martedì 30 marzo 2010

Acqua azzurra, acqua cara



Il fatto che un essere umano sia composto per il 70% di acqua e che una medusa lo sia per il 90%, dà una misura adeguata di quanto l'acqua sia indispensabile alla vita sul nostro pianeta; una consapevolezza di questo tipo dovrebbe spingere a una maggiore tutela e un più appropriato controllo delle risorse idriche, nonché a un'appropriata informazione riguardo allo stato dell'acqua sul nostro pianeta. Nonostante questo, negli ultimi 40 anni l'acqua è diminuita del 40%, nell'inconsapevolezza globale; nel 2020, tre miliardi di persone si ritroveranno a soffrire la sete. Le cause principali di questa riduzione sono essenzialmente due: l'accrescimento demografico e il crescente inquinamento delle risorse disponibili.
Le soluzioni adottare si basano su un principio sbagliato: aumentare l'offerta invece di diminuire la domanda; in giro per il mondo sono cominciate a sorgere dighe, il cui impatto ambientale è stato spesso mal calcolato e devastante, senza contare l'alto costo umano per la loro gestione. Per quanto riguardo i centri di desalinizzazione, risultano ancora più costosi delle dighe, controindicate dal punto di vista energetico ed ambientale.
Diceva Mark Twain: "Il whiskey è per bere, l'acqua per combattere"; questa frase potrebbe diventare profetica, se si analizzano le previsioni di molti esperti, che vedono l'acqua come la ragione scatenante delle guerre del prossimo secolo. Ma come si è arrivato a tutto questo? C'è qualche modo per porre rimedio a una condizione che impedisce a un terzo della popolazione mondiale di avere accesso a risorse idriche potabili?

L'acqua inquinata
La Cina possiede sul proprio territorio il 40% delle risorse idriche mondiali, eppure la quantità d'acqua potabile a disposizione degli abitanti è scarsamente presente, sia per il consumo quotidiano sia per l'agricoltura. La rincorsa forsennata verso lo sviluppo economico, ha fatto dimenticare ai cinesi le più elementari norme di rispetto ambientale, portando un terzo dei fiumi ad essere inquinati e il 50% delle acque cittadine a non essere potabili. Di questa situazione si sono fortemente avvantaggiate le aziende di acque in bottiglia, specialmente europee (Danone,Nestlè), le quali hanno sfruttato e alimentato le paure derivanti dall'uso delle acque pubbliche.
Facciamo un salto di qualche migliaio di chilometri e spostiamoci in una zona calda del Medio Oriente: come mai coloni israeliani e palestinesi, pur vivendo negli stessi territori, hanno diverse possibilità di accesso alle risorse idriche? Il consumo medio palestinese (Cisgiordania, Gaza) è di 150 cc al giorno per abitante, mentre gli israeliani possono sperare in 700-800 cc quotidiani. A dimostrazione di questo (e di come l'acqua sarà fonte di rischi bellici in un futuro più o meno lontano), l'acqua in territorio palestinese è gestita dal ministero della difesa, in quello israeliano da quello dell'agricoltura.
Questi dati dimostrano che nei Paesi in cui l'acqua sarebbe ampiamente disponibile (come Brasile e Cina), questa venga ripartita fra gli abitanti in modo non egualitario; la possibilità di accesso di un individuo all'acqua dipende dalle caratteristiche giuridiche, politiche, economiche e sociali della società in cui è inserito, oltre alla posizione ricoperta in essa.

Idropolitica
I tempi che corrono, ci mostrano anche una tendenza che è destinata a diventare la norma nei decenni a venire, ovvero sfruttare il bisogno o le disponibilità di acqua come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Per essere più esemplificativi, consideriamo il caso specifico turco: dopo l'attuazione del progetto GAP (consistente nella realizzazione di 22 dighe e 19 centrali idroelettriche) la Turchia si pone due obiettivi: ribadire la propria supremazia nell'area a dispetto di Siria e Iraq (anch'essi impegnati nella realizzazione di imponenti opere idrauliche) e controllare militarmente (con la scusa di di proteggere i cantieri) la zona dell'Anatolia sudorientale, dove si annidano i Curdi.


