giovedì 18 dicembre 2008

Disastri poco eleganti II



Come promesso nel post precedente, ecco la traduzione di una parte rilevante dell'articolo del TIME riguardo la mortalità infantile dovuta alla diarrea; questa patologia, provoca la morte per disidratazione, una condizione che potrebbe essere risolta con un po' di sale, zucchero e di acqua, al costo di sei centesimi di dollaro al giorno.


"I pazienti come Sohag che riescono a raggiungere un ospedale sono fortunati. Molti di loro vengono curati e dimessi nel giro di qualche giorno. Ma molti bambini non raggiungono mai un centro di cura e muoiono di disidratazione, mentre perdono i liquidi corporei più velocemente di quanto riescano a rigenerarli. I membri della loro famiglia non sanno come preparare un rimedio salva-vita che può essere realizzato al costo di qualche penny: un dito di sale e un pugno di zucchero dissolti in una caraffa d'acqua, la più semplice delle ricette per una soluzione utile alla reidratazione orale.

Economico; ma niente è disponibile come dovrebbe. La reidratazione orale ha salvato la vita di più di 40 milioni di bambini da quando è stata testata per la prima volta durante un'epidemia di colera tra i rifugiati sul confine tra India e Bangladesh nel 1971. Ma decenni dopo, rimane ancora molto sottoutilizzata. Perchè?

Perchè le città affollate e le aree remote delle nazioni più povere spesso non hanno adeguate strutture sanitarie nelle vicinanze; perchè i genitori dei bambini più piccoli non apprendono come realizzare la soluzione per la reidratazione orale a casa; perchè i sacchetti con la mistura di sale e zucchero richiedono impacchettamento, immagazzinamento e distribuzione a chi ne ha bisogno; perchè la reidratazione orale inizialmente non riduce la defecazione del bambino, portando alcuni genitori a pensare che non funzioni e ad arrendersi. Perchè - forse soprattutto - il nostro senso delle priorità sanitarie globali è purtroppo divergente. Mentre la diarrea è la principale causa di morte nei paesi in via di sviluppo, nel mondo ricco non è niente più che un fastidio. Quindi le nazioni sviluppate profondono i fondi per le cure sanitarie nelle aree percepite come quelle aventi i rischi più elevati. Si comprano farmaci antivirali e si ordinano vaccini per proteggersi contro il potenziale pericolo dell'influenza aviaria invece di portare sacchetti che costano solo sei centesimi al litro a chi muore di diarrea altrove. Ma muoiono più bambini di diarrea in un giorno di quanti ne siamo mai morti con l'influenza aviaria.

Disastri che hanno più alto profilo e più attivisti - come l'AIDS, tubercolosi e malaria - attraggono molto più interesse e denaro da grandi donatori e governi, sulla base errata che uccidano più bambini. Le celebrità non partecipano a concerti che combattono la diarrea".

giovedì 11 dicembre 2008

Disastri poco eleganti I



Se ho scritto questo post, se posseggo un computer per farlo, se voi ne possedete un altro per leggerlo, vuol dire che noi tutti siamo stati fortunati, perchè nati nel lato giusto del mondo, quello che spreca e usa più del necessario, quello che con i propri comportamenti sconsiderati affama il lato sbagliato del mondo. E' di questi giorni l'ennesima statistica sul numero più o meno esatto di poveri nel mondo, una statistica che arriva come sempre sotto Natale, giustamente perchè in questo periodo ciascuno di noi è portato per tradizione a fermarsi a riflettere maggiormente su alcuni argomenti delicati.

Comunque, durante tutto l'anno, le tv e i giornali si riempiono di lodevoli iniziative di VIP a sostegno delle tragiche situazioni dei poveri, specie dei bambini: attori e cantanti sostengono (meritoriamente) le campagne contro l'HIV e la malaria, definendole come le malattie che causano maggior morti infantili nel mondo. Fa molto rumore e scintillio fregiarsi come paladini della lotta a queste malattie, soprattutto perchè sono presenti anche nel nostro mondo evoluto. Ma nessuno dice la verità assoluta: la dissenteria (la nostra normale diarrea) uccide più bambini dell'HIV,del morbillo e della malaria messe insieme. Ecco la triste classifica, col triste numero dei morti annuali tra l'infanzia (dati del 2006):


  • polmonite: 2 milioni di morti

  • diarrea: 1.9 milioni

  • malaria: 853.000 morti

  • morbillo: 395.000 morti

  • HIV/AIDS. 321.000 morti





Naturalmente, quando si è VIP non fa molto spettacolo (e pubblicità) pubblicizzare la lotta alla diarrea.

Nel prossimo post tornerò a parlare dell'argomento e pubblicherò uno stralcio dell'articolo apparso sul Time del 16 ottobre 2006, che sto provvedendo a tradurre. Se qualcuno è interessato, posso inviare la scansione dell'articolo in lingua originale, basta chiedere alla mia mail. Nel frattempo vi lascio il link di una iniziativa su Facebook segnalatami da un mio amico. Alla prossima

martedì 18 novembre 2008

Mano alle forbici



E' nata una nuova era politica in Italia: l'era delle forbici. Si taglia di qua, si taglia di là, facendo credere che tutto sia di troppo, che nulla sia necessario, tutto può essere tagliato. Lungi da me credere che non vi siano spechi e gente che che non lavora, ma i tagli colpiscono indirettamente anche chi lavora e le figure professionali che, anche se ricoperte da fannulloni (va di moda questa parola in questo periodo) sono comunque di utilità. Si finisce così per tagliare i soldi all'università e con quale giustificazione? Premiare la meritocrazia. Da quanto la meritocrazia si premia tagliando i fondi? Qual è la relazione fra denaro e merito? Naturalmente molte delle ricerche che erano già sotto-finanziate andranno in malora e chiuderanno i battenti, così molti andranno a cercare fortuna altrove. Non bisogna lamentarsi se i migliori cervelli scappano all'estero, anche se i cervelli peggiori (quelli dei politici) non accennano a partire, anzi si sono radicati come l'erba più invadente. Fossero questi all'estero in cambio di qualcuno buono, chissà...

Dalle mie parti la politica usa la nuova era dei tagli per velare abilmente intenzioni molto più nascoste: l'ospedale di Sapri sta chiudendo con la scusa della salvaguardia delle spese, ma i reparti che verranno chiusi vengono inspiegabilmente trasferiti a parecchie decine di chilometri, in altri reparti dove continuano a costare quanto adesso a Sapri. Dietro tutto questo si nasconde l'interesse di indebolire la cittadina della Spigolatrice in favore del comune ricevente dei reparti, per consolidare bacini di elettorato e alleanze politiche in virtù delle prossime elezioni europee. Le forbici che taglieranno (ma taglieranno veramente?) non considerano il danno che verrà causato a parecchie migliaia di persone che vedono nell'ospedale saprese il più vicino nosocomio di riferimento. Molti pazienti arrivano dalla Calabria, ricevendo un ottimo servizio, riconosciuto anche all'esterno per la sua qualità.

Le lotte portate avanti anche da membri della curia negli ani '70, rischiando di essere allontanati perchè tacciati di comunismo per aver solo marciato con la popolazione, allo scopo di erigere un nosocomio più che mai necessario, vanno così alle ortiche; pochi conoscono la storia che giace dietro alle sale operatorie di un ospedale oggi all'avanguardia, dove si dice che mi mangi ottimamente e non manchi mai la pulizia. Presto, su questo blog, racconterò queste storie, perchè tutti le conoscano, anche coloro che semplicemente frequentano le nostre terre per turismo e a cui certo non dispiace la sicurezza che può dare un ospedale a portata di mano.

Abituiamoci, questi saranno gli effetti della nuova era dei tagli: via anche quello che è necessario, a cui non si può rinunciare, senza avere competenze su quello che si va a tagliare, senza conoscere le conseguenze delle lame; abituiamoci ad uffici senza neanche i soldi per le fotocopie.

State attenti anche ai vostri blog, per un piccolo banner di Google potrebbero togliervelo. Ma di questo ne riparleremo un'altra volta.

mercoledì 5 novembre 2008

Il bastone del padrone



Hanno provato in tutti i modi a delegittimare il movimento studentesco di questi giorni, il movimento che ha riempito le strade della capitale (e non solo), perchè si capisca che ormai l'istruzione ha le tasche piene di tagli mirati per cercare finanziamenti alle promesse demagogiche di questo o quel governo, nascosti dietro le favole di riforme innovative e necessarie, ma che in realtà non cambiano niente. Come nel gioco delle tre carte, cambia la posizione del re, ma il re è ancora sul tavolo.

Hanno cominciato dicendo di che non avevamo capito niente, che avevamo travisato ogni cosa: così due milioni di persone (dico due milioni) sono scesi in piazza perchè si capisse che si era capito e che sarebbe davvero singolare se docenti e ricercatori (quindi non i primi venuti) non avessero le capacità intellettive per capire. E' lo psiconano a non aver capito, ma capirà molto presto.

Hanno provato quindi a dire che il movimento era stato pilotato dalla sinistra, che era tutto una montatura; ma quando i sindacati hanno proclamato lo sciopero a Roma il 30 ottobre, gli universitari hanno disertato la manifestazione, creando un proprio corteo indipendente separato da quello principale, più o meno legale.

Visto il fallimento dei tentativi precedenti, sono passati alle tattiche fini: durante la manifestazione di piazza Navona in cui studenti di destra e sinistra tentavano di sfilare insieme, inspiegabilmente sotto gli occhi delle forze dell'ordine, entra in piazza un camioncino di mazze e similia, con cui i giovani di destra innescano la lotta. Giovani di sinistra e destra si accusano a vicenda di aver cominciato ed hanno entrambi ragione. La tattica è vecchia: si introducono dei giovani spinti dal governo perchè faccia credere a una fazione di essere stata assalita dall'altra, la prima reagisce e attacca gli opposti, che pensano anch'essi di essere stati assaliti per primi. Il risultato è nelle contusioni e nei tavolini infranti.

Se pensate che quanto appena detto sia impossibile, leggete l'intervista di Cossiga dei giorni prima, in cui l'ex presidente consigliava proprio questa tattica al nostro premier, poichè anche lui l'aveva usata a suo tempo. Questa è la procedura. Tutto perchè le telecamere compiacenti riprendano le scene e le pilotino come necessario. basta qualche piccolo montaggio. E' il bastone del padrone che richiama i suoi servi.

