
Rieccoci, ancora un'altra volta (e temo non sarà l'ultima). Ancora un'altra volta fiumi di inchiostro riempiono i giornali, con quella falsa costernazione mista a vero cinismo, per annunciarci l'ennesima morte di un soldato italiano in una missione all'estero, ancora una volta in uno dei campi di battaglia paerti unilaterarmente dagli americani, in barba alle prassi internazioni, in merito di eventuali interventi armati.
Alla luce di ciò , prepariamoci per tutta la prossima settimana a risorbirci i commenti affranti dei nostri politici, che essi siano o no fra coloro che hanno votato perchè l'ultimo soldato ucciso fose proprio lì dove è stato ucciso. Così ci saranno i pianti greci della sinistra che all'opposizione si batteva per richiamare i soldati ma quando era al governo ha votato il rifinanziamento alle missioni in Asia, e l'immagine in alta definizione della faccia da culo della destra, che ha spedito i contingenti al guinzaglio degli americani qui e là come gruppi di paladini della democrazia e della ricostruzione, ma quando si è trovata all'opposizione dopo 5 anni ha votato contro il rifinanziamento delle missioni pur di far cadere il governo. Complimenti per la coerenza.
Ma ogni volta che una notizia del genere ci raggiunge, io non posso fare a meno di chiedermi perchè i nostri soldati siano ancora lì dove sono. Non mi si venga a dire per questioni democratiche e che la nostra è una missione di pace, perchè si può andare in Afganistan o in iraq con le migliori intenzioni pacifiste, ma se chi ti aspetta ti spara addosso allora proprio di assenza di guerra non si può parlare. Non è necessario sempre un accordo bilaterale per dare inizio alle ostilità.
Non posso neanche accettare le solite storielle dei benefattori per la ricostruzione, perchè per ricostruire si parte con calcestruzzo e arnesi, non con fucili e carriarmati. Effettuare operazioni militari di controllo delle aree interessate dall'intervento americano non può dirsi inoltre non appoggiare la missione militare, perchè si è colpevole come chi fa il palo in una rapina, senza entrare direttamente in banca.
Sono sicuro dentro di me, che non dovremmo contare a tuttoggi quasi 30 morti, se si fosse partiti come manovali e non come soldati. I terroristi non colpiscono chi li aiuta, a volte li rapiscono, è vero, ma come avete visto nessuno di questi è mai morto.
Voglio soltanto ringraziare i missionari e i giornalisti che operano nelle zone di guerra, i primi per il sollievo che offrono ai feriti e alle vittime (senza fare distinzione), i secondi perchè con i loro racconti ci evitano le inutili notizie edulcorate con cui ci alimenterebbero ogni giorno altrimenti.
Non cancellando la mia pertecipazione a chi è vicino all'ultima vittima di questa guerra nascosta, vorrei comunque ricordare che ciascuna delle persone che partecipa alle missioni lo fa per sua volontà ed è be retribuita; mi è difficile distinguere tra dovere, credenze politiche, puro interesse economico.
Questa sera sentirò ancora dire quanto tutti ci sono grati perchè l'Italia porta il suo contributo nelle missioni di pseudo-pace. Ma proprio perchè io non credo alla pace di carta, io dico: non nel mio nome

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