lunedì 21 dicembre 2009

Il clima di odio e i falsi agnelli



Eh sì, lo avevo pensato cinque secondi dopo aver saputo del souvenir del duomo lanciato sulla capoccia del premier e quello che avevo ipotizzato si è verificato. L'episodio è stato utilizzato per demonizzare tutti gli oppositori dello psiconano, senza distinzione di genere e orientamento politico. A base delle catilinarie di molti esponenti del centro-destra, questa forte supposizione che precedentemente all'accadimento meneghino vi fosse in giro per il Paese una specie di clima d'odio che si diffondeva come l'influenza A. Sinceramente non si può negare che ci fosse un po' di attrito nella dialettica politica, considerate anche le ultime inchieste sullo psiconano, ma da qui a dire che vi fosse un clima irrespirabile ce ne passa eccome.

In realtà, bisogna cominciare a pensare che il souvenir lanciato dallo psicopatico al premier, sia da considerarsi una vera manna per il PDL, ossigeno fresco potremmo dire: le ultime vicende legate ai fatti delle mignotte al seguito del premier, delle innumerevoli prove dei suoi rapporti con personaggi mafiosi di spicco e le parole (intercetta e non) di Fini che non si sente più di appoggiare il suo alleato in tutte le sue azioni, hanno fatto cadere di molto l'indice di gradimento dello psiconano; naturalmente questo viene rilevato solo dalle indagini e dai dati veri (che lui fra l'altro conosce benissimo, secondo me), perchè i dati che riporta nei suoi comizi sono volutamente edulcorati e lo vedono sempre in vantaggio e in continua ascesa alle orecchie di chi lo ascolta.

Ora che le guglie sono state lanciate, i suoi servi della gleba possono riempire i vari salotti televisivi a scatenare le loro accuse di complotto contro i mandanti del lancio e i creatori del clima d'odio: la sinistra (che è l'unica innocente, vista anche l'incapacità di fare opposizione), i giudici, Di Pietro, Travaglio, Santoro; mancano all'appello solo Topolino, Paperino e la Banda Bassotti. Così ora i pidiellini possono far passare le invettive di Di Pietro come tentativi di destabilizzazione, le continua comparse del nome di B. nei processi anti-mafia come attacchi da parte di certe toghe rosse, il lavoro di giornalisti come Travaglio per attacchi al sistema per sovvertire la maggioranza. Insomma, la condanna a morte dei colpevoli è servita.
Ma chi sta cercando nuove leggi e modifiche della costituzione per non farsi processare, mentre i normali cittadini hanno affrontato la giustizia e stanno pagando peri i propri errori? Chi sta cercando di far accorciare i tempi della prescrizione per far cadere i propri processi, destinando però quelli dei cittadini normali a non concludersi, lasciando insoddisfatte le seti di giustizia di migliaia di persone? Chi fa rientrare i tesoretti esteri di imprenditori e mafiosi, costringendo questi a pagare irrisorie tassazioni (mi modo anonimo e senza condanne), deridendo i cittadini che ogni giorno pagano onestamente le tasse? Una sola persona e ora abbiamo finalmente scovato chi è la causa del clima di odio. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Ovviamente non vogliamo giustificare la violenza che è sbagliata sempre: lo psiconano dev'essere sconfitto dalle urne e non da un modellino opportunamente lanciato; ma in ogni caso non si può negare che con i suoi comportamenti se la sia cercata: lui ha generata l'odio, l'odio ha mosso una gran parte dell'opinione pubblica, il movimento della massa ha indirizzato erroneamente la mente già deviata dello psicopatico lanciatore. Adesso, la maggioranza può sfruttare a suo vantaggio la situazione per richiamare ai TONI BASSI, che nel loro linguaggio settario indica il non parlare e il tacere le verità scomode. Ma chi sono questi personaggi che invitano ai toni bassi? Andiamoli a vedere più da vicino, riportando parte di un articolo comparso sul Fatto Quotidiano del 17 dicembre 2009:

"Maurizio Gasparri è tutto dentro la storia dell'Msi romano, con i suoi mazzieri, le sue squadre nere, le sue azioni di piazza. Ignazio La Russa era invece conosciuto a Milano come in dirigente (segretario regionale del Fronte della Gioventù)di quella destra che si presentava davanti alle scuole e nelle piazze armata di catene e coltelli. C'è una foto che lo ritrae con Ciccio Franco, il caporione della rivolta di Reggio, e i leader dell'Msi milanese: è un'immagine del 12 aprile 1973, giorno della manifestazione indetta dal Movimento Sociale "contro la violenza rossa". Durante la manifestazione, furono lanciate due bombe a mano Srcm che uccisero il poliziotto Antonio Marino, 22 anni.
Sugli scranni della Camera siede Marcello De Angelis, direttore di Area, la rivista di Gianni Alemanno, ma in passato militante dell'organizzazione fascista Terza Posizione: è stato condannato per associazione sovversiva e banda armata, è stato latitante e poi in carcere per tre anni. Sulle poltrone rosse del Senato siede invece Cristiano De Eccher, protagonista di una storia che a che fare niente di meno che con la strage di piazza Fontana. Molti testimoni provenienti dall'estrema destra lo indicano come il custode dei timer avanzati dopo la […]Mario Borghezio, a lungo deputato e parlamentare europeo del partito di Umberto Bossi, in gioventù è stato esponente di Giovane Europa, il movimento neofascista fondato dal belga Jean Thiriart, ex Waffen-SS che proclamava: "Il plastico sarà il megafono dell'anticomunismo nella seconda metà del ventesimo secolo". L'11 luglio 1976, Borghezio fu fermato dalla polizia nei pressi di Ventimiglia, con una cartolina firmata Ordine Nuovo e indirizzata "al bastardo Luciano Violante" che da magistrato aveva indagato sul tentato golpe di Edgardo Sogno e sull'eversione nera in Piemonte. Il testo della cartolina, costellato di svastiche, era: "Viva Hitler. 10, 100, 1000 Occorsio". Il giudice Vittorio Occorsio era stato ucciso da Ordine Nuovo il giorno prima".


giovedì 17 dicembre 2009

Il talento di Mr Obama



Mi sono fermato cinque minuti a pensare agli ultimi ministri dell'istruzione che la mia memoria ricorda; sono arrivato indietro col tempo solo fino a Berlinguer, dopo tutto non sono così vecchio… E quello che mi ha colpito di questo excursus, è rendermi conto di come ciascuno di questi ministri, in modo indipendente dal proprio schiera mento e orientamento politico, abbia finito il proprio mandato lasciando danni permanenti nel mondo dell'istruzione italiana. Gli studenti universitari come me, ricorderanno che Berlinguer è stato l'artefice della famosa riforma del 3+2, che aveva lo scopo di facilitare gli studenti accorciando i tempi necessari alla laurea; chi vive dentro l'università, sa che le cose sono andate diversamente, con i programmi degli esami che sono spesso rimasti inalterati e spremuti in lassi di tempo più brevi. Poi è stata la volta della Moratti, che invece si è preoccupata molto dell'immagine e poco della sostanza, cambiando i gradi dell'istruzione e spalmando in dieci anni lo studio di alcune materie come la storia. Un'iniziativa assolutamente inutile, mentre sarebbe stato molto meglio investire fondi nelle problematiche classiche della scuola, come i fondi alla ricerca o l'edilizia.

Di Fioroni ricordo poco e niente, perchè poco e niente è riuscito a fare lui insieme al resto dei suoi colleghi del governo: in questo caso la sua colpa è proprio di non aver fatto assolutamente niente. Ed eccoci giunti alla perla, alla nostra cara Gelmini: riconosciamo all'attuale ministro l'abilità di aver fatto passare all'opinione pubblica dei tagli enormi all'istruzione come qualcosa di necessario per garantire la meritocrazia; come a dire: "devo premiare solo i meritevoli, quindi taglio i fondi". La saggezza a volte va oltre la nostra comprensione e non riusciamo a coglierla.