Fortunatamente almeno in America l'aria è cambiata, qui non cambierà perchè la nostra politica è sempre la brutta copia di qualcosa: la sinistra copia i democratici americani (male), la destra negava e ora rivendica l'intervento statale nell'economia, con riforme alla Stalin.

Obama, almeno tu non ci deludere, non diventare un nuovo Napoleone atteso come liberatore, che tradisce semplici e patrioti; non far sì che vi siano nuovi Manzoni e Foscolo che canteranno la loro delusione. L'ultima boccata d'aria non negarcela.



Gli scontri in Piazza Navona



P.S. Anche questo mese più di cento di voi mi hanno visitato e di questo vi ringrazio. Ne deduco che vi piace quello che scrivo e mi scuso se per caso qualcuno di voi attende i post e io mi faccio attendere, purtroppo mi tocca di combattere con la salute e l'università. Ma io ci sarò. Questo video è per voi, alla prossima.



venerdì 17 ottobre 2008

Pugni al vento



I nostri governanti sono proprio bravi a fare le operazioni: moltiplicano bene i nostri soldi fra di loro, sottraggono i soldi alle scuole e al lavoro e ora dividono i bambini. Non bastasse il disastro che sta per abbattersi sulla scuola, accogliendo sicuramente qualche becera richiesta da parte della Lega, si prevede che i bambini extracomunitari che non parlano bene l'italiano siano inseriti in classi separate, per essere riabilitati, come se fossero dei menomati. Ci rendiamo conto? Avete mai visto un bambino italiano che va a scuola sapendo parlare? Non spiccica più parole di un bambino straniero, che in ogni caso se si iscrive a una nostra scuola qualche rudimento della lingua deve averlo... Ci rendiamo conto che dietro una fantomatica esigenza didattica si nasconde un tentativo di esiliare gli stranieri in un contesto asettico per gli italiani, in cui si impedisce ai piccoli italiani di fraternizzare coi loro coetanei, minando le chance di cominciare a coltivare un futuro di tolleranza.

Come si pretende, poi, che imparino l'italiano se non sono costretti a farlo, visto che non verranno miscelati coi bambini nostrani? E' quello che accade a molti che partono per l'Inghilterra, allo scopo di imparare l'inglese: spendono un sacco di soldi e finiscono in un ostello con altri italiani; così tornano dopo due mesi conoscendo benissimo il napoletano, ma senza sapere una parola in più di inglese rispetto ai giorni precedenti alla partenza. Gli unici che imparano sono quelli che rimangono da soli in una famiglia, costretti a farsi capire. Così devono fare anche i bambini stranieri, per imparare la nostra lingua. Vuoi vedere che imparano qualche nuova parola anche i nostri? Tanto di guadagnato.

Quest'ultima frase mi fa pensare e mi preoccupa: a volte ho l'impressione che si voglia evitare che i ragazzini italiani posano miscelare la propria cultura con quella degli altri, nella volontà di preservare una cultura con metodi medievali; ovviamente, la globalizzazione ha abbattuto le barriere ed è inutile (oltre che pericoloso) combattere certe battaglie. Ma l'arretratezza mentale di chi ci governa, ormai, non fa più notizia.




Il corteo anti-Gelmini a Milano

martedì 14 ottobre 2008

Puffi e amarcord



A volte penso a come starebbero le cose se fossi nato dieci anni prima: certo, oggi sarei un ultra trentenne (quasi quarantenne), ma ciò che mi consolerebbe sarebbe di aver vissuto intensamente gli anni '80. Quando quel decennio è terminato, avevo sette anni e tutti gli eventi che si sono verificati mi appaiono oggi come ricordi sbiaditi, come una specie di sogno lontano. Di questo mi dispiaccio enormemente.

Mi dispiace di non ricordare con nitidezza le domeniche di Drive In, in cui Ezio Greggio, Zuzurro & Gaspare insieme ad altri calcavano per la prima volta i prosceni televisivi, deridendo la politica e il modus vivendi dell'epoca. Mi dispiace di ricordare Faletti perfettamente come uno scrittore di gialli noir, ma di non ricordare con efficacia quando si vestiva da suora e prendeva in giro la seriosità del mondo ecclesiastico.

Mi dispiace di non aver contato quante volte ho maneggiato un cubo di Rubik, cercando inutilmente di rimetterlo in ordine, senza avere la benchè minima idea di che senso avessero le mie mosse e quale fosse l'obiettivo cui esse tendevano; ora che giace sulla mia scrivania, sorretto dal supporto che regalano con la confezione originale, mentre provo a rimetterlo in ordine con una logica più matura (non ci riuscirei mai se non fosse per un video su YouTube di un dodicenne), mi sento come se avessi perso qualcosa, qualcosa di irrecuperabile.

Mi dispiace non avere nella mia mente l'immagine di una parabola di Platini o di Maradona, di non avere una loro figurina e neanche uno di quei polsini della Juventus che tanto andavano di moda in quegli anni, e che non mancavano mai ai polsini dei ragazzi che giocavano a calcio nel campo polveroso accanto alla chiesa, dove io li guardavo invidioso, sapendo che entro 5 minuti sarebbe cominciata la messa e lo spettacolo si sarebbe interrotto. Anche per loro, che erano costretti dalle loro madri ad entrare in chiesa; questa era la mia piccola rivincita.

Mi dispiace di non ricordare di essere mai entrato in automobile con quelle vecchie autoradio a cassette, accendendo la radio, e sentendo i Duran Duran, gli Spandau Ballet o i Queen; ora che posso entrarci e ricordarlo, la musica è cambiata ed è inascoltabile, senza anima e senza quel fascino brillantinato che nessun altro decennio potrà mai regalare.

Quello che mi resta è qualche canale tv, con Puffi, ladre in calzamaglia e cavalieri in armatura; è solo un richiamo e niente di materiale, ma è sempre meglio di niente.



martedì 7 ottobre 2008

Uomini e mele



Avete mai riflettuto su quanto siano intrecciate la storia (reale o letteraria) degli uomini e quella delle mele? Da un punto di vista pseudo-storico, questo connubio inizia con Adamo ed Eva, nel famoso episodio biblico, in cui Adamo viene circuito dalla sua donna e coglie e poi mangia la mela proibita, vale a dire una mela di probabile origine cinese, fatta ad imitazione della polpa made in Italy e in violazione delle vigenti norme CEE. Non a caso pare che il serpente avesse gli occhi a mandorla e sia poi scappato a bordo di un risciò. Questo rappresenta l'unico caso, forse, i cui l'incontro con una mela sia stato drammatico per l'umanità.

Qualche millennio dopo, in quel di Grecia, la dea Ate gettava il pomo della discordia sul tavolo del banchetto, dando l'incipit alla guerra di Troia. Ci teniamo a precisare, che in virtù del vigente decreto Carfagna, il termine troia è proibito, poichè le prostitute non sono mai esistite e le signorine che si incontravano sui marciapiedi erano in realtà guardie forestali in borghese, che controllavano che il numero di foglie sugli alberi fossero in numero costante. Pertanto, d'ora in poi, si parlerà di guerra di Povia, in omaggio al famoso poeta cacciatore di piccioni.

Nelle favole da bambini, si incontra la triste vicenda di Biancaneve e i sette nani, in cui la protagonista viene avvelenata da una mela donata con l'inganno dalla matrigna, travestita da vecchietta; la morale della favola è chiara: la frutta va lavata prima di mangiarla

Seguendo il nostro fil rouge temporale, giungiamo al Seicento; in un anno di fine secolo, Newton sedeva sotto un albero, pare per leggere finalmente in santa pace l'ultimo numero di Topolino; proprio nel mentre, una mela cadeva da un ramo e lo colpiva nel mezzo della capoccia. Fu quel giorno che newton formulò la sua famosa legge matematica, per cui: ogni corpo che si stacca da un albero, prima o poi cade per terra.

Facciamo un salto di più di due secoli e giungiamo a metà Novecento, per parlare di una delle più grandi menti mai apparse nella matematica e nell'informatica: Alan Turing. La soria di quest'uomo è davvero avvincente e invito perciò ciascuno di voi a leggere almeno una volta la sua biografia.

Pochi sanno che Turing fosse omosessuale e che una sera, tornando a casa, abbia incontrato un giovanetto molto attraente, capace di risvegliare i suoi ormoni assopiti; così, il nostro Alan se lo porta a casa. Peccato che dopo la notte d'amore, mentre Turing dormiva, il ragazzetto decide di avvalersi della facoltà di prendere qualche oggettino in casa (inspiegabilmente tutti di valore) e di allontanarsi velocemente, scomprendo.

Scoperto il tutto, Turing si reca alla polizia, dimenticando di omettere il dettaglio della notte di passione; così, passa da essere la vittima ad essere un colpevole e gli viene imposta una scelta: la galera o una cura alla sua devianza. Turing, naturalmente, accetta la seconda opzione e si fa somministrare dose massicce di ormoni femminili, fino a vedersi crescere corposamente il seno. Per la vergogna, decide d farla finita, evitando alla madre il dolore di sapere che il figlio si è suicidato; quindi, riempie un cesto di mele e le avvelena tutte, per far credere a un attentato di qualche rivale e ne morde una, uccidendosi.

Ora potete anche comprendere, forse, perchè sui vostri Mac o dietro i vostri Ipod compare una mela morsa.

mercoledì 1 ottobre 2008

Wasteland



Ero venuto qui stasera per parlarvi, nel primo post di ottobre, di alunni e università. Un tema già più volte affrontato. Ma per questo ci sarà tempo e ci saranno post, perchè esiste anche un altro tema già affrontato, a cui non posso evitare di dare precedenza: i diritti degli animali.

Resto sempre sconcertato ogni volta di quanto l'essere umano possa essere crudele, per indole o per interesse; stasera ho appreso dell'esistenza degli orsi della luna, orsi che vengono fatti crescere in gabbia per tutta la loro vita; ogni giorno vengono svegliati dai loro aguzzini, che prelevano loro quantità di bile, tra estremi dolori, che portano gli orsi allo stremo e al tentativo estremo di suicidarsi. Per evitare che la fonte dei loro guadagni si uccida, gli aguzzini tagliano agli orsi le unghia e limano loro i denti.