Tariffe stellari
I conflitti per l'acqua cominciano all'interno dei singoli stati, coinvolgendo (gli uni contro gli altri) i grossi agricoltori che praticano un'agricolture intensiva, i piccoli proprietari terrieri, le grosse industrie, gli operatori turistici; questa lotta intestina danneggia e taglia fuori le comunità rurali, che hanno un approccio diverso verso le risorse idriche, e le periferie delle megalopoli, dove le infrastrutture igienico-sanitarie sono più scarse. Questi conflitti non derivano da problemi ambientali o di scarsezza idrica, bensì sono conseguenze delle politiche adottate dai governi; questo rivela ancora più drammaticamente come sia necessaria, in modo assoluto, un interessamento concreto dei politici in ambito ambientale.
Tempo fa in Bolivia, è stato dichiarato lo stato di assedio, per porre rimedio alla grossa mobilitazione popolare in opposizione al progetto del governo di privatizzare la gestione dell'acqua, affidandola a compagnie estere prevalentemente europee e americane; questa decisione aveva portato ad un aumento del 20% sugli importi delle bollette.
Se pensate che queste cose possano succedere soltanto in Paesi arretrati come la Bolivia, vi invito a fare un giretto per la provincia di Agrigento, dove ormai la privatizzazione dell'acqua è presente da abbastanza tempo da poterne cogliere gli effetti. Le bollette sono aumentate in modo esponenziale, ma non in favore di servizi migliori; gli agrigentini, infatti, ricevono l'acqua solo un giorno ogni quindici, di un colorito tendente alla diarrea diluita, non utilizzabile nè per berla nè per l'igiene personale. Forse neanche per le ortensie va bene. Dai balconi degli appartamenti e dai tetti dei palazzi, si affacciano serbatoi e casse per raccogliere l'acqua in quei pochi giorni all'anno in cui raggiunge le abitazioni, una situazione che fa la fortuna dei produttori d'acqua, proprio come accade in Cina.
Non pensate che uno di questi giorni gli agrigentini si sentiranno legittimati a scender in piazza per fare quello che i cittadini boliviani hanno fatto? Quante sassaiole e rivolte vogliamo vedere per difendere l'indifendibile, cioè la privatizzazione dell'acqua? Possiamo accettare la privatizzazione di un bene primario per la vita, col rischio che un giorno qualcuno possa decidere dei nostri bisogni, semplicemente aprendo o chiudendo un rubinetto?
Pagare per un televisore è normale, perchè i televisori non nascono sugli alberi, qualcuno deve produrli. Ma ha senso pagare per qualcosa che cade dal cielo come l'acqua? Qualcosa che automaticamente ci viene donata dalla natura, che ci cade addosso se scegliamo nel giorno sbagliato di uscire senza ombrello? In alcuni Paesi del nord Europa, l'acqua è gratis fino a un certo consumo, dopo di che si paga una tariffa al metro cubo progressivamente più alta, in relazione al grado di spreco che stiamo perpetrando. Le tariffe tra l'altro sono personalizzabili, in relazione al reddito degli utenti o al tipo di uso che se ne fa (ad esempio un uso agricolo).
In alcune regioni dell'Africa, dove l'acqua è stata privatizzata, è stato proibito raccogliere acqua piovana, perchè ogni goccia del prezioso liquido dev'essere gestita e venduta a prezzi proibitivi dalle aziende che gestiscono gli acquedotti. Il futuro non lo conosciamo: siamo sicuri che tutto questo non possa avvenire anche da noi dopo la privatizzazione? Chi può assicurarcelo?

La banca mondiale e il nostro "ottimo" governo
Nonostante quanto detto e nonostante le precarie condizioni idriche in cui versano molte comunità delle aree arretrate, la Banca Mondiale ha deciso di sostenere la privatizzazione dell'acqua, pur sapendo degli incrementi tariffari che si sono verificati ovunque, preoccupando i paesi del terzo mondo, che in futuro potrebbero vedere buona parte delle proprie popolazioni non poter usufruire delle risorse idriche, causa tariffe non sostenibili.
Gli effetti della privatizzazione in giro per il mondo sono più che evidenti: tariffe raddoppiate o triplicate, profitti dei gestori che aumentano fino al 700%, corruzione evidente, qualità dell'acqua peggiorata, incoraggiamento allo spreco per aumentare i profitti, chiusura dei rubinetti a chi non può pagare. In queste condizioni, nel terzo mondo, chi non è ricco è destinato alla morte.

L'approccio italiano al problema non è certo stato illuminante: non si è rivolto in direzione opposta a quella che così profondamente ha messo in discussione l'approccio alle risorse idriche, ma ha invece favorito la privatizzazione dell'acqua ignorando o non informandosi riguardo alle conseguenze dell'azione legislativa intrapresa.
Sono bastati un solo articolo e soli due giorni di discussioni al senato per una legge che intima agli organismi locali di allinearsi alle direttive europee, affidando i servizi locali ai privati, acqua compresa. Il governo che si oppone alla legge europea che vuole togliere i crocifissi dalla aule, dimentica il proprio coraggio quando si tratta di problemi meno religiosi ma non meno etici, come il diritto all'acqua.
Secondo le parole del ministro Fitto (ormai ex, visto che proprio mentre scrivo apprendo delle sue dimissioni in seguito alla sconfitta in Puglia del suo delfino), i comuni che gestiscono autonomamente (anche in modo efficiente) le proprie risorse idriche, devono rimettere tutto ad un appalto pubblico, cui devono partecipare al pari dei privati se vogliono conservare la gestione delle risorse. E' la prima volta che sento del pubblico che partecipa ad un appalto col privato per gestire il pubblico…

Ma perchè l'Europa ci obbliga a questa privatizzazione? Leggiamo qualche risoluzione:

Essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle regole del mercato interno. ("Strategia per il mercato interno, priorità 2003-2006", risoluzione dell'11 marzo 2004)

L'acqua è un bene comune dell'umanità e pertanto l'accesso ad essa costituisce un diritto fondamentale della persona umana. (Risoluzione del Parlamento europeo sul quarto forum mondiale dell'acqua, risoluzione del 15 marzo 2006)