Comunque, come risulta palese, ciò che accomuna questi ministri è il fatto che i governi che essi sostenevano o sostengono abbiano dilapidato i fondi per l'istruzione e quindi il futuro di questo Paese; come dimenticare i 300 milioni di euro che furono sottratti all'istruzione per poter accontentare i camionisti che da giorni presidiavano le autostrade, sotto l'allora governo Prodi… Ormai l'impressione è forte che da decenni a questa parte, qualsiasi sia la maggioranza al governo, la scuola e l'università siano diventate il pozzo da cui attingere quando la finanziaria è con l'acqua alla gola… Stoica fu la resistenza di Rita Levi Moltalcini, che minacciò di far cadere il governo Prodi se non fossero stati destinati dei fondi sufficienti all'istruzione nella finanziaria…

Nessuno si è preoccupato di dare un sostegno allo sviluppo della cultura (in tutte le sue forme) o alla ricerca, per questo i migliori talenti lasciano la nazione per andare dove le loro capacità saranno giudicate e retribuite per quello che valgono, perchè nella vita i sogni sono importanti, ma solo con quelli non si paga l'affitto… Nessuno si è interessato di creare un ponte con le imprese, affinché queste possano sversare qualche fondo nella ricerca e nei settori di loro interesse, magari in cambio di qualche sgravo fiscale… Il fondo è vicino e prima della cancrena del nostro Paese abbiamo ancora poco tempo. Poi ci sopravanzeranno tutti; le cose importanti non sono le centrali atomiche e non solo per un problema economico e ambientale.

Lo scopo di questo post è mostrare che fin dai primi anni della scuola, è possibile investire sui ragazzi affinché contribuiscano al futuro e alla crescita del Paese; a tal proposito riporto quanto scritto sul sito della Casa Bianca, a proposito del nuovo programma educativo promosso e appoggiato (anche economicamente) dal presidente Obama:



"Il presidente Obama ha lanciato la campagna "Educate to innovate" per aumentare la partecipazione e le performance degli studenti americani nella scienza, nella tecnologia, nell'ingegneria e nella matematica (STEM). Questa campagna includerà sostegni non solo da parte del governo federale ma anche da parte di importanti compagnie, fondazioni, associazioni no-profit e società della scienza e dell'ingegneria, per lavorare coi ragazzi di tutta l'America allo scopo di eccellere nella scienza e nella matematica.

Come parte della campagna, questa amministrazione spera di indire una serie di eventi, annunci e altre attività che costituiscono ciò che il presidente definisce "chiamata all'azione" e che sia oggetto delle componenti chiave delle priorità nazionali.



Perchè questo è importante

Possediamo molti grandi istituti, eccellenti insegnanti e studenti di successo in America. Ma ci sono anche segnali allarmanti che, in ogni caso, i nostri studenti dovrebbero fare meglio nel campo della matematica e della scienza.


  • Nella classifica 2006 del programma per la valutazione degli studenti (PISA), gli studenti americani sono risultati al ventunesimo posto per la conoscenza della scienza e venticinquesimi per la conoscenza della matematica su insieme di trenta nazioni sviluppate

  • Nei test di matematica per la valutazione nazionale 2009 del progresso educativo (NAEP), gli studenti della quarta classe non hanno mostrato segni di miglioramento per la prima volta dopo molti anni e gli studenti dell'ottava classe hanno ottenuto solo modesti risultati che evidenziano un minimo progresso. Non stiamo avanzando come dobbiamo



Cosa dobbiamo fare

Attraverso il programma "Educate to innovate" e altri mezzi, dobbiamo:


  • Aumentare la conoscenza sulle STEM così che tutti gli studenti possano imparare approfonditamente le scienze, la matematica, l'ingegneria e la tecnologia e pensarle in modo critico

  • Muovere gli studenti dalla metà della classifica delle nazioni sviluppate alla testa nel prossimo decennio

  • Estendere l'educazione derivante dalle STEM e le opportunità di carriera che queste propongono ai gruppi di persone non rappresentate, come le ragazze e le donne



I primi passi
L'America si sta già impegnando per raggiungere questi obiettivi. Come parte dei sostegni a "Educate to innovate", cinque grandi compagnie stanno guidando la forza dei media, dei giochi interattivi, dell'apprendimento pratico e di volontari, per raggiungere milioni di studenti nei prossimi 4 anni, ispirandoli ad essere la prossima generazione di inventori e innovatori.




  • Time Warner Cable, Discovery Communications, Sesame Street e altri partner porteranno il messaggio della meraviglia dell'invenzione e della scoperta ai bambini e agli studenti

  • Il National Lab Day aiuterà le comunità di supporto tra gli insegnanti nel Paese, culminando in un giorno di partecipazione civile

  • Competizioni nazionali di progettazione nel campo delle STEM svilupperanno possibilità di coinvolgere i ragazzi nella ricerca scientifica e in progettazioni competitive

  • Cinque importanti compagnie e leader (Sally Ride, Craig Barrett, Ursula Burns, Glen Britt e Antonio Perez) guideranno il sostegno per l'aumento della partecipazione privata e filantropica nell'insegnamento e l'apprendimento delle STEM


venerdì 11 dicembre 2009

Il bilanciamento climatico



In una fredda vallata al confine dei Monti Cambriani occidentali in Galles, più di mille alberelli, tutti piantati nei due mesi precedenti, stanno mettendo radici. Le piante sono specie indigene - faggi, frassini, querce, betulle e salici, tra le altre - ma i soldi che stanno dietro le piante non sono affatto indigeni. I passeggeri dei voli aerei prevenienti da luoghi lontani come gli USA e la Nuova Zelanda stanno sborsando 20 dollari a pianta nella speranza che gli alberi possano assorbire dall'atmosfera una quantità di diossido di carbonio pari a quella emessa durante una tratta aerea. Per Ru Hartwell, direttore progettuale di TreeFlights, che offre il servizio, "è una tassa verde auto-imposta - qualcosa di altruistico per il pianeta".

TreeFlights.com è solo una dei beneficiari di una crescente sotto-industria ambientale conosciuta come "bilanciamento del carbonio". Di solito, una di queste nuove compagnie calcola prima la quantità di gas serra che un individuo o un'impresa produce volando, guidando oppure illuminando e riscaldando un'abitazione o un ufficio. I clienti quindi pagano volontariamente le compagnie per poter investire in progetti che bilancino la quantità di carbonio che viene emessa. (Gli americani, affamati di energia, generano 20 tonnellate di diossido di carbonio all'anno pro capite; i Britannici, circa la metà). Così, per qualcosa compreso tra i 4 e i 40 dollari, allo scopo di compensare l'emissione di una tonnellata di diossido, un consumatore, diciamo in Germania, può finanziare le scuole e gli ospedali in Eritrea, perchè questi passino dall'energia elettrica generata tramite combustibile fossile a quella generata tramite pannelli solari. La semplicità dell'idea sta attirando molto interesse. I consumatori e le imprese in giro per il mondo hanno bilanciato volontariamente nel 2005 ben 6 milioni di tonnellate di diossido, elargendo 43 milioni di dollari, sette volte la somma elargita l'anno precedente. (Anche l'allora presidente inglese Tony Blair si diede da fare, avendo ricevuto pressioni affinché bilanciasse le emissioni derivanti dal viaggio della sua famiglia a Capodanno). Nel 2010 si potrebbe arrivare a bilanciare 400 milioni di tonnellate spendendo 5 miliardi di dollari, secondo le previsioni dell'istituto di consulenza ICF International.