La lettera che segue è presente sul blog di Beppe Grillo, ed è scritta da una volontaria dell'AAF, un'associazione ambientalista e animalista. Alla fine della lettera, troverete un video, per quelli che avranno lo stomaco di vederlo. Se avete un amico o più amici di comprovata sensibilità, raccontate quello che leggerete; la consapevolezza è sempre il primo passo



Avete mai sentito parlare di luoghi chiamati “fattorie della bile” situati in Cina, Corea e Vietnam e dell’atroce destino degli Orsi della Luna? Questi meravigliosi animali, dopo essere stati catturati con trappole che spesso causano terribili mutilazioni, sono imprigionati e torturati per una pratica di tale crudeltà da tollerare pochi confronti. Prigionieri in gabbie piccolissime, non più grandi del loro corpo, gabbie che impediscono qualsiasi movimento, che deformano le ossa ed atrofizzano gli arti, circa 10.000 orsi vengono “munti” due volte al giorno per la dolorosissima estrazione della loro bile attraverso rudimentali cateteri di metallo conficcati nella loro cistifellea. Anticamente l’orso veniva ucciso e la sua bile usata nella medicina tradizionale cinese. Negli anni ’70 l’orso, considerato specie protetta perché in via di estinzione, viene imprigionato a vita ottenendo una produzione di bile infinitamente superiore. Oggi la sua bile può essere completamente sostituita da alternative erboristiche e di sintesi più economiche ed efficaci. Il mercato ne dispone in eccesso e, per esaurire le scorte, i produttori la utilizzano anche nella preparazione di bibite e shampoo! Queste creature subiscono sofferenze inenarrabili, le loro membra si atrofizzano un po’ alla volta per l’immobilità assoluta e con un'agonia che può durare anche vent’anni, subiscono tali torture ogni giorno, dopo anno fino a morire per tumori o infezioni croniche prodotte dai cateteri conficcati nella carne. Altri non ce la fanno: le infezioni, la sofferenza psichica, le malformazioni ossee date dalla pressione delle sbarre, le piaghe da decubito, la denutrizione li uccidono più rapidamente … Ma la maggioranza di questi animali, molto resistenti, sopravvive per decenni a questa inaudita tortura. Molti orsi vorrebbero porre fine alle atroci sofferenze suicidandosi, ma ciò gli viene impedito, segandogli i denti, strappandogli gli artigli, lasciando loro solo la possibilità d’impazzire a vita.
Il salvataggio degli orsi inizia nel 1993 quando una coraggiosa donna inglese di nome Jill Robinson si recò a visitare uno di quei luoghi. Nel 1998 nasce AAF-ANIMALS ASIA FOUNDATION per porre fine a questa pratica crudele e nel 1999 viene aperto il Centro di recupero per gli orsi salvati, dove lo staff di AAF ridà la gioia di vivere a questi animali martoriati. Oggi gli orsi liberati sono più di 280. La conoscenza delle torture a cui sono sottoposti gli Orsi della Luna commuove, suscita sdegno e smuove le coscienze. Con la sua associazione Jill sta tutt’oggi trattando con il governo cinese per ottenere il risultato massimo: la chiusura definitiva di ogni singola fattoria della bile. Jill e AAF possono combattere la loro battaglia unicamente grazie alle donazioni che provengono da tutte le parti del mondo.” Carmen
AAF – UK Tel.+44-1579-347148, ITALIA Gruppi Supporto - Tel. +39-010-2541998



Il video dell'orrore





P.S. Nell'ultimo mese questo blog ha raggiunto e superato i 100 contatti. Grazie a tutti.

mercoledì 17 settembre 2008

Le perle dello psiconano



Anche in questi due ultimi mesi, lo psiconano non se l'è sentita di lasciarci senza alcune delle sue perle, che puntualmente i sistemi di informazione non mancano di sottolineare come successi, la gente si fida (d'altra parte non esistono fonti alternative di conoscenza per un paese che per il 70% non conosce internet) ed è normale leggere che nei sondaggi il premier è in testa. Comunque nel periodo recente bisogna dire che lo psiconano ha dato il meglio di sé, nascondendo e diffondendo, come spero di dimostrarvi in poche semplici batture:



La questione Alitalia

Se avessimo venduto l'Alitalia in primavera, avremmo probabilmente ottenuto il massimo dal disastro; certo non avremmo evitato molti licenziamenti (figli di assunzioni partitiche e sconsiderate degli anni precedenti), ma ci avremmo fatto miglior figura. Nel tentativo forzato di trovare una cordata italiana (secondo me per difendere chissà quali interessi). Invece, coi nuovi accordi, la compagnia di bandiera è scorporata in due tronconi, di cui uno buono (che verrà dato alla cordata privata) e uno cattivo, che si accollerà tutti i debiti dell'azienda. Quello cattivo, ovviamente, rimarrà pubblico e saranno i cittadini a pagare i debiti e la cassa integrazione di tutti i dipendenti licenziati. Questi ultimi, per evitare manifestazioni di dissenso, saranno incentivati dando dei bonus alle aziende che li assumeranno, creando di fatto una elite di disoccupati, che non si inseriscono correttamente come i normali licenziati nel mercato del lavoro, violando di fatto la normale concorrenza. E' molto probabile che finiti i 5 anni di inibizioni, i componenti della cordata venderanno le loro parti di Alitalia. A chi? Probabilmente ancora all'acquirente di marzo, AirFrance. Ma questa volta a prezzi stracciati.



I braccialetti

Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, lo psiconano e quel geniaccio del suo ministro della giustizia hanno deciso di cacciare qualche decina di migliaia di galeotti e di controllarli con dei braccialetti elettronici. Ad un'analisi più approfondita, questo finisce per diventare un piccolo indulto abilmente celato, se non altro per la natura di questi braccialetti. Questa tecnologia era stata già sperimentata una decina di ani fa, usando tre detenuti come cavie e spendendo qualche centinaia di miliardi per ottenere il servizio dalla Telecom. Dei tre sperimentati, due detenuti sono fuggiti senza dare più tracce di sé e l'altro è fuggito, ma fortunatamente è stato riacchiappato. Il fallimento dei braccialetti dipende soprattutto da come la tecnologia funziona: al momento, essa non è coperta dal GPS e funziona come i normali cordless, ovvero c'è una centralina in casa collegata al telefono e se il detenuto si allontana troppo, suona l'allarme alla polizia. Purtroppo, dovendo essere portato per qualche anno, il braccialetto non può essere fatto di materiale resistente, perchè consumerebbe il polso, così è fatto di tessuto o plastica sottile, facilmente tagliabile con una forbice, così che il galeotto ha il tempo di tagliare il braccialetto, lasciarlo vicino alla centralina e scappare, prima che alla polizia si accorgano di qualcosa. C'è poi da dire che se nella vasca da bagno si immerge il braccio sott'acqua, come si fa normalmente per lavarsi quando ci si fa un bagno, il segnale non raggiunge la centralina, così il galeotto potrebbe trovarsi la polizia nel suo bagno per un'innocente voglia di darsi una ripulita.

Ci vengono così a parlare di braccialetti, mentre esistono decine di carceri costruiti e mai usati, che con poche spese si potrebbero rimettere in piedi in poco tempo, spese di certo inferiori a quelle per la gestione dei braccialetti.



Le mignotte


E' vero, dietro la prostituzione si nasconde spesso un mercato abietto dello sfruttamento, e questo dovrebbe essere l'obiettivo da colpire con qualsiasi legge che tratta l'argomento. Ma con la nuova legge Carfagna (che dichiara di non sopportare le donne che vendono il proprio corpo, ma fino a pochi anni fa vendeva il proprio sui calendari), si multeranno e arresteranno fino a 15 giorni i clienti delle lucciole. Pensate davvero che qualcuno in Italia possa mai andare in carcere per 15 giorni? E come dimostrare che si stava contrattando sesso? Il cliente dirà che stava chiedendo informazioni, la signorina che le stava dando. Come al solito si cerca di nascondere il problema (infatti si può esercitare tranquillamente il meretricio in qualche casa abbandonata) anziché risolverlo, mentre l'univa vera soluzione è legalizzare il tutto, con tanto di controlli sanitari e tasse, come si fa nei paesi europei più evoluti. Ma questo vorrebbe dire perdere quell'appoggio celato della Chiesa, di cui non possono fare a meno. E poi si sa: se una cosa non si vede, non esiste. Il ritorno della dittatura (nel 2008 non c'è più bisogno delle armi) è vicino.

martedì 16 settembre 2008

Piccolo miracolo cilentano


La tratta ferroviaria tra Roma e Sapri mi è ormai fin troppo familiare, sono sei anni che la faccio per tornare a casa in occasione delle vacanze; quello su cui rifletto quando il treno lascia il Lazio per entrare in Campania, è come sia facile riconoscere il passaggio e sapere di essere tornato nella mia regione. Basta fare caso a come le vegetazione cominci a riempirsi di sacchetti di spazzatura per notare il passaggio di regione; purtroppo quello che si dice da Roma in su riguardo il Sud è vero, e ogni volta che questo pensiero mi colpisce nel mio ritorno a casa è come sentire una piccola pugnalata. Il Nord si è sempre più distanziato da questo Sud autodistruttivo e anche i treni che arrivano a Roma Termini dalla Calabria cambiano la locomotiva per una migliore, prima di ripartire verso il nord industrializzato e civilizzato. Ho spesso pensato che buona parte della cattiva sorte che attanaglia le nostre terre sia dovuto al fatto che veramente pochi di noi amano realmente la propria terra. E' spesso difficile dare torto a qualcuno di Milano che critica tutti i nostri difetti.

Ma questa volta spero mi perdonerete un po' di orgoglio e spero i milanesi e i torinesi non se la prenderanno troppo a male; questa volta anche noi, nella mia terra, abbiamo fatto qualcosa di cui essere orgogliosi. Di questo ringraziamo un piccolo comune, Torraca, che ha dimostrato che l'ingrediente del successo è uno solo: la volontà di riuscire.

La geniale applicazione dell'amministrazione ha portato all'installazione di led in tutto il paesino al posto delle normali lampadine ad incandescenza, con un risparmio di oltre il 50% sulla bolletta annuale dell'energia, e l'aspetto notturno della cittadina è anche notevolmente migliorato. Queste sperimentazioni hanno attratto l'interesse di aziende americane che in una joint venture con aziende locali sperimenteranno la produzione in loco di questa nuova tecnologia e presto aprirà ancora a Torraca una fabrichetta di pannelli solari, dando posti di lavoro ad alcuni giovani del posto. Alcuni di questi pannelli alimentano già la piscina modernissima del paese, facendo di questo piccolo paesino un punto di riferimento della regione; per quando riguarda l'esterno del Cilento, Torraca ha un primato mondiale per tutte le sue iniziative.