Da queste parole non sembrerebbe affatto che l'Europa ci obblighi alla privatizzazione, anzi scoraggia qualsiasi forma di privatizzazione. Ma il nostro governo, in controtendenza con resto d'Europa, decide di proseguire sulla propria strada.
La via verso la privatizzazione è cominciata nel 1994, con la legge Galli, che divideva il territorio nazionale in Ambiti Territoriali Ottimizzati (ATO), all'interno dei quali era possibile affidare a privati o a consorzi partecipati pubblicamente alcuni servizi territoriali; le prima regioni ad usufruire della nuova legge furono Toscana ed Emilia Romagna, solitamente schierate a sinistra, ma in quel momento evidentemente dimentiche delle loro basi ideologiche. Dopo 15 anni, lo scorso 4 novembre, arriva la nuova legge del governo dello psiconano, cui punti chiave sono i seguenti:




  • Affidamento dei servizi ai privati tramite gare d'appalto

  • Possibilità di affidamento al pubblico solo in caso di condizioni economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche che impediscano l'affidamento ai privati (e comunque in seguito ad approvazione dell'AGCM)

  • Riconoscimento della proprietà pubblica delle infrastrutture anche all'interno della privatizzazione



La legge approvata in novembre, prevede che tutti i contratti pubblici vengano sciolti entro la fine del 2011, esponendo difatti ogni comunità alla condizione precaria vista in provincia di Agrigento. Il sospetto che tutto sia stato concepito per il godimento di pochi (privati) nasca da sé e a tal proposito è interessante la questione per-elettorale pugliese. Il partito dell'UDC minaccia di non allearsi con la sinistra in caso di candidatura di Vendola (contro la privatizzazione) e preferisce infine il PDL, poichè il candidato presidente (il delfino di Fitto) sarebbe pronto alle concessioni ai privati, per la gestione dell'acquedotto più grande d'Europa. A voler mettere le mani sull'acquedotto, l'imprenditore Caltagirone, non casualmente suocero di Casini.
Il puzzo della legge ad personas è forte e neanche l'acqua può più lavare la sporcizia della politica. Ancora una volta la soluzione dei problemi è nelle mani dei cittadini informati.

Fonti: Agorà Vox, Disinfomazione.it





lunedì 15 marzo 2010

51 gesti per salvare il pianeta (parte V)



(Segue dal post precedente)

41. Raggruppare i passeggeri
Circa l'80% delle persone va a lavoro guidando da solo e circa il 36% guida da solo in genere. In molti posti tutto questo sta cambiando: la città di Washington, come parte del piano Clean Air Act, sta incentivando gli impiegati a guidare di meno o a guidare non da soli. Incentivi (in termini di aiuti fiscali) sono pronti per le imprese che spingeranno i propri dipendenti a raggrupparsi in auto, prendere l'autobus, andare a lavoro in bici o a piedi, lavorare meno giorni a settimana. Dal lancio del programma nel 1991, ogni mattina si hanno in circolo 20000 veicoli in meno.

42. Pagare per i propri peccati ambientali
Sono sempre di più gli americani che pagano volontariamente agenzia no-profit e non (anche sul web) per poter in qualche modo compensare le emissioni che derivano dai loro consumi. I soldi elargiti volontariamente servono per progetti di energie alternative e riforestazione. Si è creato così un discreto flusso di denaro, che non ha mancato di suscitare numerose critiche: moti dicono infatti che non si ha sicurezza che i soldi donati vadano realmente a finanziare i progetti a cui sono stati destinati e che molto spesso si chiedono finanziamenti privati dai cittadini per promuovere fenomeni che comunque avverrebbero da soli. Tra l'altro, questa metodologia di mondare la coscienza ambientalista che è in noi, ci distrae dai veri problemi ambientali che i nostri Paesi devono affrontare, soprattutto in termini di politiche di gestione dell'ormai evidente problema del surriscaldamento globale. Anche le agenzie che ricevono i soldi ci tengono a precisare che le opere che esse realizzano non potranno comunque in alcun modo sostituire le politiche nazionali. Qualche informazione in più potete leggerla in un mio vecchio post.

43. Trasferirsi a Londra
Visto il peso sui consumi energetici che hanno le abitazioni private annualmente, la città di Londra ha pensato di progettare e finanziare un nuovo quartiere di 233 abitazioni all'avanguardia nella gestione energetica. Tutte le abitazioni dipenderanno da un impianto che trasforma i residui del legno in elettricità e acqua calda, con un extra energetico derivante da sole e vento. Club auto e bici permetteranno di ridurre le emissioni dovute agli spostamenti. Il costo iniziale sarà del 5% superiore rispetto ai normali investimenti, ma ovviamente verrò ripagato nel tempo.

44. Controllare le ruote
Un controllo periodico del motore dell'auto può permettere di percorrere una distanza del 4% superiore a parità di carburante. Sostituire un filtro dell'aria intasato può aumentare le prestazioni del 10%. Avere una buona convergenza delle ruote accresce la distanza che si può fare, con una certa quantità di carburante, del 3%. Se si riesce a passare da 8.5 a 10 km al litro, il vostro vecchio macinino può emettere 90 kg di CO2 in meno nell'aria ogni anno.