Il bilanciamento volontario delle emissioni rappresenta un tipo di impresa ancora non riconosciuto e senza regole comuni per controllare le politiche di gestione dei progetti e delle compagnie che promettono di contrastare le emissioni, così le aziende di bilanciamento si sono presentate con un grosso numero di pratiche e metodi competitivi, non tutti graditi alla clientela.

Prendiamo l'inserimento di nuove piante. Sebbene gli esperti siano d'accordo che una pianta assorba il diossido dall'atmosfera, c'è ancora disaccordo riguardo alla quantità che una foresta può assorbire durante il corso della propria esistenza. Gli scienziati stimano che, a seconda della tipologia di suolo e clima, una foresta di 100 alberi può assorbire dalle 5 alle 10 tonnellate di diossido all'anno. Ma più passa il tempo più le stime diventano difficili. Alcune compagnie, come la London's Carbon Clear, non solo si occupano di piantare i nuovi alberi, ma si interessano anche che questi attecchiscano. Molte altre compagnie potrebbero non essere così diligenti e quindi malattie, incendi e abbattimenti potrebbero diminuire la lunghezza della vita delle piante.

Nell'ottobre del 2006, la Britain's Advertising Standard Authority mosse alla Scottish And Southern Energy (SSE) l'accusa di non essere in grado di provare la promessa di riuscire ad assorbire, tramite l'inserimento di nuovi alberi, le 140000 tonnellate di diossido emesse ogni anno dai suoi clienti. Un portavoce della SSE ha poi confermato l'impossibilità a provare che i 150000 alberi piantati in Brasile, Guatemala e Inghilterra possano mantenere la promessa della sua azienda.

Mentre alcune firme, come il colosso dell'informatica Dell, vogliono ancora sponsorizzare grandi iniziative di riforestazione, altre non stanno cogliendo l'occasione. L'HSBC ha smesso di occuparsi di alberi dopo aver bilanciato con successo 170000 tonnellate delle sue emissioni di diossido nell'ultimo quarto del 2005, tramite investimenti in energie rinnovabili. Secondo un portavoce, nonostante i molti alberi piantati in giro per il mondo, la banca americana non era riuscita a compensare le emissioni globali di inquinanti. L'HSBC cerca nuovi modi efficienti di investire il proprio denaro, come alcune fattorie del vento in Nuova Zelanda. Piantare gli alberi, fa sapere sempre la compagnia, "è una specie di mania". Molti gruppi ambientalisti sono d'accordo. In una recente dichiarazione, Friends of The Earth, Greenpeace e il WWF hanno invitato i consumatori ad evitare la riforestazione in favore di progetti "che supportino il passaggio ad energie non derivanti da combustibili fossili".

Senza regolamenti globali o anche nazionali, gli standard nell'impresa del bilanciamento sono diventati qualcosa di aperto a tutti. Sembra ovvio che i progetti dovrebbero ridurre le emissioni ad un livello più basso di rispetto a quello in cui ci si troverebbe se gli stessi progetti non esistessero, una condizione nota come "addizionalità". Ma questo non sempre succede.

Un certo numero di standard, anche se giunti in ritardo, sarebbe una buona notizia per i consumatori. Le grandi compagnie e i governi già beneficiano di un sistema comune di approvazione dei progetti di bilanciamento sotto gli auspici della Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico. Con un insieme comune di regole, il bilanciamento volontario potrebbe vedere i suoi seguaci - e la credibilità del mercato - aumentare. Ciò è bene, dicono molti ambientalisti, ma questi sottolineano anche che i clienti dovrebbero innanzitutto focalizzarsi nel ridurre le proprie emissioni. "Il bilanciamento potrebbe essere visto come un modo, per governi, imprese e singoli individui, per continuare ad inquinare senza fare cambiamenti nel proprio comportamento", dicono quelli di Friends of The Earth, Greenpeace e WWF nella loro recente dichiarazione. Così se il bilanciamento avrà un ruolo da giocare nell'impedire al genere umano di cuocere il pianeta, sarà un ruolo di supporto.

giovedì 3 dicembre 2009

Deja vu letterari



Come diceva Tito Livio, la storia è "magistra vitae" e in quanto tale dovrebbe portare gli uomini sulla strada verso il non ripetere quello che è già capitato in passato, perchè alcuni errori sono davvero irripetibili. Purtroppo, c'è ancora qualcuno che non riconosce il fatto che la storia sia sempre destinata a ripetersi oppure lo ignora più o meno volontariamente.

Consideriamo per esempio la politica del primo ministro inglese Olivier Cromwell nel '600: il suo odio e quello dei suoi seguaci per gli irlandesi (ritenuti una razza inferiore, un po' come facevano i cristiani coi protestanti) l'aveva portato a instanziare in modo forzoso comunità protestanti nell'allora cattolicissima Irlanda. Il risultato di quell'errore lo conosciamo: decenni di lotte civili, migliaia di morti, innumerevoli attentati. Sangue sparso così violentemente da meritarsi un posto nei testi dei brani pop-rock degli ultimi decenni. Un classico accadimento ed errore storico da cui prendere esempio. Sarà servito?

Circa 300 anni dopo, a seguito della fine della seconda guerra mondiale, per farsi perdonare, come umanità, dei torti inferti agli ebrei (e 6 milioni di morti sono un bel torto), si decideva di impiantare, ancora forzatamente, un nuovo stato ebraico lì dove ormai da tempo si erano insediate comunità musulmane. Un luogo che forse un tempo era stato la patria degli ebrei, ma oggi non poteva più esserlo per gli accadimenti che si erano succeduti. Un errore politico immenso. Il risultato lo sappiamo bene tutti, perchè si vede benissimo ancora oggi, basta accendere la televisione. Un errore commesso in una piccola striscia di terra è riuscito a destabilizzare l'intero medio-oriente. Un altro caso in cui non si è guardato e non si è imparato.

Questo è un esempio che cito spesso perchè è a noi molto vicino e di facile approccio, ma certo le altre casistiche che potrebbero essere citate sono innumerevoli. Ogni volta si assiste, quindi, a un deja vu storico, perchè sentiamo di aver già vissuto, anche solo leggendolo su un libro di storia, quello che ci troviamo a leggere su un giornale. A volte si assiste anche a dei deja vu letterari, quando si legge qualche riga magari scritta secoli prima, ma ancora attualissima, che sembra descrivere perfettamente i tempi moderni e sembra uscita dall'editoriale di qualche giornale del giorno prima.

Questo è quello che è accaduto a me ieri sera, quando ho scoperto delle righe che sembrano dire esattamente quello che accade oggigiorno nel nostro Paese e proprio in questi ultimi tempi; sono parole che avrei tanto voglia di dire a una persona ben precisa e sono sicuro che leggendole penserete alla stessa persona e avrete la stessa voglia di dirle le parole che seguono.


"I popoli non giudicano come le corti di giustizia; non emettono sentenze; lanciano la loro folgore; non condannano i re; li ricacciano nel nulla. Questa giustizia vale quella dei tribunali. [...]

In quale repubblica la necessità di punire il tiranno ha suscitato controversie? Noi cerchiamo in ogni dove degli avvocati per patrocinare la causa di Luigi XVI. Consacriamo come atti legittimi ciò che presso ogni popolo libero sarebbe considerato il peggiore dei crimini. Invitiamo noi stessi i cittadini alla bassezza e alla corruzione. Potremo un giorno anche conferire civiche corone ai difensori di Luigi, poichè se difendono la sua causa possono anche farla trionfare; altrimenti non offriremmo all'universo che una ridicola commedia. E noi osiamo parlare di Repubblica. Invochiamo le forme perchè non abbiamo princìpi; ci vantiamo della nostra delicatezza perchè manchiamo di energia; mettiamo in mostra una falsa umanità perchè non sappiamo rispettare il popolo; siamo teneri con gli oppressori perchè non abbiamo cuori per gli oppressi".



