
Come diceva Tito Livio, la storia è "magistra vitae" e in quanto tale dovrebbe portare gli uomini sulla strada verso il non ripetere quello che è già capitato in passato, perchè alcuni errori sono davvero irripetibili. Purtroppo, c'è ancora qualcuno che non riconosce il fatto che la storia sia sempre destinata a ripetersi oppure lo ignora più o meno volontariamente.
Consideriamo per esempio la politica del primo ministro inglese Olivier Cromwell nel '600: il suo odio e quello dei suoi seguaci per gli irlandesi (ritenuti una razza inferiore, un po' come facevano i cristiani coi protestanti) l'aveva portato a instanziare in modo forzoso comunità protestanti nell'allora cattolicissima Irlanda. Il risultato di quell'errore lo conosciamo: decenni di lotte civili, migliaia di morti, innumerevoli attentati. Sangue sparso così violentemente da meritarsi un posto nei testi dei brani pop-rock degli ultimi decenni. Un classico accadimento ed errore storico da cui prendere esempio. Sarà servito?
Circa 300 anni dopo, a seguito della fine della seconda guerra mondiale, per farsi perdonare, come umanità, dei torti inferti agli ebrei (e 6 milioni di morti sono un bel torto), si decideva di impiantare, ancora forzatamente, un nuovo stato ebraico lì dove ormai da tempo si erano insediate comunità musulmane. Un luogo che forse un tempo era stato la patria degli ebrei, ma oggi non poteva più esserlo per gli accadimenti che si erano succeduti. Un errore politico immenso. Il risultato lo sappiamo bene tutti, perchè si vede benissimo ancora oggi, basta accendere la televisione. Un errore commesso in una piccola striscia di terra è riuscito a destabilizzare l'intero medio-oriente. Un altro caso in cui non si è guardato e non si è imparato.
Questo è un esempio che cito spesso perchè è a noi molto vicino e di facile approccio, ma certo le altre casistiche che potrebbero essere citate sono innumerevoli. Ogni volta si assiste, quindi, a un deja vu storico, perchè sentiamo di aver già vissuto, anche solo leggendolo su un libro di storia, quello che ci troviamo a leggere su un giornale. A volte si assiste anche a dei deja vu letterari, quando si legge qualche riga magari scritta secoli prima, ma ancora attualissima, che sembra descrivere perfettamente i tempi moderni e sembra uscita dall'editoriale di qualche giornale del giorno prima.
Questo è quello che è accaduto a me ieri sera, quando ho scoperto delle righe che sembrano dire esattamente quello che accade oggigiorno nel nostro Paese e proprio in questi ultimi tempi; sono parole che avrei tanto voglia di dire a una persona ben precisa e sono sicuro che leggendole penserete alla stessa persona e avrete la stessa voglia di dirle le parole che seguono.
"I popoli non giudicano come le corti di giustizia; non emettono sentenze; lanciano la loro folgore; non condannano i re; li ricacciano nel nulla. Questa giustizia vale quella dei tribunali. [...]
In quale repubblica la necessità di punire il tiranno ha suscitato controversie? Noi cerchiamo in ogni dove degli avvocati per patrocinare la causa di Luigi XVI. Consacriamo come atti legittimi ciò che presso ogni popolo libero sarebbe considerato il peggiore dei crimini. Invitiamo noi stessi i cittadini alla bassezza e alla corruzione. Potremo un giorno anche conferire civiche corone ai difensori di Luigi, poichè se difendono la sua causa possono anche farla trionfare; altrimenti non offriremmo all'universo che una ridicola commedia. E noi osiamo parlare di Repubblica. Invochiamo le forme perchè non abbiamo princìpi; ci vantiamo della nostra delicatezza perchè manchiamo di energia; mettiamo in mostra una falsa umanità perchè non sappiamo rispettare il popolo; siamo teneri con gli oppressori perchè non abbiamo cuori per gli oppressi".
Dal discorso di Maximilien De Robespierre all'assemblea legislativa del 3 dicembre 1792, sulle decisioni da prendere sul cittadino Luigi Capeto.

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