45. Svoltare il più possibile a destra
La UPS ha annunciato che obbligherà i suoi fattorini a svoltare il meno possibile a sinistra durante le consegne: infatti, ogni volta che si deve svoltare a sinistra, si spende del tempo aspettato il momento propizio per effettuare la manovra e nell'attesa si spreca del carburante, che oltre ad inquinare pesa anche sul bilancio dell'azienda. Attraverso un software, i fattorini seguiranno tragitti preferenziali in cui le svolte a sinistra sono ridotte al minimo. Nei soli primi 4 mesi dalla partenza del progetto, UPS ha risparmiato all'atmosfera 1000 tonnellate di CO2 e, visto il successo dell'iniziativa, ha esteso l'obbligo delle svolte a destra a più dell'80% delle proprie agenzie nel mondo.

46. Piantare un albero ai tropici
Sembra quasi un'equazione: un albero nella sua vita assorbe fino a una tonnellata di CO2 dall'atmosfera e quindi piantarne di nuovi dovrebbe essere un modo semplice di mitigare il riscaldamento globale. Sembra non essere esattamente così, secondo dei recenti studi: nei Paesi con un clima più temperato, gli alberi hanno un effetto riscaldante a catena. Il calore che le foglie scure emettono supera la CO2 che prelevano dall'ambiente.

47. Se si deve proprio bruciare il carbone, facciamolo bene
Povere centrali a carbone: non solo la loro attività getta inquinanti nell'aria, ma la maggior parte del calore prodotto viene perso per bruciare il carbone. Ma impianti più moderni sono in grado di recuperare quel calore disperso e riutilizzarlo per il riscaldamento domestico, rendendo l'impianto stesso più efficiente.

48. Guidare verde nel paesaggio
Andare in vacanza non significa poter lasciare la propria coscienza ambientalista a casa. Esistono servizi che permettono di affittare auto ibride negli USA, a Londra, Toronto e in giro per il mondo. Molte delle auto disponibili per essere noleggiate si muovono tramite biodiesel e i modelli disponibili comprendono anche jeep e veicoli in genere abbastanza spaziosi, senza dover in questo modo rinunciare alla praticità in nome dell'ambiente.

49. Avere standard più elevati
Perchè le auto devono incontrare degli standard di emissione ma questo non vale per le centrali? D'altronde standard applicati alle centrali esistono già in molte centrali USA. La California, per esempio, ha completamente escluso le centrali a carbone finchè queste non avranno un regime di emissione inferiore o finchè gli USA non di doteranno di uno standard comune da applicare. Gli standard imposti dallo stato potrebbero trovare una certa opposizione da parte di chi guadagna col carbone, ma potrebbero creare un flusso di denaro verso le energie rinnovabili, in modo più veloce di come potrebbero fare tasse su emissioni e quote di emissione.

50. Passare al passivo
Georg Zielke, sua moglie e i loro figli condividono una "casa passiva" con cinque stanze da letto a Darmstadt, in Germania, con un costo per il riscaldamento del 90% inferiore rispetto ai loro vicini. Un'insolazione superiore e un moderno sistema di ventilazione riciclano l'energia proveniente da sorgenti passive come il calore del corpo, il sole e gli apparecchi per il riscaldamento. Una casa passiva costa dal 5 all'8 per cento in più in fase di costruzione, ma quando arriva il freddo i Zielke semplicemente accendono la tv.

51. Consumare meno, condividere di più, vivere in semplicità
La possibilità di comprare una quota di emissione - essenzialmente una sorta di indulgenza - attira il peccatore ambientalista che è in ognuno di noi. Ma c'è una vecchia strada che porta verso la riduzione del nostro impatto sul pianeta, che sarà nota di certo sia ai cristiani evangelici sia ai buddisti. Vivere in semplicità. Meditare. Consumare meno. Pensare di più. Conoscere i propri vicini. Chiedere quando si ha bisogno e dare quando ci viene chiesto. E.F. Scumacher ha sintetizzato a suo modo questa filosofia nel suo Small is beautiful:"Incredibilmente piccolo significa andare verso risultati incredibilmente soddisfacenti".

Fonte: Time del 9 aprile 2007






domenica 14 marzo 2010

51 gesti per salvare il pianeta (parte IV)



(Segue dal post precedente)

31. Usare un eye shadow verde
Questo è un consiglio per le donne: la Cargo Cosmetics ha lanciato sul mercato un nuovo tipo di rossetto botanico contenuto in una confezione riciclabile al 100%, fatta di acido polilattico, un derivato del mais. Si usa, e una volta esaurito, il contenitore può essere piantato in un vaso con della terra, dove produrrà un bellissimo fiore. Questo sito potrà darvi maggiori informazioni.