Dal discorso di Maximilien De Robespierre all'assemblea legislativa del 3 dicembre 1792, sulle decisioni da prendere sul cittadino Luigi Capeto.

mercoledì 2 dicembre 2009

Viaggio a Kyoto



Negli scorsi anni, il nome di Kyoto è stato spesso accostato agli accordi internazionali in materia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, sebbene questi accordi non siano stati quasi mai rispettati dai Paesi che li avevano sottoscritti e sebbene alcune delle principali economie del mondo non li avessero per niente sottoscritti.

Ma la città di Kyoto e il Giappone, in cui gli accordi sono stati firmati, come si sono adeguati agli stessi? Uno sguardo interessante viene fornito in questo articolo del TIME del 29 gennaio 2007, che fornisce un'idea esauriente anche del modello ecologico del Giappone, attualmente considerato come il Paese del mondo che meglio ha sposato le problematiche ambientali.

"La seconda più grande economia mondiale (il Giappone, ndr) è innegabilmente la più efficiente nell'uso corretto dell'energia, bruciando poco più della metà del petrolio bruciato dagli USA e producendo la metà del carbonio pro capite. Ciò che sorprende di più, è che il Giappone non fa arrossire solo gli USA, ma anche Paesi fortemente ambientalisti come la Germania. Ma mentre il Giappone prende sul serio gli impegni del protocollo di Kyoto, su altri fronti rischia di allontanarsi dagli obiettivi che questo si prefigge.

In tutta la nazione, le emissioni di carbonio sono in realtà salite dell'8% dal 1990, un cammino che si riflette nella stessa città di Kyoto, dove il numero di automobili è salito dagli 1.3 milioni del 1990 ai 2 milioni del 2002. Il Giappone dovrà tagliare le emissioni di circa il 14% per raggiungere i propri obiettivi.

In un'isola in cui ci sono sempre state troppe persone in poco spazio, la conservazione è sempre stata una parte della vita. Gli shogun dell'epoca Edo salvarono le foreste in continua diminuzione - e forse il Paese stesso - attraverso severe regole di silvicoltura. Sebbene meno propensi dei propri antenati samurai a garantire la conservazione tramite decapitazione, i leader moderni giapponesi intrattengono un frugale rapporto con l'energia. Fin dal 1973, il Giappone ha quasi triplicato la propria produzione industriale mentre il consumo di energia nel settore manifatturiero si è drasticamente appiattito. Gli elettrodomestici sono aumentati di grandezza ma usando progressivamente meno energia, grazie a un programma governativo chiamato Top Runner, che aumenta continuamente gli standard di efficienza, rendendo le abitazioni giapponesi due volte più efficienti di quelle americane.

Memore di Kyoto, il governo si è poi focalizzato a tagliare le emissioni di gas dalle serre. Ciò ha dato inizio alla politica del Cool Biz nel 2005, in base alla quale gli uffici risparmiano l'energia tenendo le temperature estive ad un valore fisso di 28°C. Per battere il caldo, si suggerisce ai colletti bianchi di rinunciare ai vestiti neri, a favore di vestiti con colori accesi e colletti slacciati. Il risultato è il primo ministro che occasionalmente appare come se si stesse rivolgendo al parlamento da una spiaggia di Waikiki, ma almeno il Cool Biz ha più stile di un'altra idea giapponese degli anni '70: le divise a maniche corte. A parte i problemi sartoriali, il Cool Biz ha fatto risparmiare circa 72000 tonnellate di diossido di carbonio nel 2005.

Ma basta? Il Cool Biz, il Top Runner, anche il taxi ibrido che ho preso ieri sera per tornare a casa dall'ufficio, sono grandi idee, ma niente può impedire la stratosferica crescita del Giappone. I condizionatori e i refrigeratori possono essere diventati più efficienti, ma ce ne sono più che mai in giro, insieme ad altri oggetti che richiedono energia e che non esistevano nel 1990, come i televisori piatti e i registratori DVD. Sempre più giapponesi vivono da single e soli, rivelandosi non solo una delusione per i propri genitori che li vorrebbero vedere sposati; stanno anche accrescendo le emissioni di carbonio aumentando il numero globale di nuclei familiari.

Tali cambiamenti stanno avvenendo in tutto il mondo, frustrando anche i migliori sforzi sul clima. Il Giappone mostra che anche per rispettare i modesti impegni di Kyoto, "bisognerebbe fare qualcosa di estremo come un giorno senza auto e uno senza condizionatori ogni settimana", dice Koichi Iwama, un professore di economia dell'università di Wako specializzato in politiche energetiche. Vendere queste idee non porterà i miracoli per cui preghereste in un tempio di Kyoto, ma non sarà facile allo stesso modo"

martedì 1 dicembre 2009

La prima tessera del domino



Non ce la faccio più: sono stanco dello psiconano. Non ce la faccio più a vedermi la sua faccia da culo ovunque, quel suo sorriso da post-paresi, con cui cerca di affabulare quelli che lo guardano e che lo idolatrano come un eroe dei fumetti. Nel giro di due legislazioni, è riuscito a sistemarsi tutti i suoi affari personali e nel corso di questa sta per preparare il suo capolavoro assoluto. Non ce la faccio più a guardare i telegiornali asserviti in cui i suoi servi leccaculo vanno a difenderlo con facce da culo seconde solo alla sua. Avevo esultato quando il lodo Alfano era stato rigettato, per scoprire il giorno dopo che quella specie di avvocato di Ghedini stava lavorando già al piano B: accorciare i processi.

Così tutti i processi in cui risulta imputato da più di due anni cadranno come le foglie in questa stagione; fa niente se essi si trascineranno dietro i processi Parmalat e Tissen, dove qualcuno è morto o ha visto polverizzati i propri risparmi. Salvarne uno, per condannarne tanti.

Sono stanco di sentire lo psiconano che si atteggia a protettore della cristianità e dei valori della famiglia, quando lui ne ha più di una e tradisce sua moglie con le donnine allegre che frequentano le sue feste e che naturalmente capitano sul posto sempre per caso, poi finiscono nel suo letto per uno strano gioco del destino e lui ci si trova in posizione missionario senza saperne il perchè. In qualsiasi altro paese del mondo un presidente si sarebbe dimesso, ma tanto lui non si farebbe condannare, figuriamoci se penserebbe mai di dimettersi... Ora sta elaborando una nuova legge che gli permetta di non comparire alle udienze a suo carico, adducendo come motivo i suoi impegni istituzionali; la costituzione non prevede questi impegni come un oggettivo impedimento, ma se riuscisse nel suo intento, i giudici dovrebbero riconoscere come valide le sue motivazioni e rimandare il processo, allungandone i tempi, magari fino a due anni, giusto in tempo per farlo cadere in prescrizione... Peccato che la riduzione dei processi non si applichi agli imputati che si trovano al terzo grado di giudizio, così Mills, condannato per essere stato corrotto dallo psiconano per corrompere, non potrà benificiarne. Chissà che Mills non decida di parlare e mettere fine a questa contraddizione in cui il corrotto viene condannato ma non il suo corruttore, la cui identità è ben nota dai giudici.

