
In una fredda vallata al confine dei Monti Cambriani occidentali in Galles, più di mille alberelli, tutti piantati nei due mesi precedenti, stanno mettendo radici. Le piante sono specie indigene - faggi, frassini, querce, betulle e salici, tra le altre - ma i soldi che stanno dietro le piante non sono affatto indigeni. I passeggeri dei voli aerei prevenienti da luoghi lontani come gli USA e la Nuova Zelanda stanno sborsando 20 dollari a pianta nella speranza che gli alberi possano assorbire dall'atmosfera una quantità di diossido di carbonio pari a quella emessa durante una tratta aerea. Per Ru Hartwell, direttore progettuale di TreeFlights, che offre il servizio, "è una tassa verde auto-imposta - qualcosa di altruistico per il pianeta".
TreeFlights.com è solo una dei beneficiari di una crescente sotto-industria ambientale conosciuta come "bilanciamento del carbonio". Di solito, una di queste nuove compagnie calcola prima la quantità di gas serra che un individuo o un'impresa produce volando, guidando oppure illuminando e riscaldando un'abitazione o un ufficio. I clienti quindi pagano volontariamente le compagnie per poter investire in progetti che bilancino la quantità di carbonio che viene emessa. (Gli americani, affamati di energia, generano 20 tonnellate di diossido di carbonio all'anno pro capite; i Britannici, circa la metà). Così, per qualcosa compreso tra i 4 e i 40 dollari, allo scopo di compensare l'emissione di una tonnellata di diossido, un consumatore, diciamo in Germania, può finanziare le scuole e gli ospedali in Eritrea, perchè questi passino dall'energia elettrica generata tramite combustibile fossile a quella generata tramite pannelli solari. La semplicità dell'idea sta attirando molto interesse. I consumatori e le imprese in giro per il mondo hanno bilanciato volontariamente nel 2005 ben 6 milioni di tonnellate di diossido, elargendo 43 milioni di dollari, sette volte la somma elargita l'anno precedente. (Anche l'allora presidente inglese Tony Blair si diede da fare, avendo ricevuto pressioni affinché bilanciasse le emissioni derivanti dal viaggio della sua famiglia a Capodanno). Nel 2010 si potrebbe arrivare a bilanciare 400 milioni di tonnellate spendendo 5 miliardi di dollari, secondo le previsioni dell'istituto di consulenza ICF International.
Il bilanciamento volontario delle emissioni rappresenta un tipo di impresa ancora non riconosciuto e senza regole comuni per controllare le politiche di gestione dei progetti e delle compagnie che promettono di contrastare le emissioni, così le aziende di bilanciamento si sono presentate con un grosso numero di pratiche e metodi competitivi, non tutti graditi alla clientela.
Prendiamo l'inserimento di nuove piante. Sebbene gli esperti siano d'accordo che una pianta assorba il diossido dall'atmosfera, c'è ancora disaccordo riguardo alla quantità che una foresta può assorbire durante il corso della propria esistenza. Gli scienziati stimano che, a seconda della tipologia di suolo e clima, una foresta di 100 alberi può assorbire dalle 5 alle 10 tonnellate di diossido all'anno. Ma più passa il tempo più le stime diventano difficili. Alcune compagnie, come la London's Carbon Clear, non solo si occupano di piantare i nuovi alberi, ma si interessano anche che questi attecchiscano. Molte altre compagnie potrebbero non essere così diligenti e quindi malattie, incendi e abbattimenti potrebbero diminuire la lunghezza della vita delle piante.
Nell'ottobre del 2006, la Britain's Advertising Standard Authority mosse alla Scottish And Southern Energy (SSE) l'accusa di non essere in grado di provare la promessa di riuscire ad assorbire, tramite l'inserimento di nuovi alberi, le 140000 tonnellate di diossido emesse ogni anno dai suoi clienti. Un portavoce della SSE ha poi confermato l'impossibilità a provare che i 150000 alberi piantati in Brasile, Guatemala e Inghilterra possano mantenere la promessa della sua azienda.
Mentre alcune firme, come il colosso dell'informatica Dell, vogliono ancora sponsorizzare grandi iniziative di riforestazione, altre non stanno cogliendo l'occasione. L'HSBC ha smesso di occuparsi di alberi dopo aver bilanciato con successo 170000 tonnellate delle sue emissioni di diossido nell'ultimo quarto del 2005, tramite investimenti in energie rinnovabili. Secondo un portavoce, nonostante i molti alberi piantati in giro per il mondo, la banca americana non era riuscita a compensare le emissioni globali di inquinanti. L'HSBC cerca nuovi modi efficienti di investire il proprio denaro, come alcune fattorie del vento in Nuova Zelanda. Piantare gli alberi, fa sapere sempre la compagnia, "è una specie di mania". Molti gruppi ambientalisti sono d'accordo. In una recente dichiarazione, Friends of The Earth, Greenpeace e il WWF hanno invitato i consumatori ad evitare la riforestazione in favore di progetti "che supportino il passaggio ad energie non derivanti da combustibili fossili".
Senza regolamenti globali o anche nazionali, gli standard nell'impresa del bilanciamento sono diventati qualcosa di aperto a tutti. Sembra ovvio che i progetti dovrebbero ridurre le emissioni ad un livello più basso di rispetto a quello in cui ci si troverebbe se gli stessi progetti non esistessero, una condizione nota come "addizionalità". Ma questo non sempre succede.
Un certo numero di standard, anche se giunti in ritardo, sarebbe una buona notizia per i consumatori. Le grandi compagnie e i governi già beneficiano di un sistema comune di approvazione dei progetti di bilanciamento sotto gli auspici della Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico. Con un insieme comune di regole, il bilanciamento volontario potrebbe vedere i suoi seguaci - e la credibilità del mercato - aumentare. Ciò è bene, dicono molti ambientalisti, ma questi sottolineano anche che i clienti dovrebbero innanzitutto focalizzarsi nel ridurre le proprie emissioni. "Il bilanciamento potrebbe essere visto come un modo, per governi, imprese e singoli individui, per continuare ad inquinare senza fare cambiamenti nel proprio comportamento", dicono quelli di Friends of The Earth, Greenpeace e WWF nella loro recente dichiarazione. Così se il bilanciamento avrà un ruolo da giocare nell'impedire al genere umano di cuocere il pianeta, sarà un ruolo di supporto.

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