32. Spegnere le luci quando chiude l'ufficio
Consigliare di avere un guardiano che controlli che tutte le luci siano state spente dopo che tutti gli impiegati hanno lasciato l'ufficio, potrebbe sembrare a questi ultimi come una sorta di terzo grado; ma in realtà un controllo accurato potrebbe consentire allo stesso tempo di ridurre le emissioni annue, abbassare i costi derivanti dai consumi elettrici, aumentare il tempo di vita dei dispositivi e degli impianti, ridurre la necessità di manutenzione.
Almeno per l'illuminazione si potrebbe utilizzare un sistema elettronico a timer, che spegne tutte le luci a un'ora programmata.

33. Risistemare i cieli e la terra
Sarebbe possibile lanciare uno specchio gigante nello spazio per deviare i raggi solari? E si potrebbe pompare nella stratosfera del solfuro per raffreddare il pianeta? Queste potrebbero senza dubbio sembrare delle teorie da fantascienza, però sono sempre di più gli scienziati che stanno praticando l'idea come un gigantesco piano B, nel caso tutti i modi di diminuire le emissioni di CO2 dovessero fallire. La scienza che si occupa di cambiare il clima su scala planetaria viene detta "geoingegneria" e si occupa, come si è detto, di progetti che a molti potrebbero sembrare folli, ma che proprio in quanto tali danno una misura di quanto sia disperata la condizione del nostro pianeta.

34. Rastrellare i colori dell'autunno
Cosa disturba di più le domeniche mattine d'autunno dei sobborghi americani? La risposta è semplice: i 70 db del rumore prodotto dagli spazza-foglie, macchine infernali che liberano i vialetti delle case dall'invasione delle foglie autunnali, sprigionando oltre al rumore anche una discreta quantità di gas. Si tratta di macchine che consumano molto (visto che vengono apprezzate soprattutto per essere quanto più prossime ad un uragano) e sebbene siano stati fatti tentati di riduzione dei consumi, un'ora di spazza-foglie spreca un litro di gas e di benzina. Considerando che in America esistono complessivamente 12 ettari di giardini domestici, il prezzo da pagare è troppo alto per qualcosa che si potrebbe fare tranquillamente con un rastrello. Inoltre non si può appoggiare lo spazza-foglie al muro quando si è finito.

35. Ridurre il consumo di carta
Il consumo annuo di carta in America è di circa 40 milioni di tonnellate; il 50% viene riciclato, ma il resto continua ad essere polverizzato. La carta non cresce sugli alberi e ogni anno 900 milioni di piante vengono ridotte a carta e polpa di legno; l'abbattimento di alberi può essere ridotto comprando più carta riciclata, risparmiando anche il 60% sull'energia necessaria alla produzione. Una tonnellata di carta riciclata fa risparmiare 4400 kW all'ora di corrente, 30000 litri di acqua, 19 alberi (ciascuno dei quali è in grado di filtrare fino a 27 chili di inquinanti dall'ambiente).

36. Vendere il carbonio come forma di guadagno
Il Meccanismo di Sviluppo Pulito del protocollo di Kyoto (CDM) permette alle aziende nel mondo ricco di guadagnarsi crediti da spendere in progetti di efficienza energetica nel mondo in via di sviluppo. L'idea ha creato un fiorente mercato del carbonio che si aggiunge a quello degli scambi o vendite delle quote di emissione già esistente; si è prodotto un finanziamento a progetti di efficienza che ha permesso il risparmio di 104 milioni di tonnellate di CO2 in un solo anno. Si è scoperto però qualche furbo: alcune imprese cinesi usavano sistemi di pulizia molto economici creando un ciclo con cui richiedevano crediti per milioni di dollari.

37. Usare il libero mercato
Come sappiamo, molte nazioni impongono alle imprese dei tetti di emissione che non possono essere superati, usando il sistema delle quote. Alle imprese che riescono a mantenessi al di sotto delle soglie, è stato permesso in America di vendere i crediti non consumati alle imprese che non sono riuscite nello sforzo virtuoso, facendo del carbonio (con l'appoggio anche degli ambientalisti) un vero e proprio mercato.

38. Usare qualche imballaggio in meno
La maggior parte di quello che acquistiamo è spesso inserito in imballaggi, di frequente anche esagerati rispetto alle dimensioni del prodotto; si tratta di imballaggi che devono essere prodotti e consegnati, con conseguente spreco di energia e carburante. Fortunatamente qualcosa si muove: il gigante delle stampanti HP, ha annunciato che ridurrà il proprio imballaggio rendendolo più leggero, riducendo le emissioni di un quantità equivalente a quella prodotta da 3500 auto in un anno; anche le confezioni della Wall-Mart , usate per acqua e rosticceria, saranno prodotte con 5g in meno di plastica. Qualcosa può fare anche l'utente finale, restituendo, per esempio, i tovaglioli o le bustine di zucchero in eccesso.

39. Far crescere il proprio giardino
Negli USA vengono spesi ogni anno 5 miliardi di dollari per fertilizzanti derivati dai combustibili fossili, i quali accelerano il rilascio di sostanze chimiche dal terreno,come l'ossido di azoto, un gas serra. Le alternative ci sono, dal vecchio concime alle foglie cadute, che contengono solo il 4% di azoto. Esistono anche degli avventurosi giardinieri che utilizzano un composto fatto in casa, contenente estratti di alghe per fornire il potassio, olio e proteine del pesce per fornire l'azoto.