Sono stanco di vedere il rappresentante del mio Paese, anche se non l'ho votato, circondarsi di collaboratori condannati per reati vari (anche mafiosi), che entrano in parlamento e rappresentano la legalità; sono stanco di sentirlo elogiare i dittatori di mezza Europa, come Lukashenko (dittatore della Bielorussia, ultimo stato oppresso rimasto nel continente), ospitandone alcuni nelle sue ville, come nel caso di Putin, che non ci ha pensato due volte a spargere il sangue dei ceceni (con l'approvazione dello psiconano, motivo per cui il senatore Guzzanti lasciò Forza Italia) o a far assassinare una giornalista scomoda, anche se ovviamente di questo non potremo avere prove. Lo psiconano ha definito il presidente bielorusso "amato dal popolo" e questo non deve sorprendere, perchè il VOSTRO presidente del consiglio, come ha detto Fini in un audio rubato, confonde l'approvazione del popolo che lo legittima a governare, con l'impunità.

Sono stufo di vedere all'opera l'ennesimo ministro dell'istruzione incompetente, che come al solito non c'entra niente col mondo dell'istruzione e che per entrare nell'albo della sua professione è scesa fino in Calabria per sostenere l'esame, in modo da passarlo in modo agevole; è andata in giro per la trasmissioni ad edulcorare le teste della gente che dentro la scuola non ci vive e che ha creduto ingenuamente alle sue parole. Parole con cui ha giustificato gli ennesimi pesanti tagli con la necessità di maggiore meritocrazia, come se le due cose fossero necessariamente staccate e senza nessun nesso. Come diceva Calamandrei, uno degli autori della nostra costituzione, se si vuole preparare un colpo di stato, il primo paso è quello di attaccare e denigrare la scuola e l'università. E' questo che stanno facendo, demonizzando l'istruzione e chi lavora al suo interno, prostrando la già martoriata scuola pubblica a quella privata, creando automi asserviti alle esigenze delle imprese, alla rincorsa di questa assurda idea della flessibilità, che per un lavoratore sarà sempre e solo una flessibilità a novanta gradi.

Sono stanco di questa opposizione, che è stata e continua ad essere complice dello psiconano, senza compiere l'obiettivo a cui l'hanno destinata i suoi elettori e, notizia di oggi, potrebbe essere pronta a raggiungere accordi per consentire al nano di godere della sua impunità, dopo che già in passato D'Alema gli ha regalato le frequenze televisive nazionali senza quasi fargli pagare tasse. Dopo settimane in giro a dire che non ci sarebbe stato accordo se il premier avesse continuato nella sua lotta per se stesso, ora scopriamo che accordi potrebbero essere possibili. Mi immagino i tesserati del PD: vorranno strappare la propria tessera.

Siccome esistono, fortunatamente, in Italia, altre persone scocciate come me, Facebook e il web (ultimo baluardo della libertà di cronaca e pensiero) hanno organizzato per il 5 dicembre il NO B DAY, a Roma, in Piazza della Repubblica (di fronte alla stazione Termini), per chiedere le dimissioni dello psiconano. Mi augurerei che non ci fossero bandiere di partito, così che il giorno dopo non si possa definire la manifestazione politicizzata, visto che fra l'altro vedrà la presenza di cittadini di tutti gli orientamenti politici. La piazza non è enorme come altre che sarebbero potute essere concesse per l'evento, ma pullman da tutta Italia sono pronti a partire alla volta di Roma e la piazza ha buone speranze di essere riempita. La speranza è che la manifestazione sia la prima tessera del domino che porterà agli eventi che metteranno fine all'epoca dello psiconano maledetto, con gli accadimenti a rincorrersi l'uno con l'altro, fino alla scomparsa definitiva dell'usurpatore e il ritorno della libertà e dell'uguaglianza. Lo auguro a tutti dal profondo del cuore, come regalo di Natale.

Ad maiora semper.


Spot del No B Day

lunedì 16 novembre 2009

Dieci dollari per una vita



"Ascoltate per un attimo le voci delle madri d'Africa: vi racconteranno delle speranze per i loro bambini, ma faranno anche il conto dei figli che hanno perso, portati via da una febbre improvvisa; figli morti fra le loro braccia, mentre venivano trasportati in un viaggio disperato, lungo mezza giornata, a piedi, dal villaggio alla clinica più vicina.

Le conseguenze a lungo termine sono allo stesso tempo insidiose e tragiche e dipendono anche dalla capacità degli USA di prevalere contro i jihadisti. La malaria non solo toglie linfa alla produttività e allontana i possibili investimenti, ma, paradossalmente, aumenta il tasso di crescita della popolazione. Invece di generare due o tre figli, le coppie che vivono in una regione malarica, spesso scelgono di averne sei o sette, non sapendo quanti ne sopravviveranno.

La malaria contribuisce anche a creare in Africa una trappola di particolare ferocia. Per uno strano scherzo di un destino ecologico, l'Africa detiene il primato di morti per questa malattia, il risultato di un clima tropicale, del tipo particolare di zanzare presenti, dei numerosi luoghi favorevoli alla vita e alla riproduzione di questi insetti.

Una recente ricerca ha dimostrato che le infezioni da malaria aumentano il rischio che un individuo sieropositivo possa trasmettere ad altri il proprio virus dell'AIDS.

Osama Bin Laden ha invocato la jihad in Africa, provando a capitalizzare l'estrema povertà del continente. Ecco come possiamo rispondere. La malaria ha disegnato una trappola di povertà per l'Africa, ma questa trappola può essere finalmente aperta. Spettacolari avanzamenti tecnologici, alcuni dei quali incredibilmente semplici, offrono soluzioni pratiche e a basso costo. La più ovvia è quella delle reti trattate con insetticida, per proteggere e avvolgere i letti, ora meglio progettate per durare anche cinque anni. Il costo per produrre, trasportare e distribuire ciascuna di queste reti è di dieci dollari. Una nuova generazione di medicinali basati sull'artemisia, un estratto di un tradizionale rimedio erboristico cinese, è estremamente efficace nel trattare i casi di malattia, al costo di circa un dollaro a trattamento.

Una famiglia africana non può affrontare neanche il costo di dieci dollari o di un dollaro quando un bambino si ammala. I governi africani affrontano questi costi con budget insufficienti oppure fanno sforzi vitali per istruire gli impiegati delle sanità locali, assicurandosi che ogni villaggio abbia accesso sicuro a medicinali efficaci.

Considerando il costo delle reti, dei medicinali e di altri mezzi per la lotta alla malaria, un programma comprensivo costerebbe circa quattro dollari e mezzo per africano a rischio, o circa tre miliardi di dollari all'anno per l'intero continente. Una quantità di denaro troppo grande per l'Africa, ma molto piccola per il mondo ricco.

I volontari della Croce Rossa hanno distribuito le reti a più della metà delle famiglie del Togo nel 2004 e del Niger nel 2005, nel giro di alcuni giorni, in ciascun Paese. Questo modello di consegna di successo potrebbe essere replicato in tutta l'Africa, per il 2010 o prima, ma tutto dipenderà dalla risorse messe in campo.

Nuovi movimenti civili, tra cui Malaria No More e Nothing But Nets sono state create per raggiungere nuove scoperte."


Dal Time del 15 gennaio 2007

Il proggetto dell'Unicef



sabato 14 novembre 2009

Piccole, verdi e buone notizie II



Da giovane ingegnere nel 1972, Takeo Fukui ha progettato il primo motore in grado di rispettare gli standard americani del Clean Air Act dello stesso anno, senza nessun costoso convertitore catalitico, facendo della Honda una delle prime industrie automobilistiche a convertire l'ambientalismo in un vantaggio competitivo. Oggi, coi prezzi dei carburanti che si avvicinano a quelli del 1972 e con una clientela alla ricerca di mezzi a consumo efficiente, essere "verdi" è qualcosa che paga ancora. Ma leggendo i dati dell'anno in corso (2006, ndr), Fakui osserva che se il mondo del business continuerà ad essere così com'è adesso, "non ci permetterà di esistere".

