
Esistono campi dell'economia, in pratica settori del commercio, in cui una o poche aziende costituiscono un'oligarchia imperante, con accordi segreti(i cosidetti cartelli), per mantenere i prezzi dei loro prodotti (comuni in quanto a tipologia) al di sopra di una certa soglia di prezzo, cosichè ciascuna possa vivere una vita tranquilla, sapendo di non dover temere nè gli avversari nè il calo di produzione e prezzi.
E' quello che succede per esempio nel campo delle multinazionali del petrolio, che in repubbliche delle banane, come l'Italia, effettuano i cartelli, mantenendo i prezzi della benzina e dei vari carburanti mai al di sotto di un certo livello; ciò che è peggio, è che questo livello non è fisso, ma viene periodicamente elevato: così, il prezzo del carburante sale giustificato dal rincaro del petrolio,poi il petrolio ritorna su livelli normali di prezzo, ma il carburante non ridiscende. Un altro livello è stato appena modificato. Altra sperequazione si aggiunge a quella già esistente (per esempio le tasse sulla benzina che finanziavano le campagne fasciste in Africa e che si continuano ancora a pagare) e il prezzo della merce trasportata su strada (praticamente l'80% del totale), aumenta le proprie tariffe di conseguenza.
Tutto questo in barba alle più elementari ed importanti leggi dell'antitrust, che favoriscono la concorrenza e la diminuizione dei prezzi in favore degli acquirenti.
Si sente spesso parlare di tutto questo a proposito dei rincari di luce, gas, cellulari e zucchine, ma noto con una certa tristezza che raramente si fa menzione alle posizioni dominanti nell'informatica. La posizione di Microsoft mina difatti le leggi sul mercato dell'informatica, con una posizione di monopolio che si è estesa anche alle case prodruttrici di hardware. Da quasi ingegnere informatico, mi sono più volte trovato nella spiacevole condizione di non riuscire a trovare driver per le periferiche per sistemi non MS, con infinite e speso infruttuose ricerche sul web. Negli ultimi 20 anni, infatti, la casa di Ridgemont ha donato computer con il proprio sistema operativo alle università, cosichè i neolaurandi fossero ADDESTRATI a produrre software per tale piattaforma, fino a far sì che anche i produttori di harware facessero lo stesso. Le continue multe da parte dell'UE non sono casuali, eppure le alternative per ua scelta DEMOCRATICA delle proprie preferenze software sarebbe possibile: da quasi un anno ormai sono passato ad un utilizzo all'80% di Linux (gratuitamente distribuito), notando da subito la grossa disponibilità di modifiche alle sue varie forme base e la possibilità di personalizzare il proprio sistema a proprio piacimento. Un sistema democratico, che permette di partecipare attivamente al mondo dell'informatica, al contario del malloppetto Windows, che ci si trova in mano senza poter far altro che usarlo, nel bene e nel male (particolarmente in relazione alla sua affidabilità, minima rispetto a quella dei concorrenti anche open source, tanto che Linux si è conquistato più del 60% dei server mondiali).
Oltre a ciò, esiste anche la possibilità Apple, che non è gratuita, ma va comunque abbinata alla grande ricerca hardware che accompagna i prodotti e all'estrema convenienza rispetto a Windows (150€ contro i quasi 600 rispettivamente per la versione top di MacOs Leopard e Vista).
La vita professionale di un ingenere informatico si presenta così poco libera e già dettata, soprattutto poco economica. In ogni caso la comunità di Linux è gagliarda, prima o poi il pinguino l'avrà vinta. Viva l'informativa e viva la democrazia.

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