
Ci siamo tutti indignati per gli scontri in Cina perpetuati dal governo dittatoriale contro i tibetani; ci siamo tutti rattristati per gli abitanti di quelle terre che sono costretti a subire un governo violento e liberticida, senza poter muovere un dito o convinti che tutto questo sia giusto, sulla base dell'abile propaganda che solo le migliori dittature sanno fare.
In buona parte, ci siamo sentiti fortunati, per aver diritto a maggiore libertà e perchè mai nessuno nel nostro mondo democratico si permetterebbe mai di avere a che fare con chi proibisce ad altri esseri umani di godere della propria libertà.
Ebbene, probabilmente è venuto il tempo in cui dovremo ricrederci e cominciare a pensare e vedere le cose in modo diverso. Facciamo espressamente richiamo alla politica che la Cina sta mettendo in opera per aumentare il controllo sui propri cittadini: dietro un'innocente siepe, all'interno di innocui lampioni, il governo cinese sta nascondendo da tempo sofisticatissime telecamere, per riprendere persone sospette e creare un database di milioni di facce, pronte per essere consultate all'evenienza.
Tutto ciò, naturalmente, viene celato alla popolazione, nascondendo il tutto dietro alla facciata della normale prassi per il controllo anti-terrorismo o anti-criminalità. E' facile capire che lo scopo è ben altro e mira al controllo della libertà e di coloro che potrebbero rivelarsi come artefici di sedizioni.
Succede così, che nella moderna Cina in costante espansione, si sia aperto un mercato mastodontico nel campo dell'audiovisivo super-tecnologico a scopo militare e dittatoriale, che fa gola a moltissime compagnie del cosiddetto mondo occidentale e democratico. Un'azienda americana, la L1, per esempio, come si legge sul numero di luglio di Rolling Stone (che, per chi non lo sapesse, non è soltanto una rivista di musica), fornisce supporto e licenze ad aziende cinesi in loco che, ricevuti appalti dal governo, lavorano per la produzione di telecamere nascoste e altro hardware a supporto della sorveglianza pubblica. La L1 si interessa anche dello sviluppo di tecnologie per il riconoscimento facciale, specie a partire da immagine non chiarissime riprese dalle telecamere nascoste. A partire dal software fornito da questa azienda, alcune imprese cinese stanno sviluppando metodiche per il riconoscimento facciale di immagini sgranate, non chiare o riprese attraverso una serratura; con i loro progressi, queste aziende parteciperanno ad una specie di concorso statale e le vincenti avranno come premio un contratto di produzione per la loro cara dittatura. La L1, che è anche licenziataria di sistemi di controllo in molti aeroporti americani (anche qui si è creato un forte mercato dopo l'11 settembre), sta quindi violando molti dei dettami che sono stati promulgati dagli USA in seguito ai fatti di piazza Tienanmen del 1989, secondo i quali ad ogni azienda americana è proibito appoggiare e commerciare economicamente aziende cinesi o il governo cinese in atti volti al rafforzamento della dittatura o all'aumento del controllo delle libertà individuali.
Ci tengo a sottolineare che questo post non è contro la L1 in modo particolare, ma è solo la citazione di un esempio per dimostrare come le nostre democrazie in nome del denaro possano trascurare le loro pregresse condanne verso le dittature; tra l'altro, le recenti vicende di giganti informatici come Microsoft e Google (che hanno accettato di oscurare l'accessibilità di alcuni siti dalla Cina o di pubblicare immagini di oppositori politici ricercati sulle loro homepage), valgono da sole come esempio. In ogni caso, le uniche persone che possono far cambiare comportamento ad aziende come quelle citate, siamo noi: disertando un motore di ricerca o trascurando i prodotti di un'azienda in modo giustificato (affinché si conosca la motivazione delle nostre azioni), è l'unica cosa che costringerà certa gente ad avere comportamenti più costruttivi. E' solo al denaro che ubbidiscono.
Si può vivere senza Google?

Nessun commento:
Posta un commento