperare nella loro clemenza, cosìchè mi rifacciano ancora un cambio di biglietto e mi facciano partire. Ma non c'è tempo. Corro a un'agenzia di viaggi e faccio un biglietto nuovo, Intercity Plus. Ho perso 21€, raggiungo comunque il paesello ma spendendo 30€ in più.
Ma lo scherzetto continua: nel viaggio di ritorno trovo un altro passeggero al mio posto quando salgo sul treno; non è il solito occupante abusivo dei posti altrui. Ha anche lui un biglietto per lo stesso posto.

P.S. Siccome non c'è mai limite al peggio, il treno è stato fermo 15 minuti all'entrata di Roma Termini, che sommati con i 15 minuti già accumulati, producono un ritardo di 30 minuti, considerando il momento della partenza e quello in cui il passegero mette piede sulla banchina della stazione. Molti hanno perso le loro coincidenze con altri treni. In ogni caso, la speranza del bonus si allontana: l'istante che viene conteggiato per il calcolo dell'eventuale ritardo, è quello dell'entrata nella stazione, non quello dell'arresto del convoglio al capolinea. Abbiamo trascorso i 15 minuti di immobilità sotto il cartello ROMA TERMINI. Addio anche ai 19€ di bonus

lunedì 17 marzo 2008

La fiaccola di sangue


Mancano pochi mesi alle Olimpiadi, una delle pochissime manifestazioni che il mondo antico, spesso più evoluto del nostro, ci ha tramandato. Ma oltre a tramandare l'avvenimento in se stesso, con tutto l'insieme delle discipline poi arricchitesi numericamente dopo che l'evento olimpico è stato reintrodotto ad inizio '900, è il senso ad esserci stato tramandato, il contenuto di lealtà e di sentimenti positivi che accompagnava ogni 4 anni questo tipo di accadimento.
Oggi, nel 2008, a pochi mesi di distanza dalla cerimonia di apertura, più di cento persone hanno lasciato la loro vita in Tibet, occupato dalle forza cinesi 50 anni fa, nel tentativo di protestare pacificamente contro il governo di Pechino. A guidare la protesta i monaci buddisti, sulla cui pacificità non si discute, i quali da decenni vivono in esilio nei paesi vicini, dove hanno costituito una sorta di parlamento fuori sede, per continuare, seppure da lungi, a legiferare sulla loro terra.
Nell'antichità, i giochi olimpici fermavano la guerra per tutto il tempo della loro durata, oggi sembrano non volersi fermare neppure di fronte allo sterminio in atto sul tetto del mondo.
Non c'è altra soluzione che boicottare questi giochi: non hanno più il senso olimpico o forse non l'hanno mai avuto; riesce difficile, infatti, pensare di poter assegnare tranquillamente i giochi a una nazione che a stento riconosce i diritti umani più semplici.Ci sono già state olimpiadi bagnate dal sangue e comunque celebrate, che non hanno dimostrato appieno la partecipazione popolare ai drammi. Questa occasione non va persa come quelle precedenti, non ci è concesso.
Ma sappiamo che finirà esattamente nello stesso modo, perchè gli interessi degli sponsor, delle diplomazie e di molti degli atleti (una vittoria comporta laito compenso economico), prevarranno come sempre. Qualcuno correrà anche tra la nebbia di smog, pur di tutelare i propri interessi.
Se tutte le spedizioni a Pechino cominciassero a boicattare la loro partecipazione, pan piano la manifestazione sarebbe eliminata.
Sono sicuro che in 4 mesi si può trovare un'altra città oppure si potrebbe rimandare tutto all'anno prossimo.
Eppure qualcuno marcerà sul sangue. L'importante è partecipare.