Per tutto questo spero perdonerete il mio scatto di orgoglio e dedicherete un piccolo applauso a questa piccola, testarda e orgogliosa terra, che proprio quando sembra abbandonarsi a sé stessa finisce per sorprendere sempre.



P.S.Questo piccolo miracolo cilentano è stato anche descritto sulle pagine della prestigiosa rivista NATIONAL GEOGRAPHIC. Se siete interessati, potete contattarmi alla mia mail, posso inviarvene una copia scannerizzata.

lunedì 15 settembre 2008

Maestro unico, disastro unico



Ormai si è capito, qualsiasi governo che mette mano sull'educazione italiana non fa altro che compiere disastro, anche se ogni intervento viene pubblicizzato come essenziale e quasi risolutivo. Intanto, la sovrapposizione di questi interventi quasi tutti sbagliati, hanno in realtà peggiorato progressivamente e ininterrottamente il livello educazione della nostra scuola, di ogni grado, dall'asilo all'università e oltre. La scuola e l'università sono diventate le vittime sacrificali in nome di qualcosa sempre di più urgente, di interessi di persone sempre più importanti, ma si sa che gli interessi più importanti sono quelli di chi potrebbe minare la posizione dominante del governo di turno; si ricordi a tal proposito che nell'ultimo biennio Prodi, sono stati tolti 300 milioni alla scuola per accontentare e sedare le proteste degli auto-trasportatori che avevano invaso le autostrade, bloccandole. Sembrerebbe esserci un messaggio nascosto in tutto questo, quasi subliminale, da capire: se anche i lavoratori della scuola vogliono ottenere qualcosa, devono fare lo stesso degli auto-trasportatori: mettere in crisi il governo, bloccare la didattica o magri legarsi a qualche transenna dei binari, in massa. Ma il popolo dei lavoratori scolastici è fatto di persone in buona parte docili, brave persone, che non sarebbero capaci di atti così violenti, che al massimo possono scioperare qualche giorno all'anno, perchè i lavoratori scolastici sono tutti padri e madri di famiglia, e perdere troppi giorni di stipendio è qualcosa che davvero non possono permettersi.


Ed ora rieccoci: il ministro di adesso (che dall'aspetto sembra più una commessa che un ministro), ci mette il carico come si dice. Da adesso i poveri ragazzini delle elementari si troveranno un solo maestro dall'anno prossimo in classe, così che se il ragazzino dovesse avere qualche problema con l'insegnante ne risentirà in tutte le materie, nessuna speranza di potersela cavare anche parzialmente. Poi, dopo cinque anni di elementari con un solo insegnante, il ragazzino arriva alle medie trovandosi davanti 7-8 insegnanti diversi. E si suicida coi cavi della PlayStation.


Come al solito, questo riforma geniale viene fatta passare come essenziale e quasi risolutiva, senza dare un senso a quello che si fa e che si dice: tagliare così tanto personale farebbe pensare a un aumento dello stipendio per gli insegnanti non licenziati e anche maggiori fondi per il miglioramento del sistema. Invece si taglia, e basta. Si toglie l'ICI e si taglia, si taglia, si taglia.... Non che sia un male ridurre le spese, ma esistono cose su cui non si può tagliare, non si possono licenziare impiegati statali da un giorno all'altro, senza pianificare magari in anni la riduzione delle assunzioni, anziché un cesareo dei dipendenti.

Che il sistema scolastico abbia bisogno di un cambiamento è indubbio (sebbene la scuola elementare è l'unico grado della nostra istruzione a poter competere con quello delle altre nazioni industrializzate), ma bisogna cominciare a capire che i problemi della scuola sono altri da quelli dichiarati e non verranno mai risolti senza che i governi si fermino a parlare con i docenti e gli alunni qualche volta, decidendo dall'alto cosa sia giusto e cosa non lo sia. Allo psiconano piace parlare delle tre I a proposito della scuola (inglese, informatica e impresa); anche a me piace parlare delle tre I: inglese,informatica e infrastrutture. Sì, perchè specie al Sud, il problema principale delle scuole non sono tanto le conoscenze di inglese, informatica e matematica, ma il luogo in cui l'insegnamento di queste materie avviene; ricordo ancora, che fino a 7-8 anni fa, ero a fare educazione fisica in un ex box per auto, con i tubi del gas e dell'acqua calda che passavano a 15 centimetri sulla testa mia e su quelle dei miei compagni. Ricordo ancora i miei compagni che in quel box si sono feriti, battendo la testa sul pavimento di formica o contro i pilastri che erano presenti nella piccolissima stanza, costringendo qualche professore di turno ad accompagnarli al pronto soccorso, poichè nel nostro istituto dai corridoi strettissimi (era un condominio riadattato, senza via di fuga in caso di incendio e terremoto) non avevamo un ambulatorio.


Mi rattrista profondamente pensare a queste azioni inutili o a palliativi che non intaccano le difficoltà vere e proprie, ma che riportano la scuola all'epoca in cui la frequentava mia madre. Ora so cosa aspettarmi: dall'anno prossimo verranno riattivati il grano dietro la lavagna e le vergate sulle chiappe.

venerdì 12 settembre 2008

Viaggio tra i ghiacci (puntata seconda)



Come promesso, ecco qui la seconda puntata del viaggio tra i ghiacci di Paolo Rumiz, giornalista di Repubblica; anche stavolta lo stile di scrittura è ottimo, e la semantica del contenuto è sempre la stessa.

In questo caso protagonisti dell'articolo sono i cacciatori di balene, tra i testimoni più diretti dei cambiamenti climatici; ovviamente, non vogliamo assolutamente sostenere la caccia alla balene, che sta decimando la popolazione di questi mammiferi in giro per gli oceani, ma per le popolazioni indigene dei popoli artici e antartici i cetacei rappresentano l'unico sostentamento da secoli e se fossero i soli a cacciare, certo il consumo di balene sarebbe sostenibile. La caccia sfrenata (solitamente camuffata come ricerca scientifica) compiuta invece da molte nazioni mondiali, che spesso per la loro ricchezza potrebbero sostentarsi diversamente, sta portando le balene sull'orlo dell'estinzione.

Buone notizie non arrivano neanche dal mare nostrum, dove la pesca sregolata dei tonni, specie per accontentare il mercato giapponese (il più grande del mondo), non consente la rigenerazione naturale degli individui della specie e sta svuotando le acque del loro contenuto ittico.

Buona lettura.



YELLOWKNIFE (Canada) - "Il mio bisnonno disse a mio padre: ragazzo, un giorno l'Alaska diverrà Hawaii e le Hawaii diverranno Alaska. Il mondo si rovescerà, il freddo diventerà caldo e il caldo diventerà freddo. Il vecchio sapeva quello che diceva, perché così raccontavano i suoi antenati da generazioni. Ma mai avrebbe pensato che sarebbe toccato a suo pronipote vedere una cosa simile. Invece è successo. Sta succedendo. Ora, qui, davanti ai miei occhi".

Nevica a poche ore dalla partenza per il Canada e il passaggio a Nord-Ovest; dal Mar Glaciale Artico un sipario umido è sceso sulla tundra nuda e senza ripari, enormi spartineve hanno già acceso i motori sulla pista dell'aeroporto, ma Henry Kignak, 46 anni e sette figli, capitano baleniere sulla costa più settentrionale del Nord America non si fa impressionare da quello che considera un temporaneo incrudimento del clima. Guarda fuori dal garage pieno di arpioni e teschi di tricheco, stringe gli occhi a mandorla e sorride. Sorridono sempre i popoli artici, anche di fronte alle catastrofi. È il loro modo di arrendersi a una natura più forte.

"Settembre... la mia famiglia ha generazioni di balenieri alle spalle, e so che per i miei vecchi questo era già un mese freddissimo, la caccia non iniziava mai più tardi di questi giorni... ora invece cominciamo ai primi di ottobre perché le balene restano sempre più a lungo e il mare è sempre più tiepido". Ma il mestiere continua, ci tiene a dirlo, sempre con le stesse regole, è un rito che si perpetua per garantire la continuità del mondo. Le balene ci sono, anzi, negli ultimi anni sono aumentate, ne sono passate dodicimila nell'ultima stagione, e capitan Kignak continua a prendere il timone ogni primavera e autunno.

Gli uomini del nord Alaska affrontano i leviatani con dei gusci di noce. Una scialuppa di legno - 6 metri per 1,20! - coperta di pelle di foca nel mese di maggio, quando la banchisa è ancora attaccata alla terraferma e la barca deve essere spinta per miglia fino in mare aperto; e un piccolo motoscafo a settembre-ottobre con a bordo sei persone al massimo, un ramponiere, quattro uomini per le manovre e lui, il capitano; "whaling captain" Kignak.

Henry accarezza il rampone, lo impugna, sale sulla barca, mostra come si affonda nella nuca della balena, scende, lo smonta, ne estrae l'arpione e il percussore che con una piccola carica spara il colpo fatale. "Amo tutto questo, me l'hanno insegnato e io lo insegno ai miei figli, anche loro saranno capitani, anche loro dovranno svegliare i loro uomini nel grande momento, quando tutto il villaggio scende a mare "Hurry up! Hurry up!"... e poi via in mare aperto... ah, la caccia primaverile è magnifica, si sta al largo per quindici giorni senza quasi dormire, sempre su quella barchetta, con una tendina per assopirsi ogni tanto su un banco di ghiaccio... amico mio, qui non si torna a riva senza la preda".

Ha figlie bellissime capitan Kignak, cinque femmine occhi nerissimi e capelli color ebano e bronzo lunghi fino alla vita, e sua moglie dice che cinque è il numero giusto: cinque cuoche per la carne di balena e tricheco, così i maschi possono fare il capitano e il ramponiere. Le donne del grande nord possiedono una femminilità quieta e un'astuzia imbattibile, qualità entrambe necessarie a coabitare con questa razza di maschi cacciatori. "Anche mio padre - dice lei - era un capitano e ha ucciso trentasei balene, poi si è fermato. Suo padre era arrivato a trentacinque e a lui è bastato superarlo di una".

