lunedì 15 settembre 2008

Maestro unico, disastro unico



Ormai si è capito, qualsiasi governo che mette mano sull'educazione italiana non fa altro che compiere disastro, anche se ogni intervento viene pubblicizzato come essenziale e quasi risolutivo. Intanto, la sovrapposizione di questi interventi quasi tutti sbagliati, hanno in realtà peggiorato progressivamente e ininterrottamente il livello educazione della nostra scuola, di ogni grado, dall'asilo all'università e oltre. La scuola e l'università sono diventate le vittime sacrificali in nome di qualcosa sempre di più urgente, di interessi di persone sempre più importanti, ma si sa che gli interessi più importanti sono quelli di chi potrebbe minare la posizione dominante del governo di turno; si ricordi a tal proposito che nell'ultimo biennio Prodi, sono stati tolti 300 milioni alla scuola per accontentare e sedare le proteste degli auto-trasportatori che avevano invaso le autostrade, bloccandole. Sembrerebbe esserci un messaggio nascosto in tutto questo, quasi subliminale, da capire: se anche i lavoratori della scuola vogliono ottenere qualcosa, devono fare lo stesso degli auto-trasportatori: mettere in crisi il governo, bloccare la didattica o magri legarsi a qualche transenna dei binari, in massa. Ma il popolo dei lavoratori scolastici è fatto di persone in buona parte docili, brave persone, che non sarebbero capaci di atti così violenti, che al massimo possono scioperare qualche giorno all'anno, perchè i lavoratori scolastici sono tutti padri e madri di famiglia, e perdere troppi giorni di stipendio è qualcosa che davvero non possono permettersi.


Ed ora rieccoci: il ministro di adesso (che dall'aspetto sembra più una commessa che un ministro), ci mette il carico come si dice. Da adesso i poveri ragazzini delle elementari si troveranno un solo maestro dall'anno prossimo in classe, così che se il ragazzino dovesse avere qualche problema con l'insegnante ne risentirà in tutte le materie, nessuna speranza di potersela cavare anche parzialmente. Poi, dopo cinque anni di elementari con un solo insegnante, il ragazzino arriva alle medie trovandosi davanti 7-8 insegnanti diversi. E si suicida coi cavi della PlayStation.


Come al solito, questo riforma geniale viene fatta passare come essenziale e quasi risolutiva, senza dare un senso a quello che si fa e che si dice: tagliare così tanto personale farebbe pensare a un aumento dello stipendio per gli insegnanti non licenziati e anche maggiori fondi per il miglioramento del sistema. Invece si taglia, e basta. Si toglie l'ICI e si taglia, si taglia, si taglia.... Non che sia un male ridurre le spese, ma esistono cose su cui non si può tagliare, non si possono licenziare impiegati statali da un giorno all'altro, senza pianificare magari in anni la riduzione delle assunzioni, anziché un cesareo dei dipendenti.

Che il sistema scolastico abbia bisogno di un cambiamento è indubbio (sebbene la scuola elementare è l'unico grado della nostra istruzione a poter competere con quello delle altre nazioni industrializzate), ma bisogna cominciare a capire che i problemi della scuola sono altri da quelli dichiarati e non verranno mai risolti senza che i governi si fermino a parlare con i docenti e gli alunni qualche volta, decidendo dall'alto cosa sia giusto e cosa non lo sia. Allo psiconano piace parlare delle tre I a proposito della scuola (inglese, informatica e impresa); anche a me piace parlare delle tre I: inglese,informatica e infrastrutture. Sì, perchè specie al Sud, il problema principale delle scuole non sono tanto le conoscenze di inglese, informatica e matematica, ma il luogo in cui l'insegnamento di queste materie avviene; ricordo ancora, che fino a 7-8 anni fa, ero a fare educazione fisica in un ex box per auto, con i tubi del gas e dell'acqua calda che passavano a 15 centimetri sulla testa mia e su quelle dei miei compagni. Ricordo ancora i miei compagni che in quel box si sono feriti, battendo la testa sul pavimento di formica o contro i pilastri che erano presenti nella piccolissima stanza, costringendo qualche professore di turno ad accompagnarli al pronto soccorso, poichè nel nostro istituto dai corridoi strettissimi (era un condominio riadattato, senza via di fuga in caso di incendio e terremoto) non avevamo un ambulatorio.


Mi rattrista profondamente pensare a queste azioni inutili o a palliativi che non intaccano le difficoltà vere e proprie, ma che riportano la scuola all'epoca in cui la frequentava mia madre. Ora so cosa aspettarmi: dall'anno prossimo verranno riattivati il grano dietro la lavagna e le vergate sulle chiappe.

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