Tibet, la storia di una tragedia


Qui di seguito un altro video, sulle violenze contro i manifestanti, reperito attraverso il sito di Beppe Grillo. Guardatelo solo se siete forti di stomaco.

sabato 8 marzo 2008

Una notte allo zoo


Come trascorrono le notti i giovani della città di Roma? Dove vanno, dopo una settimana di università o di scuola, a sfogarsi, nella serata introduttiva al weekend?Per una serie di circostanze che fatico ancora a credere si siano intrecciate, stanotte mi sono ritrovato in uno di questi ricettacoli della gioventù romana, convinto da altri che si trattasse di un luogo in cui ci saremmo seduti, avremmo parlato tra amici e ascoltato del buon rock, anche se a livello artigianale, poichè suonato da una band di giovani sbarbati pagati 60€ a sera, ma con tanta voglia di dar prova di sè e scrivere anche una sola riga nel libro del rock.
Sono entrato invece alle 23.30 in un locale grosso quanto un modesto appartamento, pagando 15€ per l'entrata (comprensiva di open bar) e per una tessera assolutamente non richiesta, inscindibile dai 15€ (se non l'avessi pagata avrei risparmiato 3€), su cui ho dovuto scrivere il mio nome e la data di nascita, senza capire l'utilità di questo rito per effettuare una semplice entrata nel locale stesso..
In ogni caso, qualunque fosse stata la cosa per cui avevamo pagato, si trovava al piano superiore, cui si accedeva tramite una scaletta non troppo larga, i cui gradini si leggevano a maleppena nel buio, alternativemente ricoperti con marmo grezzo e lamine di metallo.

Giunti dopo due rampe di scale al primo piano, la strada di divideva a destra e a sinistra, e la folla ancora sparuta di persone già giunte, si divideva uniformemente in una direzione o nell'altra. Con gli amici in mia compagnia, ci dirigiamo a destra, attirati dal rumore assordante di chitarre elettriche e batteria, o forse semplicemente perchè la parete destra era più vicina a noi, mentre salivamo i gradini; ci accoglie una sala non ampissima, rigurgitante verso l'entrata alcune file di adoloscenti, con altri fissi davanti al piccolo palco con fotocametere e cellulari, per immortalare i "musicisti" colti nel mentre della loro esibizione. Si trattava di una classica band moderna punk-metal di giovanotti, con doppio cantante, in cui le voci canore che si sentono hanno sempre quell'inconfondibile stile per cui non si capisce se chi canta si stia effettivanete esibendo o sia prossimo al conato di vomito. Sul fondo un piccolo bar serviva bevande pseudo-alcoliche a ragazzine con scollature pronunciate, che, nel mentre dell'attesa del cocktail richiesto, si strusciavano su giovanotti compiacenti, pronte a cedere la propria beltà, dopo qualche bicchiere di troppo.

Dei tavolini da bar dell'autogrill erano schiacciati contro una parete prossima al bar e alcune lolite vi sedevano fumando, in barba dei divieti di fumo e miscelando le proprie espirazioni al ghiaccio sintetico, per creare l'effetto durante l'esibizione. Ma il fumo era ovunque, così accettavo di buona lena l'invito dei miei amici a spostarsi nella sala a sinistra delle scale

Passavamo così in un corridoio angusto, su cui dava un piccolo bar, accessibile alla smilza ragazza che vi serviva tramite una piccola porta dalla maniglia cadente. Il corridoio che porta all'altra sala è così stretta che solo 10 persone in fila inibiscono il pasaggio a tutti quelli che cambiano sala, in una direzione o nell'altra. Due bar sono davvero troppi in così poco spazio, ma pochi secondi dopo il pensiero di ciò mi abbandona frettolosamente, non sono un bevitore e incorrerrò raramente nel problema di essere intrappolato nel tappo formato dai clienti del bar.
L'altra sala è grande quanto la precedente, con la parte iniziale riempita con tavolini e destinata alla zona fumatori, ma senza che questa sia divisa dal resto, con il fumo a diffondersi ovunque, nel resto della sala, fino a una specie di divano improvvisato, sul lato opposto, su cui alcuni avevano buttato i loro giubotti, per non doverli lasciare nello sgabuzzino improvvisato a guardaroba. Delle piccole finestre si aprivano su una delle pareti, ma seppur tutte aperte non riuscivano a gestire la nube di fumo nel piccolo spazio della stanza, cosìchè l'unico modo per respirare era gettare la faccia oltre il davanzale di una di queste finestrelle, sul cui davanzale utenti di grande civiltà hanno lasciato bicchieri vuoti o semivuoti, in cui affogano cannucce e ceneri di sigaretta, nella poco velata speranza che qualcuno li spinga verso il basso, in modo che caschino sulle aute parcheggiate della Guardia di Finanza. Ero finito nel posto più adatto per spegermi completamente; il mio senso di disagio è facilmente visibile, giro per la sala con le mani in tasca, non ho neanche tolto il giubotto, porto la sciarpa perchè devo stare vicino alla finestra per respirare, è l'unico modo per non sentire il senso claustrofobico e ridurre la sensazione di occhi brucianti. Porto anche il mio cappello a basco, mi sento Che Guevara in mezzo al fumo dei cannoni, mentre avanza verso L'Avana. Poggiato sul davanzale e sul termosifone sottostante, rifletto che questo luogo non ha via di fuga, solo le scale, un incendio o un terremoto (vista anche la struttura non recentissima) potrebbero fare una strage.