È arrivato il tempo di partire, regalo un mio vecchio berretto di lana al capitano ricevendo in cambio un portachiavi di pelo di orso bianco, e corro in aeroporto in un turbinio di neve. Aeroporto, si fa per dire: arrivi e partenze dell'unico aereo da e per il resto del mondo concentrano le operazioni passeggeri in un'unica stanza surriscaldata di 20 metri per 20, stipata di personaggi rudi, vestiti alla buona, di stazza superiore alla media. Cacciatori, pescatori, balenieri, viaggiatori di terre estreme. L'aereo è metà cargo e metà passeggeri, dalla stiva escono su un nastro trasportatore tonnellate di verdura fresca per le navi rompighiaccio in missione al largo.

Mi trovo nell'ultima fila del sedile di mezzo, schiacciato fra un tipo gigantesco di almeno due quintali che si addormenta all'istante, e un anziano e grintoso geofisico israeliano di nome John Kroll, che comincia a raccontarmi aneddoti sulla sua vita in mare tra gli iceberg. Negli anni Sessanta, quando ancora il Polo non si scioglieva, ha navigato per tredici mesi e mezzo a bordo di una delle isole di ghiaccio più grandi della terra, Fletchers Ice Island si chiamava, sulla quale gli americani avevano impiantato una base dell'Air Force, e che poi si sciolse negli anni Ottanta disperdendo in mare centinaia di tonnellate di equipaggiamenti e migliaia di barili di petrolio. L'uomo giusto, penso, con la memoria lunga necessaria a capire il riscaldamento climatico.

Gli chiedo cosa pensa di quello che succede. Lui: "Semplice, il pack si è ridotto della metà. Meno esteso d'estate e meno profondo d'inverno. Il ghiaccio vecchio sta scomparendo, tende a rimanere solo quello nuovo. Ormai si naviga dappertutto. Le navi con il gas siberiano attrezzate per i ghiacci, si spostano anche d'inverno tra le foci del fiume Ob e il Mar Bianco. Le navi da crociera sbarcano migliaia di turisti in Groenlandia, si infilano nel passaggio a Nord-Ovest. E le Isole Svalbard stanno diventando le Canarie".
Le Svalbard le Canarie! Ma non è la stessa cosa che ha detto il baleniere a proposito dell'Alaska e delle Hawaii? È impressionante come nei grandi eventi la memoria leggendaria di un popolo e la ricerca possano arrivare alle stesse conclusioni. Gli eschimesi ci arrivano col mito dell'eterno ritorno, la visione ciclica della vita per cui tutto ricomincia da capo, al freddo deve succedere il caldo e al caldo è destinato fatalmente a succedere il freddo. Gli scienziati ci arrivano attraverso l'osservazione, ma la differenza non è poi tanta, sorride Kroll: "Un aneddoto diventa una storia, ma tre aneddoti sono una teoria scientifica". Davvero il caldo si sposta a nord? "Certamente - risponde l'israeliano - l'energia solare dell'Artico è diventata più forte di quella dei Tropici. Con il sole stai in camicia anche al Polo".

E intanto, mentre la leggenda eschimese delle Hawaii trova autorevole e illuminata conferma, l'aereo atterra a Prudhoe Bay, uno dei campi petroliferi più a nord del mondo, per riempirsi di personaggi ancora più estremi, muscolosi, tatuati e iperattivi dai colli taurini talvolta addirittura più larghi della testa. Il gigante accanto a me s'è svegliato e anche lui comincia a raccontare. Una vita in villaggi fuori mano a fare tutti i mestieri. Ora viene da Kaktovik, uno degli ultimi paesi prima della costa canadese sull'Artico, in acque più fredde in queste ore è già iniziata la caccia alla balena. Conferma che la febbre della terra è entrata anche nella sua vita. Racconta degli orsi bruni, i grizzly, che a causa del caldo si spingono sempre più a nord e cacciano dalla costa gli orsi bianchi, i quali a loro volta, per lo sciogliersi dei ghiacci, vedono ridursi giorno per giorno i loro territori di caccia. "Gli orsi bianchi sono feroci - ride - ma le assicuro che l'orso bruno è molto peggio".

A Fairbanks non c'è ombra di neve, i colori sono ancora quelli di fine estate; sembra che la stagione voglia spremere dal paesaggio tutti i possibili languori della stagione: il giallo oro delle foglie di betulla, il rosso delle brughiere, il blu dei laghi, il bianco del monte MacKinley sullo sfondo. Un nuovo passeggero sostituisce il gigante e mi racconta che i migratori non sono ancora partiti da lì, sono già in ritardo di dieci giorni sul 2007. Due notti prima c'è stata un'aurora boreale fuori stagione, con verdi festoni nel cielo stellato, e proprio quel mattino l'alba ha fatto esplodere nel cielo colori caraibici dall'arancio al violetto.

Bisogna scendere maledettamente a sud, fino a Seattle, per poter poi risalire nel cuore artico del Canada, e a Seattle la fauna aeroportuale cambia di nuovo, drammaticamente. Spariscono i cacciatori, i "trappers" con i loro zaini giganteschi, ed entrano in scena le truppe metropolitane con le loro donne iper-eccitate dalla voce nasale, le loro arie condizionate e i loro sprechi di ogni tipo. Tutto quello che distrugge l'Artico ce l'ho improvvisamente davanti, tra il Pacifico e le Montagne rocciose, nell'ultimo west americano.

Da qui, tempeste di neve permettendo, saliremo a settentrione verso il punto più segreto del passaggio a Nord-Ovest, l'isola di re William dove Roald Amundsen si fermò per due inverni dopo aver superato la parte più difficile dell'arcipelago canadese. Accadde in un porto degli Inuit che fu battezzato "Gjoa", come la piccola nave dell'esploratore scandinavo. È lì il "diaframma", il punto - chiave dove il nuovo clima ha definitivamente aperto la circumnavigazione polare. Imbarcandoci, su un giornale troviamo un'ultima notizia: "I ghiacci della California stanno crescendo". L'ultima conferma che l'eschimese aveva ragione.

giovedì 11 settembre 2008

Etero pride



Via di San Giovanni in Laterano è una piccola stradina che conduce dall'omonima piazza a Piazza del Colosseo; per i turisti che la percorrono, deve essere una sorpresa trovarsi all'improvviso di fronte all'anfiteatro, si potrebbe dire che per essi si ricompone (in piccolo, ovviamente) la sorpresa dei turisti di qualche secolo fa, che spuntavano in piazza San Pietro, dopo un labirinto di stradine e palazzi, prima dello smembramento che avrebbe condotto alla creazione di Via Della Conciliazione.

La stradina in questione non è molto nota neanche ai romani, e se recentemente è diventata famosa, non è certo per la sua peculiarità artistica; negli ultimi tempi, è diventata sinonimo di "zona gay", essendosi arricchita di locali omosessuali ed avendo preso le sembianze di un piccolo ghetto per i non etero. E' in questa strada ( o meglio a 50 metri di distanza) che due giorni fa è successo di nuovo: ancora due gay picchiati, l'ennesimo attacco in pochi mesi. E' un'escalation.

In ogni caso, non bisogna cadere nella trappola di pensare che dopo il cambio di sindaco la città abbia avuto una forte sterzata razzista e fascista; va comunque rilevato che, episodi simili, nello stesso posto, in pochi mesi non possono essere casuali. Quello che si rileva quindi, è che semplicemente un certo background filo-fascista si sia risvegliato in città, coi loro componenti portati a pensare che tutto gli verrà perdonato dopo il cambio di sindaco e dopo quasi 20 anni di governo continuato della sinistra. Il livello di intolleranza a Roma e nelle altre città, di cui si legge giornalmente nelle cronache, è testimonianza del livello di arretratezza della nostra nazione: prima di cercare di agganciare il gradino di sviluppo delle altre nazioni attraverso manovre economiche e incremento della competitività bisognerebbe anche impegnarsi a cambiare il modo di pensare di un popolo, se questo è arretrato. In Italia si continua a contrastare il diverso, attaccandolo soprattutto per quella paura che deriva dal pensare che il diverso possa essere superiore e affermare la propria natura su quella riconosciuta come normale; è questa la cruda verità: i gay hanno una natura superiore.

Parlando con i miei amici gay, ho scoperto persone di un'umanità superiore, di un'intelligenza superiore, di un valore artistico enormemente superiore.

Essere gay non offende e non limita la libertà di chi ha deciso di non esserlo ed è per questo che non bisogna nascondersi dietro un dito; le masnade di imbecilli che aspettano le coppiette di uomini, all'uscita da Via di San Giovanni in Laterano per importunarli o peggio, sono fascisti nella testa e hanno in questa loro natura la tendenza a limitare la libertà altrui, rivendicando una sorta di etero pride.

La città ha legittimamente chiesto un cambio di tendenza con un'inversione politica; c'è solo da sperare che una semplice inversione non abbia aperto un vaso di Pandora.



Arrestati per un bacio gay. Scandaloso

martedì 9 settembre 2008

Viaggio tra i ghiacci



C'è ancora chi pensa che il riscaldamento globale sia ancora un'invenzione pubblicitaria, a cominciare dal presidente americano (uscente, grazie a Dio); ma lo scioglimento dei ghiacci ai poli è una testimonianza inconfutabile, che solo i testimoni oculari possono raccontare con veridicità.

Nel post di oggi riporto un articolo letto al riguardo dal sito di Repubblica: in mezzo a tante notizie false ed edulcorate, questo articolo risulta un cammeo di valore, se non altro per il modo in cui è scritto, che mi è piaciuto molto e che spero piaccia anche a voi. Leggete questo articolo, non per farmi un piacere, ma perchè merita per forma e contenuti. Non ve ne pentirete. Questa dovrebbe essere solo la prima parte dell'articolo, se ne pubblicheranno una seconda la posterò. Buon divertimento.



"Nulla. Solo un mite spazio grigio-azzurro dai riflessi opalini, sovrastato da vapori biancastri, piallato così regolarmente dal vento che potrei veder emergere il naso di un tricheco a un miglio di distanza. Eccola la finestra che s'è aperta nel Polo con la grande febbre della Terra. Mai così visibile come ora, mai come da questo punto, l'ultima Thule, il promontorio più settentrionale della terraferma americana.