40. Avere un budget di carbonio
Una profonda ingiustizia all'interno del riscaldamento globale sta nel fatto che a soffrire le pene peggiori sono proprio i Paesi più poveri, che allo stesso tempo sono anche quelli meno colpevoli, contribuendo in misura minore alle emissioni planetarie. La soluzione proposta da alcuni per ovviare a questa ingiustizia, sta nel dividere le possibile emissioni annue globali tre le nazioni, ripristinando così una sorta di equità. Anche in questo caso, le nazioni più virtuose possono vendere la parte delle emissioni non consumate a quelle meno virtuose, che magari non riescono a separarsi dal loro amato SUV. Ad ogni cittadino può essere data una carta di credito che non contiene soldi, ma quote di emissione. Così, chi compra un SUV spende una parte o tutti i crediti concessi e dovrà stare più attento per i prossimi acquisti. Se si vuole tornare a vivere come si viveva nel 1989, basta pagare.

Fonte: Time del 9 aprile 2007




giovedì 11 marzo 2010

51 gesti per salvare il pianeta (parte III)


(Segue dal post precedente)

21. Rivestire lo scaldabagno
Con una modica cifra, compresa fra gli 8 e i 15 euro, è possibile acquistare una copertina per il nostro scaldabagno, riuscendo a risparmiare annualmente fino a 110 kg di emissioni in CO2. Dopo cinque anni di vita circa, infatti, gli scaldabagni tendono a diventare meno efficienti a causa della perdita di isolamento interno. Uno strato in più, quindi, fa sentire meglio entrambi.

22. Saltare la bistecca
Domanda: produce più inquinamento una BMW o un panino da McDonald's? Sembra incredibile, ma l'hamburger inquina di più: difatti i dati della FAO confermano che il settore dell'allevamento produce il 20% delle emissioni globali di gas serra, più del settore dei trasporti. I gas emessi derivano in parte dagli escrementi e in parte dai gas che sono la naturale conseguenza della digestione degli animali. Il metano originato dalle flatulenze ha un potere riscaldante pari a 23 volte quello del carbonio, mentre l'ossido di nitrato contenuto negli escrementi ha un potere riscaldante 296 volte superiore.
Ci sono 1.5 milioni di bovini sul pianeta, insieme a una popolazione di 1.7 pecore e capre. La quantità di animali da allevamento è in continua crescita e nel periodo tra il 2001 e il 2050 ci si attende un raddoppio del numero di animali. Rinunciare a qualche bistecca ogni tanto in favore di un'alimentazione (anche più sana) basata su verdure può far risparmiare molta più CO2 di quanta ne farebbe risparmiare il passare tutti da un'auto normale a una ibrida.

23. Copiare la California
Terry Tamminen, ex consigliere ambientale di Arnold Schwarzenegger, si sta rivelando un vero Terminator del carbonio. Dopo essersi guadagnato l'appoggio delle imprese per il suo mandato del 2006 in cui si proponeva di ridurre le emissioni nazionali dell' 80% entro il 2050, ha lasciato il suo incarico per organizzare un risposta nazionale al riscaldamento globale. In una nazione che deve ancora ratificare gli accordi di Kyoto, Tamminen sta creando un piano globale senza finanziamenti privati, in 50 stati. Sono già 19 gli stati che hanno deciso di basare i propri piani sulle proposte dell'ex assistente del governatore californiano o su piani ancora più severi.

24. Dire basta alle buste di plastica
Le buste che portiamo a casa dal supermercato finiscono quasi sempre in qualche discarica. Ogni anno vengono distribuiti 500 miliardi di buste di plastica e solo un 3% viene riciclato; sono fatte di solito di polietilene e possono impiegare fino a 1000 anni per biodegradarsi nella discarica, da cui vengono emessi pericolosi gas serra. Per ridurre l'invasione dei sacchetti di plastica basta usare mezzi alternativi, come le buste composte di tessuto o di materiali biodegradabili ottenuti dalla piante.

25. Favorire l'agricoltura locale
Scegliere prodotti coltivati o realizzati in posti vicini a dove abitiamo significa far sì che essi debbano percorrere meno chilometri per arrivare alla nostra tavola, sprecando di fatto meno carburante durante il trasporto. Scoprire i commercianti più vicini è facile, poiché esistono numerosi siti internet che permettono di trovarli. E' anche possibile unirsi a qualche azienda agricola, portando a zero i chilometri che i prodotti devono percorrere; nel mondo, esistono numerosi progetti di agricoltura supportata dalla comunità che permettono a singoli individui di comprare una parte della produzione annua dell'azienda in cambio, per esempio, di una cassa di prodotti ogni settimana per una stagione.

26. Piantare una siepe di bambù
Il bambù forma delle siepi bellissime e poiché cresce velocemente (fino a 30 cm al giorno, a seconda delle specie) assorbe più CO2 di un roseto. La sua crescita va tenuta sotto controllo, altrimenti potrebbe degenera. Esagerare però nel limitare la sua crescita potrebbe ridurne fortemente le capacità di assorbimento, tant'è che in realtà effetti notevoli si notano solo in presenza di grosse piantagioni. Quant'è grosso il vostro giardino?