Faccio coi miei amici dei saltuari giri fra i bar della prima sala e quello del corridoio, hanno pagato 15€ per entrare e loro che bevono non vogliono sprecare l'occasione dell'open bar: c'è chi beve di meno perchè deve guidare, chi si lascia un po' andare, e sull'orlo dell'alcool cerca di scuotermi dall'ammorbamento, ma sono tentativi vani. Sento di nuovo il bisogno della mia finestra, e mentre mi affaccio, qualcuno sale in console, le luci si spengono e nella cassa a terra accanto alla finestra dove mi sono posizionato, non viene più pompato l'odioso reggae sentito fino a quel momento. Il dj prova a ingraziarsi la folla con brani rock-punk, miscelandoli con i Survivor, i Queen o i Depeche Mode. Rifletto: è la mercificazione del rock, della musica in genere: quando la grande musica viene ridotta a un ballabile, si contribuisce colpevolmente a rendere la musica di qualità un classico prodotto commerciale, diseducando chi ha ancora 15 anni all'ascolto contemplativo di un brano, magari con la testa poggiata su un cuscino, nel silenzio di una camera; questi ragazzi hanno solo 15 anni e così deragliati, difficilmente capiranno chi siano stati e cosa abbiano davvero fatto i Pink Floyd, i Deep Purple o i Genesis. Ma essi ne sono inconsapevoli, non fanno altro che agitarsi come morsi dalla taranta, seguendo solo idealmente la musica, non si accorgono neanche dei due grandi pilastri in mezzo alla sala su cui potrebbero farsi male.

Vorrei avere più soldi per chiamare un taxi, per andare via, ma non posso, rovinerei la festa agli altri e poi alcune delle mie cose sono nella macchina di uno di loro: posso pazientare, basta stare con la testa oltre il davanzale. Ho già fatto la mia sortita da astemio al bar, sono tornato con il mio bicchiere di Lemonsoda, non posso bere aranciata gassata e succhi di frutta tutta la sera. Aspettare, bisogna aspettare. Con la testa oltre il davanzale, mentre i ragazzini continuano ad agitarsi, e limonano sui pilastri in mezzo alla sala, strusciandosi l'un l'altro, come se ciascuno cercasse di masturbare chi sta spingendo contro l'intonaco e chi è spinto rispondesse con lo stesso gesto. Aspettare



Bilancio della serata:

  • 15€ spesi al vento

  • due occhi infiammati dal fumo

  • un maglione e un giubotto da cui l'odore di fumo andrà via solo coi detersivi più profumati dei peggiori bar di Caracas

  • 3 ore di puro annoiamento

  • ritorno a casa alle ore 4.30

  • un giro quasi completo di tutto il raccordo anulare, causa segnaletica non chiarissima

  • la giornata del sabato sprecata, causa alzata dal letto alle 11.30 del giorno dopo