Qui pochi anni fa, anche in questi giorni di fine estate, la linea della banchisa non spariva mai dall'orizzonte, era sempre visibile prima che cominciasse la sua implacabile manovra a tenaglia verso il continente.
Il gelo era sempre lì, pronto a richiudersi. Se il tempo peggiorava, capitava che nella prima metà di settembre le baleniere ritardatarie naufragassero a poca distanza dalla riva in un'apocalittica collisione di ghiacci. Ora è tutto finito. Il mare si ricompatta sempre più tardi, in modo sempre meno prevedibile, e agli uomini della stazione scientifica polare che svernano in questo villaggio sperduto non resta che monitorare, più che una silenziosa ritirata, una fuga precipitosa. Duecento, trecento, quasi trecentocinquanta chilometri in pochi anni.
***

Ma la nostra storia comincia altrove, molto più a Ovest, sullo stretto di Bering, alle sette del mattino, in un freddissimo giorno di vento forte da Ovest. Inizia con un'alba svogliata che si fa strada agli antipodi del mio mondo, aprendo squarci blu come bolle d'inchiostro dentro una banchisa di nubi ferme, simili a una coperta funebre. È quello il Finis-terrae da cui parte il nostro viaggio ai margini del Polo che si scioglie fino al mitico Passaggio a Nordovest. Alle spalle c'è l'Alaska - penisola di Seward - punto estremo delle Americhe. Davanti, oltre la luce intermittente di un faro, la Siberia ancora immersa nella notte. A Sud il Pacifico, l'acqua di mezzo planisfero terrestre che imbocca con spaventose correnti il varco di cinquanta miglia che lo separa dal Mare artico.

Il Polo è diventato circumnavigabile dopo centomila anni, i ghiacci si sciolgono, da qualche giorno - e forse solo per qualche istante - il Passaggio a Nordest e quello a Nordovest si sono aperti in simultanea, ma è sul secondo - quello di gran lunga più difficile tra Il Canada e la Groenlandia - che s'è rotto l'ultimo diaframma. È su questo itinerario maledetto che, in un labirinto di isole e ghiacci, nell'agosto 1845 il capitano John Franklin scomparve con due grandi navi e un equipaggio di centocinquanta uomini, ed è verso quel punto che tenteremo di andare, toccando alcuni punti chiave della traversata, nell'ultimo varco di bel tempo che ancora rimane all'emisfero boreale.

Tutto si capovolge nello stretto di Bering. L'ora del tuo orologio, la notte che diventa giorno, la data che cambia agli antipodi di Greenwich. E poi la Russia che qui sta a Occidente, l'America che diventa Oriente, e l'Europa - capovolta! - che si scopre a Nord, oltre la calotta polare e le isole Svalbard, sulla rotta dei jet intercontinentali. Tutto si inverte e tutto finisce: gli oceani; il nuovo e il vecchio mondo che qui sembrano navigare come incrociatori in rotta di collisione; il passaggio a Nordest e quello a Nordovest che confluiscono, simultaneamente liberi dalla banchisa. Al primo chiarore scopro che il mare non c'è, lo stretto è coperto da un altro mare, un mare fatto di bruma, una grigia decalcomania delle superfici oceaniche che ribollono di sotto.

In mezzo a questa prateria lattiginosa, venti-trenta miglia al largo, sbucano due montagnole, come monconi di un ponte bombardato, ferme nella corrente. Le Isole Diomede, vicinissime tra loro: una russa, più grande e piatta, e una americana, più piccola e irregolare. In quel punto la nebbia s'ispessisce verso Ovest, diventa bambagia densa come il piumaggio delle oche, causa il freddo siberiano che lambisce la costa e incontra l'umido del Pacifico.

Una grande nave da carico, nera, ispida di ponteggi e sollevatori, esce da Capo Prince of Wales, fende il mare controcorrente lungo la costa alaskana, scende verso le Isole Aleutine. "Viene da Kivalina, 150 miglia a Nordest, dove sta la più grande miniera di zinco del mondo" spiega Tim, la mia guida, un tipo lungo nato sulla costa Est. "Il traffico è continuo, la ditta porta via tutto quello che può prima che quei fottuti ghiacci chiudano di nuovo gli stretti", brontola sputando semi di zucca.

Ha appena smesso di fumare, e i semi sono la sua sola consolazione. "Poi, a fine ottobre si ferma tutto. Gli Stretti chiudono baracca".

Intanto, dice con un lieve tono di commozione, arriveranno le balene. Molleranno i loro pascoli estivi nel Nord dell'Alaska, dove tutte le correnti si mescolano generando pazzesche concentrazioni di plancton, e per fine settembre doppieranno Point Hope, il promontorio giusto a settentrione della penisola di Seward, dove si possono vedere quasi sotto riva, e scenderanno controcorrente nel Pacifico. Tim sa quasi a memoria i libri di London, Konrad o Melville, e lancia al vento oscuri presagi. "Big changes are going on, amico mio", mutamenti biblici sono in corso tra gli uomini e nella natura. Poi allarga le braccia per dire che nessuno ha la minima idea di dove il clima porterà la Terra Madre.

Dura arrivare fin qui; solo l'aereo collega le Terre estreme al resto del mondo. Niente strade, niente alberghi, persino la mappa si desertifica, perde la densità di nomi in un mondo dove pure i cercatori d'oro hanno battezzato ogni rigagnolo. Ci si lascia alle spalle l'Alaska coperta di foglie gialle, immersa nella luce della placida estate indiana, e subito verso la costa il paesaggio si imbarbarisce. Vento forte, freddo, colline coperte di abeti anemici, paludi già pronte al rigelo, un terreno che sotto il metro di profondità resta un blocco ghiacciato anche d'estate. Alla fine, una brughiera nuda scende verso la costa cui s'aggrappano ispidi villaggi eschimesi, chiusi come ostriche al resto del mondo. Qua e là, basi militari - Tin City, Point Hope, Cape Lisburne - con le bandiere stellate al vento, ancora in allerta per una guerra fredda che può ricominciare.

"Posti per duri", mi ha avvertito Hajo Eicken, giovane luminare dell'università di Fairbanks che sta monitorando la febbre terrestre attraverso la fusione dei ghiacci marini. "Laggiù è illusorio muoversi senza una guida e senza essersi annunciati con anticipo alla comunità tribale. Ti ignoreranno". Difatti mi ignorano. Nei villaggi costieri tra Teller e l'aeroporto di Nome, non ottengo risposta a nessuna domanda. Buongiorno. Silenzio. Sono italiano. Silenzio. Ti guardano con gli occhi a mandorla chiusi a fessura, poi continuano a fare le loro cose.

A Singigyak, a Sinuk, stessa musica. Hajo ha ragione, per gli eskimo sono solo un ficcanaso. Niente da mangiare, un posto per dormire non esiste; devo tornare a Fairbanks in giornata. Ma la visione degli Stretti avvolti nella bruma siberiana è sufficiente a capire la partita in gioco su questo tratto di mare che potrebbe diventare il Canale di Suez di domani.
Basta un po' d'immaginazione. L'anno scorso il minimo storico dei ghiacci s'è registrato la seconda settimana di settembre.

Ora, mi ha detto sempre Eicken davanti alla mappa satellitare che radiografa ora per ora l'estensione del Polo, "questo record potrebbe essere battuto". Se è vero, lo sapremo a giorni. E se continua così, è chiaro fin d'ora che le rotte del domani, saldandosi su questo stretto oceanico, potranno far risparmiare al trasporto marittimo mondiale migliaia di miglia e milioni di barili di petrolio.

L'accesso alle acque polari è largo sull'Atlantico, occupa tutto lo spazio tra Groenlandia e Scandinavia, e non genera bagarre tra le nazioni. Qui, invece, dove il varco è minimale, si concentrano enormi conflitti di interessi. Russia e Canada, i due grandi Paesi con coste artiche, hanno in mano le chiavi delle due rotte circumpolari, e gli Stati Uniti sono nervosi per il fatto di dover dipendere dalle compiacenza altrui. Nervosi soprattutto col Canada, che ha avuto l'ardire di ispezionare navi americane in transito, e nel 2005 ha subito per ritorsione lo smacco di vedersi passare sotto il naso sommergibili Usa in acque artiche di sua competenza. Passaggio ovviamente non annunciato. È qui in Alaska, più che in Texas, che si misura la fame energetica americana.

Qui, in uno stato al settanta per cento repubblicano che spazzerebbe via orsi polari, balene, renne e foche per un solo barile di petrolio in più. "Drill, drill, drill!", Trivella, trivella, trivella, è stato il grido delle truppe repubblicane alla convention di Saint Louis che ha incoronato, accanto al candidato presidente John McCain, la sua vice Sarah Palin, governatrice dello stato più settentrionale degli Usa. Era un grido che partiva dalle compagnie petrolifere che lavorano in Alaska, e ovviamente aspettano la liquefazione dei Poli per mettere le mani sulle ultime risorse.

Non è ambientalista l'Alaska, e i democratici lo sanno bene. "We are terrified by her", siamo terrorizzati da questa donna, dichiarano ai giornali locali i pochi partigiani di Obama. Gli orsi polari stanno sparendo, ma la signora Palin ha fatto recentemente ricorso contro la decisione federale di schedarli come specie a rischio di estinzione. Motivo non detto: la tutela della vita animale limiterebbe la libertà dei trivellatori. "La sua filosofia è tagliare, uccidere, scavare e trivellare", parola di John Toppenberg, direttore dell'Alaska Wildlife Alliance.

In Mediterraneo la fine dell'estate genera dolci malinconie. Qui ti squarcia l'anima di angoscia. Nelle terre estreme dello spazio iperboreo la discesa del sole s'accompagna a una grande fuga che ti fa sentire l'ultimo sopravvissuto di una catastrofe nucleare. Partono i pensionati verso la Florida, partono i turisti; i cacciatori e i pescatori tengono duro ancora due-tre settimane al massimo, per sparire anch'essi alla prima tempesta di neve. Ma se ne vanno soprattutto i migratori.

Sulle brughiere che fanno da scenario alle correnti oceaniche di Bering la smobilitazione è già iniziata. Il cielo è segnato ovunque da squadriglie di oche, anatre, gru, e Sand Pipers (bestiole trampoliere dal becco lungo a canna di flauto, di cui non trovo il nome italiano) che vanno in formazione verso il Sudovest dell'Asia e il Sudest dell'America. Alcuni dall'Alaska vanno fino in Australia e altri dalla Siberia tagliano verso il Texas, costruendo sul cielo di Bering delle grandi "X" con l'incrocio delle loro rotte transoceaniche.

