Ad ottenebrare maggiormente la già trista vita dello studente di ingegneria, si aggiungono impietosamente i bimestri di 4 corsi. Ogni corso, indicato come difficoltà 5 CREDITI, aggiunto agli altri 3 del bimestre, costituisce una complessità totale di 20 crediti ogni 2 mesi. Tenendo conto che ogni credito rappresenta 25 ore di studio, in 2 mesi uno studente modello (specie in via di estinzione, ricercato anche dal WWF) dovrebbe studiare 25x20 = 500 ore, che divise che per i 60 giorni che costituiscono un bimestre, dovrebbe studiare più di 8 ore.
Eliminato il tempo per le lezioni, per il pranzo, per la doccia, per il bisogno, per la/il fidanzata/o, per la cena, tenendo conto che spesso si deve andare a letto presto per svegliarsi il giorno dopo alle 6, tolte le evntuali uscite del venerdì (perchè il cervello dopo una settimana di università non vada in sciopero sindacale), il medesino studente modello di cui sopra, finisce per studiare meramente 4-5 ore durante la settimana, e solo nel weekend può fare qualche straordinario. In ogni caso rinunciando alle domeniche e alle festività intermedie fra due bimestri.
Se ciò non bastasse, il consiglio d'area di alcune delle Ingegnerie della Sapienza, avevano deciso (fino a qualche tempo fa, almeno) di proibire i cosìdetti ESONERI, le prove intermedie che permettono agli studenti di alleggerire il peso dell'esame totale a fie corso. Perchè? Alcuni professori si lamentano che nel periodo degli esoneri degli altri docenti, le proprie lezioni vengono quasi desertate.
Ma tale regole non valevano per lei, Ciumachella, nomignolo che ci ricorda quelle belle origini romanesche di una donna, che a lezione parla dell'atomo come di un ACCROCCHETTO CICCIOSO.
Così, passate in segreteria come esercitazioni, gli esoneri venivano eseguiti con sotterfugio, con tanto di voti appesi al dipartimento di chimica.
Così, una mattina di estate, tuffavo la mia allegra faccia pre-vacanziera nelle righe della tabella coi voti del secondo e ultimo esonero accanto a quelli del primo.
Giungevo pertanto con la vista alla riga riferita al mio nome e notavo, con dispiacere anche di alcune valvole sistoliche, che il voto del mio secondo esonero non compariva.
Giratomi casualmente, notavo la presenza di Ciumachella alle mia spalle e con pronta energia, mi recavo nello spazio ad ella antistante. Guardandomi come una docente di chimica guarda uno streptococco al microscopio, mi osserva dai capelli alle estremita degli alluci e mi dice: "Che te serve?".
Con molta calma, le rivolgo parole dolci e mellifere, come un novello Lucrezio con in mano i suoi versi:
"Mi scusi, ma il voto del mio secondo esonero non compare".
Lei mi guarda e mi odia nel suo intimo per la grave insinuazione, nonostante nel suo intimo c'è Chilly.
"Beh, se vede che nun sei venuto all'esame".
Abbandonati i panni atarassici di Lucrezio, comincio ad indossare quelli combattivi di Cesare che parla di Vercingetorige:
"Guardi che io sono venuto all'esame"
Lei comincia a riavvertire il ciclo mestruale causa mia insistenza, nonostante le ventate post-menopausa che certo da non poco tempo interessavano il suo essere:
"Beh, allora se vede che nun me l'hai consegnato".
Anche Cesare mi abbandona, comincio a sentirmi addosso la toga di Cicerone, con tutti i presenti seduti sugli scranni del senato (ma all'entrate c'era scritto CHIMICA o SPQR?):
"Guardi che io gliel'ho consegnato...".
Lei ricaccia fuori gli scudi del 1527, lasciati dai Lanzichenecchi proprio sotto il dipartimento, e con aria di sfida mi intima:
"Ah sì? Allora se vedemo 'o studio mio all'ora de ricevimento, così vedemo".
Imboccato il corridoio del suo studio nell'ora di ricevimento, notavo fila di 50 persone, che scompariva dietro l'angolo senza che fosse possibile avvistarne la testa. Ciumachella in un'ora a settimana faceva ricevimento, esami, verbalizzazioni e forse (vista la fila in conformazione classica) pagava anche le pensioni mensili.
Vista l'imminente lezione pomeridiana, mi getto tra le fila della fila, pregando e scusandomi, e trovatomi davanti a Ciumachella, gridavo:"Eccomi, sono qui".
"E chi saresti tu?"
"Come chi sono? Sono quello di cui ha perso il compito stamattina"
"Ah, sì, me ricordo. I compiti stanno lì, vattelo a cerca'".
Con la foga di chi sa di aver vinto alla lotteria, ma non si ricorda dove ha messo il biglietto, lo trovo, con tanto di correzione e voto.
"Eureka" avrei voluto gridare, ma dissi: "Ecco".
"Ah, ma allora c'è. Torna domani che verbalizziamo".
Domani? Ancora? Perchè? Mi arrendo al triste destino.
Di buona lena, mi reco nel suo studio l'indomani mattina, svegliandomi insieme a Calimero, per non arrivare tardi e dover risaltare la fila.
Mi presento dabanti alla sua scrivania, così coperta di scartoffie da aver malappena lo spazio per poggiare la penna
"Eccomi"
"Chi sei tu?"
"Come chi sono? Sono quello che è venuto a verbalizzare il compito. Ecco il documento di identità"
"Ma qui leggo il tuo voto a matita. Hai fatto l'esame oggi?"
"Ma non si ricorda? Ieri mi ha perso il compito"
"Ora mi ricordo...Sì, quello che c'aveva tutti l'occhi iniettati de' sangue"
"Beh, mi aveva perso il compito. Come è potuto succedere?"
Assume, a questo punto, colorito prossimi all'esplosione atomica:
"Perchè perchè perchè...Errare humanum est. Nun è che mo' uno se po' lamenta' de questo".
Una settimana fa, a lezione aveva detto:
"'St'università nun funziona, se vedete 'n disservizio, ve dovete da' lamenta'!!!!"

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