  • una puntata delle Iene persa

giovedì 6 marzo 2008

Vita universitaria IV: il lavoro prima di tutto

Frequentare l'università è davvero una delle esperienze più interessanti nella vita di un essere umano; è davvero stupendo alzarsi alle 6 del mattino per andare ad ascoltar parlare qualcuno riguardo qualcosa di cui non si comprenderà niente, vista la scarsa capacità espositiva del soggetto/della soggetta in questione. E' troppo entusiasmante seguire un'ora e mezza di lezione in aule dove mancano i sedili, i ripiani per poggiare quaderni e supporti cartacei, con banchi staccati e poggiati su quelli davanti e/o così vetusti da scricchiolare in continuo anche al minimo respirare di coloro che li occupano.
Ma soprattutto è una vera goduria avere a che fare con l'ottimo personale assunto, specie se composto da una certa specie innovativa, evidentemente favorita dagli ultimi sviluppi evoluzionistici: il borsista. Bisogna vincere infatti una borsa di studio per lavorare in una biblioteca, come se per questo impiego servisse una conoscenza ultraterrena, e così il borsista ha trovato un ambiente favorevole nel quale evolversi.
Ancora ignaro di tutto questo, uno dei miei compagni di sventura, si recava un giorno di buona lena alla biblioteca del nuovissimo dipartimento di informatica e sistemistica (DIS), per chiedere un libro in prestito. Giunto alla guardiola dell'addetto al lavoro, veniva a trovarsi di fronte quello che sarebbe poi stato ribattezzato il pilota maledetto: trattasi di soggetto con età compresa tra i 23 e i 27 anni, che, cuffie all'orecchio, posto davanti al pc della biblioteca, pilota un TWA 747 nei cieli fra New York e Mosca (come direbbe Venditti) ed è probabile che ogni tanto si rivolga al suo immaginario co-pilota con tono freddo e preoccupato: "Houston, abbiamo un problema".
Timoroso di distoglierlo dal volo, temendo per l'incolummità dei passeggeri a bordo del velivolo volante, il mio amico prova ad attirare con piccoli movimenti delle appendici digitali l'attenzione del pilota, il quale in ogni caso, ligio al suo dovere, non distoglie lo sgaurdo dalla plancia dei comandi, anzi con abili gesti sulla tastiera, sistema gli ultmi setting del volo, affinchè la crociera dei passeggeri sia il più tranquilla possibile. Dopodichè, piega leggermente la testa a destra e a manca, per assecondare con invidiabili gesti aerodinamici i movimenti dell'aeroplano nell'aere.
Dopo alcuni minuti passati a scuotere le mani con rischio di paralisi temporanea, il nostro pilota finalmente nota la presenza dell'amico davanti a sè, blocca il volo in sospensione e, come un chirurgo che esce dalla sala operatoria quando incontra i parenti del paziente appena sottoposto ad operazione, si rivolge all'amico:
"Volevi chiedermi qualcosa?"
"Sì, volevo chiedere un libro in prestito"
"Capisco. Purtroppo credo che per adesso non potremo dare libri in prestito, molti sono ancora nelle scatole per essere sistemati sugli scaffali, e come vedi siamo molto impegnati".
All'amico non è rimasto altro da fare se non scendere al prossimo scalo dell'aereo.

martedì 4 marzo 2008

Quis custodiet ipsos custodes?