Le altre compagnie, visto il vantaggio nell'essere rispettosi dell'ambiente, non sono rimaste inermi. Ad oggi, per esempio, la Toyota usa una singola linea produttiva per generare tipologie diverse di veicoli, cosa che ha permesso di ridurre l'energia utilizzata del 30% a partire dal 2002. Sono diminuite anche le emissioni di anidride carbonica per auto e la compagnia si è posta l'obiettivo di ridurre le proprie emissioni globali di questo gas del 20% (rispetto al 2001), entro il 2010.

Anche al di fuori del mondo delle quattro ruote, l'ambientalismo non ha tardato a fare apprezzare i propri pregi. La grande catena di supermercati Walmart, ha lanciato nel 2006 una serie di iniziative di alto profilo ambientale, come per esempio la costruzione sperimentale di magazzini "verdi" in Texas e Colorado, e una campagna per vendere lampadine fluorescenti, compatte e ultraefficienti in 100 milioni di case.

Richiedendo efficienza energetica e pratiche amiche dell'ambiente ai propri partner commerciali, come ridurre i rifiuti da imballaggio e commerciare solo cibo ecosostenibile, Walmart potrebbe contribuire a scatenare un'onda verde negli USA e nella loro economia, soprattutto fra le piccole compagnie che potrebbero essere meno vogliose o capaci di produrre dei cambiamenti per conto proprio.


P.S. I contenuti di questo post e di quello precedente sono basati in buona parte sugli articoli apparsi sui numeri del Time dell'11 dicembre 2006 e del 15 gennaio 2007, per chi volesse leggere le versioni originali e le parti non comprese nei post. Al prossimo post, in cui parleremo di come, con soli dieci dollari, si può salvare la vita di una persona colpita da malaria. Saluti.

giovedì 5 novembre 2009

Piccole, verdi e buone notizie I



Dopo tante tristi riflessioni su questo blog, finalmente qualche buona notizia, in versione "verde", ovvero sul binario ambientale. Quello che leggerete di seguito dimostra due cose sostanzialmente: che c'è ancora speranza di salvare questo pianeta e che con un po' di buona volontà si possono cambiare le carte in tavola. D'altronde, se la natura ci ha dato l'intelligenza per inquinare, deve avercela data anche per ovviare ai problemi che la nostra attività produce. Di questi tempi, si sente spesso lo psiconano e gli adepti di quella sua specie di partito, di ritorno al nucleare. Esistono soluzioni alternative a una produzione energetica che produce rifiuti pericolosi per secoli; pensiamo a cosa siamo stati capaci di fare con i semplici rifiuti in Campania, pensiamo a cosa potremmo essere in grado di fare con quelli atomici. La Germania produce un terzo del suo fabbisogno energetico tramite pannelli solari, pensiamo a cosa potremmo fare installando un po' di pannelli qui e là nel nostro sud Italia. Abbiamo ancora pochi anni per cambiare le condizioni in cui viviamo e gli effetti del nostro benessere, dopo di che si raggiungerà un punto di non ritorno



Big Belly
"Gli Stati Uniti spendono più di 45 miliardi di dollari all'anno per smaltire l'immondizia" dice Jim Poss. "Questo vuol dire 180.000 camion diesel ogni giorno sulle nostre strade, che spargono inquinamento nell'aria, sia che i cassoni siano pieni, sia che siano vuoti". Questo forse fin quando Poss, un imprenditore dell'energia alternativa, non ha ideato il Big Belly, il cui scopo è quello di rimpiazzare i cassonetti normalmente presenti sulle strade, proponendo, come sua caratteristica principale, un sistema senza fili di compattazione. A tutt'oggi, ne sono presenti più di 300 sulle strade che vanno dal Massachusetts alla California. Nella foto di questo post se ne può vedere un esemplare.

Il Big Belly può contenere quattro volte l'immondizia contenuta in un normale cassonetto e quindi richiede che il passaggio dei camion della nettezza urbana sia meno frequente; nel sobborgo newyorchese di Queens, 44 Big Belly hanno tagliato del 77% la quantità di mezzi necessari alla raccolta dei rifiuti, dopo un anno dalla loro introduzione.

E' il meccanismo all'interno che rende questo compattatore di rifiuti così particolare: ciascuno è equipaggiato con un pannello solare da 40 watt, connesso a una batteria da 12 volt che fa funzionare il motore (è la batteria che garantisce che il Big Belly lavori col buono e col cattivo tempo). Visto il peso di ben 245 kg, non è facile da rubare e costa 4000 dollari (quasi 2700 euro), circa dieci volte il prezzo di un normale cassonetto. Quando il bidone è pieno, alcuni sensori avviano gli ingranaggi che compattano 680 litri di spazzatura di immondizia in buste da 18 kg, facili da raccogliere. Un display LED indica quando i rifiuti sono pronti da essere raccolti. Poss ha già pensato di sostituire questo meccanismo con uno wireless, che segnali all'azienda che si occupa della raccolta, quand'è il momento di passare per svuotare.


Nella seconda parte di questo post, nei prossimi giorni, vedremo come alcune famose aziende, hanno convertito la propria politica produttiva al verde, ricavandone e sfruttandone anche i notevoli ritorni economici. Alla prossima.




Un servizio sul Big Belly. Da guardare con interesse

mercoledì 14 ottobre 2009

Giustizia a metà



Sono passati ormai più di otto anni dal terribile G8 di Genova, così terribile che a distanza di tutto questo tempo nessuno ricorda più perchè fosse stato organizzato e quali fossero le problematiche da discutere. Tutti però abbiamo negli occhi le immagini di quell'evento: le cariche della polizia, le vetrine infrante, le sassaiole, l'omicidio di Carlo Giuliani. Su quest'ultimo, ancora oggi non so esprimermi sull'innocenza o sulla colpevolezza del ragazzo, sebbene io sia più tentato dalla seconda, poichè le foto trasmesse in tv sembrano inequivocabilmente ritrarlo mentre aggredisce con un estintore la camionetta dei carabinieri.

Ma c'è una cosa su cui mi sento abbastanza sicuro, ed è la grande ingiustizia commessa la notte del 16 luglio nella scuola Diaz, in cui le forze armate si sono introdotte picchiando persone non certo armate, con la scusa della ricerca di facinorosi, tra l'altro mai trovati. Molti sono stati portati via in sangue e detenuti in una caserma fuori Genova per giorni, come fossero prigionieri di Guantanamo. All'interno della scuola, furono introdotte dalla polizia due bottiglie molotov per formulare successivamente accuse infondate su chi era presente all'interno e giustificare davanti a tribunali ed opinione pubblica la prova di forza perpetrata.

In seguito a questi accadimenti, furono rinviati a giudizio l'allora capo della polizia, Gianni De Gennaro, il direttore della Digos genovese, Spartaco Mortola e il questore di Genova Francesco Colucci. Otto anni dopo, la giustizia ha fornito il suo vedetto, assolvendo De Gennaro e Mortola e condannando Colucci per aver fatto pressioni sui testimoni (molti dei quali poliziotti); Colucci ha anche cambiato in aula la sua versione dei fatti ed è apparso più volte palese che tutto ciò fosse inteso a coprire le spalle alle più alte cariche della polizia. Ciò che appare quindi incredibile, è come si possa condannare colui che ha fatto pressione e non i mandanti facilmente rilevabili. Per dare il contentino agli italiani, anche 13 su 29 poliziotti sono stati condannati.