27. Volare dritti
Gli aerei sono tra i mezzi che impiegano più carburante per funzionare; un modo per ridurne l'uso è sistemare i punti di ingresso e di uscita delle traiettorie aeree che ciascuna nazione ha, in modo che si possano realizzare segmenti di volo il più rettilinei possibile. Qualche anno fa, la International Transport Association ha creato una rotta più diretta dalla Cina all'Europa, tagliando mezz'ora dal tempo di volo ed eliminando 84800 tonnellate di CO2 l'anno. Se i cieli europei si unificassero in un unico, si potrebbe risparmiare fino al 12% di carburante ogni anno. Le improvvise variazioni di quota sono ritenute come un'altra tipica causa di spreco di carburante e si sta diffondendo l'idea di suggerire ai piloti di effettuare delle discese continue finché l'aereo non raggiunge la pista di atterraggio, dove può essere trascinato anzichè muoversi sulla pista fino al punto di arresto da solo. Il modo migliore per ridurre i consumi resta comunque volare di meno, a meno che voi non abbiate la scopa di Harry Potter…

28. Organizzare un matrimonio verde
I vostri ospiti vengono da lontano e sprecano carburante per raggiungervi? Compensate il tutto con una bella donazione a qualche progetto di studio per le energie rinnovabili. Date al vostro matrimonio un tocco locale: vino da un enoteca del posto o birra da una birreria nei paraggi; comprate la torta da in una pasticceria non troppo lontana ed usate usate fiori di stagione, quindi non importati. Consideratelo il vostro regalo di nozze al pianeta.

29. Lasciare la cravatta a casa
Una cravatta può aiutare il pianeta rimanendo a casa. Nella calda estate del 2005, gli impiegati giapponesi hanno accantonato la loro classica uniforme da lavoro in favore di colletti aperti e colori tropicali accesi. Tutto faceva parte del progetto del governo di ridurre i consumi mantenendo per tutta la stagione la temperatura negli uffici a 28 gradi centigradi. Seppur l'iniziativa abbia provocato una certa confusione nelle menti dei sarti giapponesi, ha permesso comunque al governo nipponico di risparmiare 71700 tonnellate di CO2 in una sola estate.

30. Spegnere il computer
Lo screensaver sarà forse un mezzo per tutelare lo schermo quando non viene usato, ma non può considerarsi un mezzo per risparmiare energia. Secondo alcune stime, il 75% dell'energia che viene consumata in un'abitazione è dovuta ad elettrodomestici (come tv, lettori DVD, computer) che non vengono spenti correttamente quando non sono utilizzati. Il computer (monitor escluso) consuma dai 60 ai 250 watt al giorno. Considerando un computer acceso tutti i giorni per quattro ore si potrebbe risparmiare fino a 50€ all'anno. Ma soprattutto sarebbe degno di nota l'impatto ambientale, poichè la macchina emetterebbe l'83% di CO2 in meno, per un totale di circa 63 kg annui.





lunedì 1 marzo 2010

51 gesti per salvare il pianeta (parte II)



(Segue dal post precedente)

11. Dare un altro sguardo ai vestiti fuori moda
Spesso non ci pensiamo, ma comprare un capo di seconda mano significa evitare di spendere energia per produrne uno nuovo, con associata tutta la quantità di emissioni che evitiamo alla nostra atmosfera. Se consideriamo i capi in fibra sintetica, dobbiamo ricordarci del petrolio che è stato impiegato per produrre la materia prima; il cotone invece, anche se ha un impatto molto ridotto sull'ambiente, rappresenta un tipo di produzione che globalmente totalizza un quarto dei pesticidi usati. Un consiglio? Invitate qualche vostro amico e scambiatevi i vestiti che non mettete più.

12. Catturare l'anidride carbonica
L'industria del carbone è fra quelle più colpevoli per le emissioni di diossido di carbonio nell'atmosfera; purtroppo, il suo utilizzo è indispensabile per molti Paesi industrializzati, dal momento che esso viene utilizzato (in particolare bruciato) per produrre energia. Ma cosa accadrebbe se i fumi prodotti dalle centrali a carbone non fossero rilasciati nell'aria ma catturati e inviati nel sottosuolo?Alcuni studi realizzati dalla International Energy Agency (IEA) di Parigi riportano che la cattura dell'anidride carbonica avrebbe un impatto ambientale secondo solo alle politiche di risparmio energetico, ragionando in termini di quantità di diossido che non verrebbero abbandonate nell'atmosfera.
Gli ostacoli principali all'adozione di queste soluzione sono due: in primis i costi, che si aggirerebbero intorno ai 50 dollari per ogni tonnellata di diossido catturata (costi abbattibili se la tecnologia ci venisse incontro e se i governi rilasciassero opportuni incentivi alle aziende che volessero virtuosamente adottare la cattura del diossido). L'altro ostacolo risiede invece in una conoscenza scientifica ancora insufficiente per stabilire criteri e metodologie realizzativi.