Le cose buone del governo dello psiconano si contano davvero sulla punta delle dita. Proprio perchè sono così rare, bisognerebbe averne un po' di rispetto e usare un po' di civiltà perchè esse assumano comunque un senso.
Nell'ambito delle poche cose sensate, non possiamo non ricordare la legge anti-fumo, voluta fortemente dal ministro della salute Sirchia ai tempi dello psiconano. Finalmente un senso di progresso legislativo, all'insegna del rispetto degli altri. Così, per la disperazione dei maledetti fumatori ma con grande goduria dei non-fumatori come me, non si è potuto più fumare nei ristoranti, sui treni, negli edifici pubblici, nelle stazioni di treni e mezzi urbani, anche se all'aperto.
Bene, molto bene. Ma questi nuovi dettami verranno davvero applicati? Provate ad attendere la metro in una stazione all'aperto, per esempio Piramide; vi troverete a effettuare numerose gincane fra le nuvolette di fumo, che i fumatori gettano nell'aria, spesso irrispettosamente verso altre persone nei paraggi. Anche se state fermi il fumo di più persone vi raggiungerà, costringendovi a respiralo, a meno che non vogliate ingannare l'attesa allenandovi per migliorare il vostro record di apnea... Non servirà spostarvi più in là in qualunque direzione, la densità di fumatori per metro quadrato è altissima. Tutto ciò accade sotto il tabellone luminoso, che oltre a indicare il tempo mancante al prosimo passaggio di un treno, porta anche la scritta ogni 2 minuti VIETATO FUMARE. E dove finiscono le cicche? Se siamo fortunati sui binari, sennò per terra o nelle aiuole, per incastrarsi in seguito sotto le vostre scarpe.Ai fumatori bisognerebbe far pagare una tassa a parte per la spazzatura, sporcano più desgli altri. Non ho mai visto un fumatore attendere il bus o la metro e buttare la cicca nei contenitori. Finiscono perennemente per terra; spesso si tratta di sigarette ancora intatte, perchè il fumatore non può attendere i 30 secondi necessari per l'avvio del bus, e quando questo è arrivato, la sigaretta finisce regolarmente sull'asfalto. Non ci soffermeremo sui fumatori che preparano la sigaretta sull'orecchio, quando sono sul bus, 10 fermate prima di quella dove devono scendere, poichè la prima cosa che devono fare quando scendono è accenderla. Purtroppo lo fanno sulla porta del mezzo, bloccando tutta la gente che deve scendere; un bel calcio nel c..o ci starebbe proprio bene.
Stanchi di essere affumicati sulla banchina della metro, si sente e la rabbia e la voglia di denunciare le numerose infrazioni alla legge (che, se sanzionate, darebbero alla società che gestisce la metro notevoli entrate); ma quanco ci si gira, si nota che i funzionari lungo i binari, cui volevamo rivolgerci, stanno anc'essi fumando. Quis custodiet ipsos custodes?

lunedì 3 marzo 2008

Come una laurea può rovinare un chiostro


La facoltà di ingegneria dell'università La Sapienza, rappresenta forse il fiore all'occhiello dell'architettura universitaria italiana. Se non erro, qualche tempo fa la facoltà è stata votata come edificio d'ateneo più bello d'Europa. Se il fatto fosse vero, non mi stupirebbe, dal momento che siamo comunque di fronte ad un edificio di rilevanza storica, essendo stato dapprima un convento e poi in seguito luogo di studi; la storicità del posto può essere compresa anche dall'illustrazione in cima alla pagina di questo blog, reperita sul sito di Fisica (spero che non me ne vogliano per questo...).
Essendo stato un luogo di meditazione religiosa, il convento (come ogni altro buon convento che si rispetti) è stato dotato di un chiostro, dove hanno per secoli passeggiato i monaci in preghiera e i primi studenti che qualche secolo fa hanno calcato la medesima porta per motivi diversi, seppur altrettanto nobili.
Ciascuna di queste persone ha operato nel completo rispetto del posto, finchè un giorno sono arrivate le lauree: bottiglie di spumante sono cominciate ad esplodere sotto le volte, buffet improvvisati sono cominciati ad apparire sui muretti che circondano la parte centrale del chiostro stesso, tappi di sughero coi loro rivestimenti di alluminio si ritrovano dappertutto, specie tra i ciottoli che piastrellano il centro col pozzo. A tutto questo si aggiunge il comportamento degli utenti abituali, che lasciano gli incarti dei panini come se fossero in strada (azione altrettanto deprecabile) ma soprattutto i maledetti fumatori, i quali hanno riempito ogni singolo angolo con la loro cenere, i loro mozziconi e quant'altro essi abbiamo potuto lasciare, a testimonianza del loro canceroso passare; il tutto prosegue anche adesso che alcune vaschette con sabbia sono state posizionate qua e là per evitare che ciò continui.
Causa di questo post è la quasi commozione che ho provato nel passsare vicino alla fontanella centrale del chiostro, strangolata dal muschio, invasa dai rifiuti dei laureandi, da quegli degli studenti ancora in piena afflizione ingegneristica, un connubio di colpe fra utenti e chi è incaricato della manutenzione (vedi post di gennaio sulle latrine).

Un tempo nella fontana viveva un pesce: o è andato in decomposizione, oppure è riuscito a scappare in tempo con l'aiuto di un piccione compiacente.
Ecco qui di seguito una carrellata dello scempio:



Pagina di giornale probabilmente con notizie poco interessanti




Carta igienica colta nell'attimo di un doppio carpiato





Tappo di sughero in esplorazione subacquea