Ormai non c'è più niente di cui sorprendersi in questo paese: se un uomo solo può farsi una legge per non comparire mai a rispondere dei suoi atti in un'aula di tribunale, allora la giustizia puù anche essere a metà.

lunedì 12 ottobre 2009

Servi del silenzio



Qualcuno ha definito una pagliacciata la manifestazione per la libertà di stampa, tenutasi a Roma circa quindici giorni fa; per dar forza a questa loro idea, hanno citato tutte le notizie sulla vita privata dello psiconano (e non solo) che hanno riempito le pagine dei giornali negli ultimi tempi. Questi signori, inspiegabilmente spesso loro stessi dei giornalisti, confondono il gossip con la libertà di stampa: il gossip difatti non viene mai censurato perchè è considerato dai potenti una forma di pubblicità gratuita.

Le notizie importanti, invece, che i cittadini dovrebbero conoscere e che non fanno certa la pubblicità che ci si attenderebbe, vengono taciute o edulcorate, per servire i signori del silenzio di turno; a dimostrazione di questo, vediamo qualche bella marachella che il servizio pubblico ha commesso negli ultimi 4 mesi (e non si dica che la RAI poi non sia asservita):


15 giugno

Il ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini (o EnteroGelmini com'è nota fra noi suoi estimatori) viene pesantemente contestata durante la presentazione di un libro, tant'è che l'happening dev'essere interrotto. Neanche una parola sulla RAI


17 giugno

Lo psiconano sorvola L'Aquila in elicottero e promette le nuove case, proprio nel giorno in cui giungono le prime notizie delle mignotte che frequentano la sua casa. Strane coincidenze...

24 giugno

Le previsioni dell'OCSE prevedono un calo del 5,5% del PIL nel 2009. Si sente al Tg1: "OCSE, evitato il peggio della crisi, ma non abbassare la guardia. Tremonti: mantenuta la coesione sociale. [...] Il segretario generale dell'OCSE ha espresso oggi un prudente ottimismo sull'evoluzione della crisi... ha rivisto in meglio le previsioni". Mah...


25 giugno

Al Tg1 si riporta la dichiarazione dello psiconano: "Su di me solo spazzatura... gli italiani mi vogliono così". Gli spettatori del Tg1 non possono sapere a cosa si stesse riferendo, perchè si parla di inchiesta di Bari, di Tarantini e delle mignotte, ma senza far nessun riferimento ai legami di tutto questo con lo psiconano. La notte precedente l'auto di Barbara Monreale, che aveva accompagnato Patrizia D'Addario a casa dello psiconano viene data alle fiamme. Il Tg1 ha già risolto il caso: tutto ha a che fare col passato burrascoso della ragazza. Altro che Polizia di Stato...


2 luglio

L'Istat dice che il rapporto deficit-PIL è del 9,3%, record dal 1999. Il Tg1 parla di tutto, dalla tragedia di Viareggio alla veglia per Michael Jackson e menziona il dato solo dopo 16 minuti, ma senza fare accenno al record (parola che di solito ai giornalisti piace molto...).


6 luglio

Monsignor Crociata, segretario generale della CEI, si scaglia contro la politica in seguito alla storia di mignotte di cui si parla sui giornali; il Tg1 riporta le sue parole come inserite semplicemente all'interno di un discorso per la celebrazione in onore di S.Maria Goretti, diversamente dalle principali agenzie di stampa che riportano correttamente la notizia. Strano, visto il servilismo che spesso si vede in RAI nei confronti della Chiesa; evidentemente ne esistono di vari tipi e livelli.


20 luglio

Il sito de L'Espresso pubblica l'audio di un dialogo tra lo psiconano e la D'Addario. Silenzio al Tg1


28 agosto

Lo psiconano querela La Repubblica per le famose dieci domande. Vengono riportate correttamente le dichiarazioni del direttore del giornale, Ezio Mauro, e di vari esponenti politici. Purtroppo non si fa menzione del contenuto delle dieci domande e neanche dell'attacco velenoso de Il Giornale al direttore dell'Avvenire


9 settembre

Il Corriere della Sera pubblica i verbali di Tarantini (che portava le mignotte a casa dello psiconano), in cui si parla anche di D'Alema. I verbali vengono pubblicati dai giornali di mezzo mondo ma nonostante questo il Tg1 ne fa menzione solo dopo 20 minuti, precisando che il premier non sapeva che le ragazze fossero state portate da lui in seguito a pagamento


15 settembre

Per fare pubblicità allo psiconano che consegna le case in Abruzzo, Porta a Porta si prende tutta la prima serata di Rai1 e vengono rimandate Ballarò e Matrix (che tra l'altro è su Canale5)


19 settembre

Brunetta si scaglia contro la sinistra: "Lorsignori stanno preparando un vero e proprio colpo di stato... Abbandonate al suo destino schifoso quest'elite di merda". Questa dichiarazione non compare nei servizi del Tg1


27 settembre

Lo psiconano si scaglia contro la sinistra che inneggia a -6, riferendosi ai 6 morti tra i soldati a Kabul. In realtà nessuno di sinistra ha mai pronunciato simili frasi, ma il tutto fa riferimento a una frase comparsa durante una manifestazione, scritta con una bomboletta. Lo psiconano si scuserà, il Tg1 no.


3 ottobre

Il direttore del Tg1, Minzolini, fa un editoriale durante il tg in cui definisce la manifestazione per la libertà di stampa incomprensibile, perchè in Italia la libertà di stampa non corre alcun pericolo

giovedì 8 ottobre 2009

Paradisi perduti



So bene che oggi si dovrebbe parlare dello psiconano e della batosta che si è beccato ieri, ma sto raccogliendo materiale per 1-2 post fatti per bene, quindi l'argomento è rimandato di qualche giorno. Comunque, gira e volta lo psiconano c'entra sempre: qualche post fa avevamo parlato del famoso scudo fiscale e avevamo detto che si provava a far rientrare capitali dai paradisi fiscali, sebbene con ammende irrisorie. Si capisce, quindi, che questi paradisi sopravvivono in pratica speculando sull'illegalità e sarebbe un bene per tutti se chiudessero in solo colpo dal primo all'ultimo. Qualcosa forse si sta muovendo in tal senso, specie nei paradisi piccoli demograficamente; l'esempio che portiamo, è quello delle isole Cayman. Ricostruiamo quindi l'accaduto con l'aiuto dell'articolo comparso qualche giorno sull'edizione internazionale dell'Herald Tribune.

Negli ultimi tempi, il governo delle isole si è dato alle spese pazze (pazze almeno per uno Stato così piccolo): ha infatti prestato, sebbene con la prospettiva di un interesse, somme di denaro al di fuori dei propri confini, per un totale di 60 milioni di dollari. La Gran Bretagna, che continua ad avere un controllo su queste isole, vista l'incuria economica del luogo, ha minacciato di non concedere il resto di 284 milioni di dollari di cui le isole dicono di aver bisogno, a meno che non si tassino i guadagni degli uomini d'affari e dei 57000 residenti. Questo rappresenterà certo una forte inversione di tendenza per una nazione che da sempre si è arricchita chiedendo una tassazione nulla a banche e compagnie che hanno scelto le isole come loro base strategica.

Le Cayman quindi potrebbero non poter più contare su metà delle entrate derivante dalla madrepatria e devono ancora riprendersi dall'effetto della crisi globale, che ha trasformato un possibile introito in un deficit di 100 milioni di dollari. Una brutta gatta da pelare per il capo del governo locale, W. McKeeva Bush, che si ritrova stretto fra le richieste dei residenti e delle banche, e quelle inglesi in termini di sussidi economici.