Vanno e ti strappano il cuore, mentre il freddo comincia e la linea bianca dei ghiacci si prepara a invertire il suo movimento tornando a Sud. Gli stretti non hanno mai fermato gli animali. Orsi, foche, leviatani, narvali e orche marine vanno dove vogliono. Un tempo passò anche l'uomo, se è vero che gli eskimesi alaskani arrivarono dal Nord della Siberia e hanno le stesse fattezze rotonde dei loro cugini in terra russa. Così, almeno, appurò la mitica spedizione del norvegese Rasmussen nell'anno del Signore 1925. E poi le correnti. Non avete idea di cosa succede qua sotto. Il Pacifico comincia a correre verso Nord - per una questione di scarsa salinità - già all'altezza della penisola di Kamchatka, quella specie di zoccolo, grande come l'Italia, un posto pieno di vulcani che sulla mappa fa sembrare l'Eurasia una strana mucca che scalcia. Quando arriva al lungo arcipelago delle Aleutine - la coda della spina dorsale americana - la corsa è tale che tra un'isola e l'altra il mare s'ingolfa creando uno scalino di mezzo metro. "Anche se l'acqua fosse calda non potresti nuotare" ti dicono gli oceanografi.

Una volta sullo stretto, il Pacifico diventa una carica di cavalleria, un fiume incontenibile, con punte di settanta chilometri al giorno. Anche lì, con il satellite vedi perfettamente cosa succede. Acqua marrone sulla costa, per i sedimenti dello Yukon. Acqua blu-notte tra le Isole Diomede e la costa americana, a indicare il canale d'uscita dell'oceano più grande del mondo.
Dopo, succede di tutto. Fiumi e fiumi sottomarini che vanno attorno al Polo, la profondità diverse, senza mescolarsi, per migliaia di chilometri. E intanto ecco che una corrente atlantica, dopo aver circumnavigato il Polo in senso orario a partire dalle Svalbard, ha una forza tale che è capace di arrivare fino allo stretto di Davis, in zona Passaggio a Nordovest, per riemergere nei pressi della Groenlandia. Così accade che sulla costa Nord dell'Alaska ci sia acqua del Pacifico in superficie e acqua dell'Atlantico in profondità.

Meraviglie, equilibri insondabili, con la vita animale che non fa che seguire la traccia dell'enorme mestolo capace di mettere in movimento tutto questo.
Anche il ghiaccio, qui intorno, subisce mutazioni stupefacenti. Non diventa banchisa piatta, non riesce a creare le infiorescenze e le trame sottili con cui comincia a consolidarsi nelle acque più ferme. Non avanza nemmeno, come un fronte. Si accumula, invece, rabbiosamente: con tempeste, nevicate, agglomerazioni tondeggianti dette "pancakes" che poi riempiono gli interstizi con altro ghiaccio mobile. Alla fine tutto si salda, e Bering diventa teoricamente percorribile a piedi. Ogni tanto c'è qualche pazzo che ci prova, e scompare nella tormenta, per via delle tremende spinte sottostanti che spaccano tutto, sollevando lastre di ghiaccio come pietre tombali in un cimitero abbandonato.

Ma il ghiaccio dov'è? Dov'è la bianca signora, la fatamorgana che arretra a Nord? A quanti chilometri dalla costa sta la linea del fronte del Polo? Trecento, dicono i satelliti, ma il gioco delle correnti fa sì che, a Nordovest dell'ultimo Finis Terrae americano, un promontorio di gelo arrivi a cento, forse ottanta chilometri dalla costa. Per vederlo c'è solo l'aereo e il rompighiaccio, se il tempo lo permette. E per questo che la nostra seconda tappa è quassù a Barrow, dove finisce il Passaggio a Nordovest.

Ma attenzione. Settembre resta una stagione infida, Nessuna nave oggi si allontanerebbe dalla costa, anche se è ora che i ghiacci raggiungono, teoricamente, la minima estensione. Già a metà agosto il gelo può arrivare in un lampo, il tempo diventa dannatamente imprevedibile. E poi, ti dice chi conosce l'Artico, non c'è satellite al mondo che sappia segnalare i ghiacci vaganti, specie se semisommersi. La circumnavigabilità può essere anche una questione di minuti. A queste latitudini non esiste che l'aeroplano, ma anche quello diventa un terno all'otto se comincia la neve.

La giornata di Bering è finita. Arrivo all'aeroporto di Nome, sulla costa Sudovest, infreddolito come un mendicante, in pieno sballo da fuso orario e con una fame da morire. Chiuso nella giacca a vento, ho nella pancia solo quattro chips prese da un distributore automatico. "Lei è italiano?" mi chiede sconvolta un'eskimese bella tondetta al tavolo del check-in.

Capisco che spera che non sia vero, ma ammetto a malincuore la provenienza. Questo la getta ancor più nello sconforto. Ripete: "Italia, Venezia, Roma...", poi mi guarda a bocca aperta e chiede, sconsolata: "Ma lei perché viene qui?". Non riesce a capire cosa spinga tra i ghiacci un figlio del sole. "




L'articolo originario è del giornalista Paolo Rumiz ed è disponibile a quest'indirizzo.




P.S.Nei commenti a questo post, sono state messe in rilievo opinioni contrastanti a quelle esposte dall'articolo. Troverete tutto seguendo questo link. Vi invito a seguire il link e a leggere il blog con lo stesso calore con cui vi ho chiesto di leggere l'articolo da me pubblicato. Una completezza di informazione è indispensabile.

venerdì 5 settembre 2008

La democrazia con la dittatura nel sangue



Ci siamo tutti indignati per gli scontri in Cina perpetuati dal governo dittatoriale contro i tibetani; ci siamo tutti rattristati per gli abitanti di quelle terre che sono costretti a subire un governo violento e liberticida, senza poter muovere un dito o convinti che tutto questo sia giusto, sulla base dell'abile propaganda che solo le migliori dittature sanno fare.
In buona parte, ci siamo sentiti fortunati, per aver diritto a maggiore libertà e perchè mai nessuno nel nostro mondo democratico si permetterebbe mai di avere a che fare con chi proibisce ad altri esseri umani di godere della propria libertà.

Ebbene, probabilmente è venuto il tempo in cui dovremo ricrederci e cominciare a pensare e vedere le cose in modo diverso. Facciamo espressamente richiamo alla politica che la Cina sta mettendo in opera per aumentare il controllo sui propri cittadini: dietro un'innocente siepe, all'interno di innocui lampioni, il governo cinese sta nascondendo da tempo sofisticatissime telecamere, per riprendere persone sospette e creare un database di milioni di facce, pronte per essere consultate all'evenienza.
Tutto ciò, naturalmente, viene celato alla popolazione, nascondendo il tutto dietro alla facciata della normale prassi per il controllo anti-terrorismo o anti-criminalità. E' facile capire che lo scopo è ben altro e mira al controllo della libertà e di coloro che potrebbero rivelarsi come artefici di sedizioni.

Succede così, che nella moderna Cina in costante espansione, si sia aperto un mercato mastodontico nel campo dell'audiovisivo super-tecnologico a scopo militare e dittatoriale, che fa gola a moltissime compagnie del cosiddetto mondo occidentale e democratico. Un'azienda americana, la L1, per esempio, come si legge sul numero di luglio di Rolling Stone (che, per chi non lo sapesse, non è soltanto una rivista di musica), fornisce supporto e licenze ad aziende cinesi in loco che, ricevuti appalti dal governo, lavorano per la produzione di telecamere nascoste e altro hardware a supporto della sorveglianza pubblica. La L1 si interessa anche dello sviluppo di tecnologie per il riconoscimento facciale, specie a partire da immagine non chiarissime riprese dalle telecamere nascoste. A partire dal software fornito da questa azienda, alcune imprese cinese stanno sviluppando metodiche per il riconoscimento facciale di immagini sgranate, non chiare o riprese attraverso una serratura; con i loro progressi, queste aziende parteciperanno ad una specie di concorso statale e le vincenti avranno come premio un contratto di produzione per la loro cara dittatura. La L1, che è anche licenziataria di sistemi di controllo in molti aeroporti americani (anche qui si è creato un forte mercato dopo l'11 settembre), sta quindi violando molti dei dettami che sono stati promulgati dagli USA in seguito ai fatti di piazza Tienanmen del 1989, secondo i quali ad ogni azienda americana è proibito appoggiare e commerciare economicamente aziende cinesi o il governo cinese in atti volti al rafforzamento della dittatura o all'aumento del controllo delle libertà individuali.

Ci tengo a sottolineare che questo post non è contro la L1 in modo particolare, ma è solo la citazione di un esempio per dimostrare come le nostre democrazie in nome del denaro possano trascurare le loro pregresse condanne verso le dittature; tra l'altro, le recenti vicende di giganti informatici come Microsoft e Google (che hanno accettato di oscurare l'accessibilità di alcuni siti dalla Cina o di pubblicare immagini di oppositori politici ricercati sulle loro homepage), valgono da sole come esempio. In ogni caso, le uniche persone che possono far cambiare comportamento ad aziende come quelle citate, siamo noi: disertando un motore di ricerca o trascurando i prodotti di un'azienda in modo giustificato (affinché si conosca la motivazione delle nostre azioni), è l'unica cosa che costringerà certa gente ad avere comportamenti più costruttivi. E' solo al denaro che ubbidiscono.




Si può vivere senza Google?

martedì 26 agosto 2008

Dio salvi la regina (delle api)



Brutte notizie: le api stanno morendo. Qualcuno di voi certo starà pensando che è davvero una fortuna, perchè saranno scongiurate le punture mentre si passeggia in campagna. Purtroppo, non solo per gli autori di questi pensieri ma per noi tutti, la notizia non è poi così bella.
Le api, infatti, sono una delle specie animali fondamentali della natura, una specie che, mentre assicura la propria sopravvivenza, assicura anche quella di innumerevoli altre specie, soprattutto animali. Tramite l'impollinazione, le api assicurano la sopravvivenza delle piante e di tutti gli animali che ne usufruiscono; se le piante non esistessero più, sarebbe minata anche l'esistenza degli animali erbivori e dei loro predatori, quindi in modo diretto o indiretto anche dell'uomo

Anche se in modo un po' esagerato, Einstein aveva previsto che se le api scomparissero del tutto, il genere umano potrebbe sopravvivere per soli 4 anni, e questa situazione non è lontana.

La nazione più all'avanguardia nello sterminio delle api è l'Inghilterra: nell'ultimo anno gli inglesi si sono giocati metà della popolazione di questi insetti e le stime prevedono già che entro la fine del 2008 i sudditi della regina termineranno le loro scorte di miele, dovendolo importare dall'estero, con un successivo e naturale rincaro. L'Italia non può lamentarsi della sua posizione nella classifica degli sterminatori, avendo eliminato circa 250.000 api lo scorso anno.