13. Lavorare vicino casa
E' risaputo che stare in coda in un ingorgo contribuisce enormemente all'inquinamento globale, tant'è che una cosa sensata da fare sarebbe spostare la propria casa il più vicino possibile al luogo di lavoro. Ma in realtà esiste qualcosa di ancora più sensato: spostare il proprio ufficio in casa propria.
Il telelavoro è infatti la prossima frontiera dell'impiego, che oltre a salvaguardare l'ambiente dalle emissioni, salvaguarda anche chi lavora consentendogli di fare il proprio lavoro in un ambiente più confortevole.
Laddove questa nuovo modo di concepire l'impiego non fosse ancora attuabile, alcune compagnie hanno cominciato ad utilizzare quello che si chiama proximate commuting, ovvero una metodologia per cui ogni lavoratore (nei casi in cui l'azienda abbia più sedi nella stessa città) viene abbinato alla sede più vicina alla sua abitazione, risparmiando anche sul tempo di guida necessario per raggiungere l'ufficio.

14. Prendere l'autobus
Solo negli USA, il trasporto pubblica permette di risparmiare annualmente 5.3 miliardi di litri di gas, che si traducono in 1.4 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Sfortunatamente i viaggi sono realizzati in macchina per l'88% negli USA e per l'80% in Europa. Questo accade perchè il trasporto pubblico è più facilmente reperibile nelle aree urbane. Un'alternativa sembra essere la bus rapid transit (BRT), un servizio di autobus più lunghi della norma che viaggia su corsie dedicate.
Il treno e le metro sarebbero la soluzione migliore ovviamente, ma usando bus ibridi o elettrici si potrebbero ottenere buoni risultati anche al di fuori delle rotaie.

15. Spostarsi nei quartieri alti
Non tutti possiamo permettercelo, si sa, infatti questa vuole essere solo una constatazione molto strana: sembra infatti che nel centro delle grandi metropoli come New York, Londra e Tokyo, gli abitanti del centro siano più propensi a usare i mezzi public e la bici per spostarsi ogni giorno verso il luogo di lavoro. A New York, inoltre, si registra che otto milioni di persone riescono a vivere compressi in un'area di 780 kmq, accorciando di fatti tutti gli spostamenti necessari alla loro vita quotidiana: non solo quelli legati al lavoro, ma anche quelli per procurarsi da mangiare. Tutto questo ovviamente riduce notevolmente la traccia di emissioni che ciascuno si lascia dietro.

16. Pagare online
Pagare online significa risparmiare molta carta. Questo non solo fa un favore ai nostri amici alberi, ma ci evita anche tutto il carburante necessario ai camion e agli aerei che trasportano le fatture in giro per il mondo. Molti temono di usare la propria carta di credito su internet per timore di essere vittime di qualche truffa. In realtà i pericoli possono facilmente essere evitati usando alcune semplici accortezze, per esempio eliminando le mail da mittenti che non conosciamo (possibili tentativi di phishing) e controllando spostamenti di denaro non autorizzati. Segnalando i problemi subito la carta di credito sarà in salvo e pronta a nuovi acquisti.

17. Aprire la finestra
Una grossa quantità delle emissioni annue di CO2 è dovuta alle nostre abitazioni. Molto spesso aprire una finestra basta ad evitarci l'accensione del condizionatore, che va usato portandoci 1-2 gradi al di sopra della temperatura esterna in inverno e al di sotto in estate. Per il resto vale quanto detto nei post precedenti: isolamento degli infissi a tutto spiano e uso oculato di lavatrici e lavastoviglie. Diamo una sistemata anche alla doccia, in modo che non spari fuori una quantità di acqua spropositata.Naturalmente chiudiamo l'acqua mentre ci insaponiamo.

18. Far controllare da esperti la propria abitazione
E' un'operazione che ci permette di sapere quanta energia viene consumata dalla nostra abitazione e come ridurla. Si può arrivare a risparmiare anche 450 kg di CO2 emessi in un anno. A questo indirizzo si può fare un'autodiagnosi della propria casa.

19. Comprare energia verde
In Italia non esiste ancora una legge ben definita che permetta sussidi per la produzione in proprio e la vendita di energia verde. Allora si può comprare l'energia verde da qualche altra parte nel mondo, per esempio in Gran Bretagna e Germania. Oltre ad aver acquistato energia a basso costo, si ottiene anche il risultato di sostenere questa nuova industria emergente.

20. Controllare l'etichetta
Molti di voi quando accendono il computer, sulla schermata nera iniziale che riassume le caratteristiche principali della macchina, trovano in alto una stella con la scritta energy, a testimonianza che la macchina di fronte a voi riduce l'uso di energia e preserva l'ambiente dall'inquinamento. Negli USA la stella è stata anche usata per classificare luoghi pubblici virtuosi (come hotel e bar) che derivano la propria energia in modo ecologico, risparmiando fino al 35% sui costi rispetto ai locali normali. Così i clienti possono vedere la stella all'ingresso e premiare i locali virtuosi con la propria scelta, sapendo allo stesso tempo che un risparmio per il proprietario significa anche un risparmio sul conto del cliente.

Fonte: Time del 9 aprile 2007