I motivi della morte di questi utilissimi insetti, è da ricercare soprattutto in cause di tipo ambientale, che trovano la loro origine nelle variazioni di temperature di cui spesso si sente parlare: evidentemente non sono poi fesserie...

Non possiamo nascondere che le api sono minacciate anche da un acaro che ha aumentato la sua presenza negli ultimi tempi, ma non possiamo neanche nascondere che l'uso di alcuni pesticidi a base di nicotina hanno peggiorato la situazione. Questi pesticidi hanno degli effetti stupefacenti sulle api, che perdono l'orientamento, non sono in grado di tornare al favo e muoiono.

Bisogna impegnarsi perchè almeno questi pesticidi vengano vietati, visto che combattere l'acaro e i cambiamenti climatici richiede più tempo; ricordiamo che il lavoro e i prodotti delle api vengono sfruttati per un' enorme quantità di usi, da l miele alla pappa reale, per benefici che vanno dalla medicina all'estetica.
Per chi non lo sapesse, il veleno (blandissimo, se non si è allergici) delle api è alla base di molti dei medicinali (soprattutto antibiotici) della nostra farmacopea.

Quindi d'ora in poi pensateci bene prima di ammazzare un'ape che casualmente vi ronza intorno. Un giorno potreste maledire voi stessi.



Le api stanno scomparendo

lunedì 11 agosto 2008

L'ultimo scampolo di libertà


Avanti, alzi la mano chi non ha mai pubblicato un proprio video su YouTube; non intendo necessariamente un capolavoro cinematografico, magari semplicemente un video fatto con un cellulare, che probabilmente ritrae attimi delle nostre vacanze, che abbiamo pubblicato perché amici e non amici potessero vederlo e in parte condividere le nostre emozioni.
Alzi anche la mano chi non ha mai visualizzato video su YouTube di altri utenti, magari divertente, magari spezzone di qualche programma che ci siamo persi o che non rimettono più in onda.
Quante volte abbiamo caricato video giornalistici, perchè le notizie in tv sono attendibili come le bugie di un bambino...?Ebbeno, ora qualcuno vuole attentare a tutto questo: Mediaset ha denunciato YouTube per aver pubblicato video delle proprie trasmissioni, minacciando il suo copyright e provocando milioni di perdite in ricavi dalla pubblicità.

Che cazzari. Da dove dovrebbero derivare questi ricavi? Dalla consultazione del sito internet di Mediaset, da cui rivedere i video dei programmi? Ma chi è così imbecille da spendere dei soldi per rivedere i programmi tv, anche se non esistesse YouTube? E quanti registrano le trasmissioni e le passano ad altri? Anche questi sarebbero passabili di denuncia?

Ma perchè i tg di tutta Italia riempiono i loro vuoti di informazioni con immagini da YouTube, senza pagare una lira a chi li ha realizzati? A questo punto anche la rete potrebbe denunciare giornalisti e aziende di comunicazione, poichè hanno usato video per un uso pubblico a scopo di guadagno (dietro un tg ci sono bei soldi, non nascondiamoci dietro un dito).

Chi frequenta i siti di video-sharing e la rete come il sottoscritto si chiede se per caso la denuncia per motivi di copyright non sia l'ennesimo tentativo di tappare la bocca all'informazione libera, che nel nostro caso dice la verità sullo psiconano, non più proprietario di Mediaset, ma solo sulla carta (ca nisciuno è fesso).
Guardando il video qui di seguito scoprirete chi ha condotto per conto di Mediaset l'indagine su quanti (più o meno) video dei propri programmi sono presenti su YouTube. Potete consultare il suo blog e ringraziarlo di questo suo servigio. Davvero grazie



domenica 6 luglio 2008

Dalla Cina con furetto


E' tempo di saldi e come se fosse scoppiata la guerra o ci fosse penuria improvvisa di indumenti, i negozi si stanno riempiendo di acquirenti vogliosi e impazienti di riempire le loro borse da mare di nuovissimi vestiti. Più che una corsa al risparmio è spesso una corsa a chi si accaparra l'affare migliore per potersene poi vantare con amici e amiche. Oltretutto spesso l'affarone è soltanto una finta, perchè magari il negoziante che ci sembrava tanto una buona persona, ha solamente finto di abbassare il prezzo originario del 40 o 50%, magari perchè una settimana prima si era preoccupato di alzare il prezzo di partenza di un buon 20%...
Ma indipendentemente dal perchè vi troviate al centro in questi giorni (magari anche per una semplice passeggiata, diventata impossibile per la schiera di future spose che fa la fila davanti al negozio dei saldi che apre alle 6), voglio invitarvi a una riflessione, e in particolar modo vorrei che ciascuno di noi riflettesse quando entra in un negozio a comprare dei vestiti, vorrei che riflettesse su come quel capo di abbigliamento è stato cucito, da chi, con quali criteri produttivi. Bisogna stare attenti, perchè in buona fede si potrebbe incentivare il mercato e i guadagni di persone abiette che lavorano dietro le spalle di altre o che sfruttano gli animali in modo indicibile e disumano.
Sappiamo di minori tolti alla scuola perchè siano sottoposti a orari di lavoro da romanzo dickensiano, per cucire pantaloni griffati o palloni delle migliori marche. Ma oggi voglio portare la vostra attenzione in modo particolare sulle fur farms cinesi, che usano animali da pelo per produrre vestiti e non solo presenti anche nei nostri negozi, che magari stiamo comprando in questi giorni in saldo nei negozi, o che inconsciamente acquistiamo sulle bancarelle dei venditori cinesi.

Vi siete mai chiesti come vengono trattati in quelle fabbriche gli animali da pelo? Se la risposta è negativa, ho il filmato che fa per voi e lo troverete alla fine di questo post. Vi averto che il filmato è piuttosto crudo, e vi prego di guardrlo comunque, vincendo la vostra reticenza.
Lo so, che molti di voi sono dotati di una spiccata sensibilità (e ringrazio Dio che esistano ancora persone come voi), ma se voi vomiterete o piangerete davanti a questo filmato, esso allora non sarà stato creato invano. Anzi se farete in modo che altre persone che conoscete riescano a fare lo stesso vedendolo, darete una mano alla causa.

Su questo sito potrete trovare tutte le altre informazioni di cui avrete bisogno; il sito è in inglese, ma facilmente troverete qualcuno che lo traduca per voi.

Quando entrerete in un negozio da oggi in poi, riflettete. E soprattutto chiedete. E diffidate delle cianfrusaglie cinesi a poco prezzo. Senza rispetto per le regole umane e con un modus operandi disumano, è facile fare prezzi più concorrenziali. ma la qualità è nettamente più scadente, anche quella umana.




Fur farms cinesi

venerdì 20 giugno 2008

Due mesi da psiconano


Sono bastati due mesi all psiconano per ricordarci i bei tempi andati del suo quinquiennio precedente, nel caso ci fossimo dimenticati la sua opera risolutrice. Lo scopo di questo blog è aiutarvi a fare un compendio di questo primo bimestre, acciocchè non trascuriate niente della sua opera magna


  • caccia al clandestino
  • :con invidiabile lucidità, il nostro eroe dalla capigliatura all'asfalto inventa il reato di IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. Quindi, chi viene trovato illeggittimamente in Italia commette reato, quindi va arrestato. Bene, così ci tocca di campare i carcerati esteri e anche i nostri. Mi si dirà: ok, ma esiste l'espulsione. Esisteva anche prima, ma si sa, la parola REATO è certo più altisonante alle orecchie delle allodole...

  • la rivoluzione nucleare:in barba alla volontà dei cittadini che si sono espressi contrariamente con il referendum del 1984, in barba alle ricerche che ne sanciscono la pericolosità, in barba alle nuovissime strategie di sfruttamento delle energie rinnovabili, si presenta con l'idea anacronistica (come tutto in Italia) di riaprire e costruire le centrali nucleari


  • scudo ad personam: sospensione dei processi "meno urgenti", fra cui guarda caso il suo, con pericolo di prescrizione. Leggete l'interessante lettera dello psiconano a Schifani seguendo queste righe a fine post



Lettera dello psiconano al presidente della camera

Caro Presidente,
come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto ‘decreto sicurezza’ un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. Le voglio sottolineare che i processi che mi riguardano non sono né urgenti, né destano alcun allarme sociale. Se così fosse i cittadini italiani non mi avrebbero eletto, altrimenti sarebbero dei fessi come in effetti sono. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell'Autorità Giudiziaria ai reati più recenti anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.
La materia mi è ampiamente nota e ha mia approvazione disinteressata, lo posso testimoniare da prescritto a conoscenza dei fatti.
Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e non di quelli che riguardano la mia alta carica e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali, eliminando la cronaca giudiziaria, incarcerando i giornalisti e, come extrema ratio per l’imputato, nel caso si tratti di Silvio Berlusconi, di ricusare i giudici.
I miei legali, che ho fatto eleggere per la mia necessaria protezione in Parlamento, mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi (lo giuro sui miei figli, sono sempre stato all’oscuro dell’esistenza di questo Mills) che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Lo dico a lei, in privato, sono i soliti comunisti di merda. Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria. Sono innocente, Craxi è morto innocente, non sono stato iscritto alla P2, la tessera 1816 era intestata a un mio omonimo massone, piduista, golpista e puttaniere.
Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il governo che ho avuto l'onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto, come qualche milione di italiani che sto intimidendo con i militari, di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l'altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.
Quindi, ancora una volta, secondo l'opposizione l'emendamento presentato dai due relatori della cui fedeltà sono certo, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto. Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale. Infatti la si può riscontrare solo nella Russia del mio amico Putin che mi ha fornito preziosi suggerimenti su come tacitare Travaglio.
Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, ma che non sono mai riusciti a farmi entrare a San Vittore, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale. In realtà non è così, ma come direbbe il mio ispiratore politico, grande uomo, grande italiano, di cui non voglio assolutamente condividere la fine a Piazzale Loreto, il Cavalier (anche lui!) Benito Mussolini, il mio grido di libertà è: “Me ne frego!”. La informo quindi che ordinerò ai miei impiegati del consiglio dei ministri di esprimere parere favorevole sull'emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato anche se è un delinquente. Cinque anni da premier, sette da Presidente della Repubblica sono un lasso di tempo sufficiente per non farmi mai più processare.
Prima della lettura di questa importante missiva batta i tacchi e ordini il “Saluto al nuovo Duce”.”
Baciamo le mani, Silvio Berlusconi.