Nonostante quello che si potrebbe pensare, sebbene le Cayman facciano parte di una lista di giurisdizioni libere da tasse riconosciute dall'OEC, intrattengono rapporti di informazione fiscale con almeno 12 Stati esteri, senza in alcun modo preoccuparsi di modificare il proprio sistema di organizzazione. Lo stesso Bush, ricorda di essere cresciuto su queste isole quando ancora non c'era elettricità nelle case e si andava a scuola attraversando nuvole di zanzare; ha visto crescere il suo luogo di nascita vertiginosamente, basando la propria ideologia di vita sulla tutela dei possedimenti degli stranieri ed è per questo che egli stesso è restio a cambiare le cose e il modo in cui queste funzionano. E agli inglesi che cercano di riportarlo a più nobili convinzioni, rinfaccia il fatto che la Gran Bretagna stessa abbia un debito nazionale vicino all'80% del prodotto interno lordo.

I danarosi sfruttatori delle isole, hanno convocato un'assemblea dichiarando la loro contrarietà a possibili tassazioni, fin quando non si tagli il (a loro avviso) costoso servizio sociale; il governo dovrà però tenere in conto che il debito negli ultimi anni sia aumentato del 600%, a causa anche di costosi progetti educativi intrapresi, tanto che un'impresa costruttrice ha smesso di lavorare a una nuova scuola, finché non riprenderanno i pagamenti interrotti. Anche i dipendenti pubblici sono attanagliati dal pericolo di vedere i loro stipendi alleggeriti.

Tutto questo rende le Cayman molto più simili alle nostre nazioni, luoghi certo molto meno paradisiaci.

martedì 6 ottobre 2009

Alleanze segrete



Professare la propria fede è un diritto inalienabile in qualsiasi democrazia che si rispetti, anche nella nostra imperfetta; uno Stato, dal canto suo, deve essere in grado di garantire l'equità nel trattamento delle varie correnti religiose presenti, senza favorirne nessuna e non permettendo che alcuna di esse possa influenzare il processo legislativo. Questo non è esattamente quello che accade nel nostro paese, dove una religione è favorita sulle altre, le vengono dedicate lunghe dirette televisive la domenica sui canali del servizio pubblico (mentre invece lo Stato e la RAI dovrebbero mantenere un comportamento laico)e soprattutto, le si permette (tramite i suoi rappresentanti) di interferire nel governo della res publica.

Questo ruolo prominente della chiesa cattolica (lo avrete capito ormai che di questo si parla) ha impedito di portare a termine riforme di civiltà, che ci lasciano indietro rispetto ad altre nazione del palcoscenico mondiale; ma questo stesso ruolo prominente, è stato sfruttato nei decenni della repubblica da politicanti che volevano ottenere forti appoggi, contando anche sul fatto che buona parte dell'elettorato segue quanto detto dalla chiesa e vota come indica la chiesa. Ci tengo a precisare, che non faccio discorsi nè da ateo nè da comunista, io anzi sono cattolico (sebbene sui generis) come milioni di persone in questo paese, riconosco il ruolo che il cattolicesimo ha avuto nella crescita del nostro continente e nella difesa della vita, ma non posso soffrire certe iniquità. Non toglierei mai le croci dalle pareti delle aule scolastiche, ma vi appenderei a fianco immagini di Buddha o Visnu se qualche alunno lo chiedesse.

A dimostrazione, della penetrazione della chiesa nella politica e di come la politica cerchi la religione per i propri interessi (anche economici), giunge l'inchiesta de "Il fatto quotidiano" di giovedì 1° ottobre, sulle presunte e possibili alleanze tra la Lega e la Compagnia delle Opere, braccio destro in ambito economico di Comunione e Liberazione. Ecco alcuni tratti salienti dell'articolo:



E' il nuovo asse segreto della politica, dell'economia e della finanza. E' l'intesa di cui non si può parlare. [...] Comunione e Liberazione ha infatti scelto la Lega come partner forte per un progetto di vasto impatto e di lunga gittata.[...] Pietra angolare dell'intesa è il federalismo. L'obiettivo dei due movimenti è di sfruttare la destrutturalizzazione dello Stato, e il progressivo passaggio di molte delle sue competenze alle regioni, per trasferire dal pubblico al privato una serie di aree di lucrose attività che vanno dalle scuole all'energia, dalle autostrade alla sanità, dalla formazione all'immigrazione. Braccio operativo sarà la Compagnia delle Opere, la potentissima organizzazione vicina a CL che raggruppa 34000 imprese, per un fatturato stimato in 70 miliardi di euro. [...]

Lombardia e Veneto intendono sottrarre al governo centrale il maggior numero possibile di competenze. Le due regioni, insomma, non puntano solo al federalismo fiscale, ma vogliono la gestione di un'ampia serie di aree strategiche che comprendono le strade, l'ambiente, la scuola, forse persino il nucleare, quanto meno in termini di attuazione del piano nazionale di realizzazione delle centrali. [...]

Non c'è ambito al quale il braccio della Compagnia delle Opere non guardi con lungimiranza. Uno di questi è il nucleare, una materia in cui la programmazione è ancora tutta da stendere, consentendo perciò alle aziende della Compagnia delle Opere di inserirsi a vario titolo. [...]

L'abbraccio tra Lega e Cl ha radici profonde nel progetto di una grande Banca Padana, caldeggiato da Giampiero Fiorani nel tentativo di scalata alla Banca Antoneneta. [...]

Nel 2007, l'ex presidente regionale della CDO in Calabria, l'imprenditore Antonio Saladino, è stato coinvolto nell'indagine giudiziaria della Procura di Catanzaro curata fino al mese di ottobre 2007 dal sostituto procuratore Luigi De Magistris.[...] Nel 2008 a seguito di un'indagine della Guardia di Finanza per un giro di tangenti, corruzione e turbativa d'asta, l'ex presidente della sezione trentino della CDO, Giuseppe Todesca, avrebbe confessato di aver chiesto una tangente di 260.000 euro in favore della CDO ad un imprenditore"

lunedì 5 ottobre 2009

Il senno di poi



L'Italia è il paese onorario del senno di poi: quando le cose sono ormai accadute ci si ferma a pensare a cosa si sarebbe potuto fare per evitarle e si inizia una caccia ai colpevoli che, per quanto sacrosanta, finisce spesso per diventare una specie di caccia alle streghe, per dare soddisfazione all'improvviso senso di giustizia del popolo, che, se non non soddisfatto, finirebbe per prendersela coi propri governanti. Questi temono la sommossa popolare e ancor più le urne dove i cittadini esprimono il loro raccapriccio e allora fioccano le pressioni ai ministeri e alle questure.

Agli italiani (e io stesso sono uno di quelli, non voglio minimamente tirarmi in disparte) manca quel pragmatico senso del capire che esistono azioni che vanno compiute quand'è tempo, cioè quasi sempre nel momento in cui ci si rende conto della loro necessità; così, non si è dato ascolto neanche stavolta alle Cassandre che avevano avvertito dei possibili disastri che sarebbero potuti accadere nel messinese, e anche questa volta i nostri politicanti si sono recati sul posto per versare le usuali lacrime di coccodrillo di Stato.

E' da decenni ormai che i cittadini della provincia di Messina segnalavano il pericolo imminente di smottamenti e alluvioni derivabili da piogge intense, cosa di cui tra l'altro si era già avuto un assaggio qualche tempo fa, quando Madre Natura aveva già provato a buttare qualche goccia di troppo sulla Sicilia.

Una nazione dovrebbe considerarsi come una grande famiglia e in ogni grande famiglia che si rispetti, i genitori insegnano ai loro fogli che esiste una scala di priorità: così, con i soldi a disposizione, si insegna ai figli che bisogna prima comprare il cibo e i vestiti, poi se la rimanenza lo permette, si può pensare al decoder si Sky e allo schermo al plasma. Purtroppo, la nostra famiglia nazionale è un po' bislacca, perchè i nostri governanti, che dovrebbero fungere da genitori, non hanno ben compreso il senso delle priorità: così, destinano miliardi al ponte sullo Stretto, senza occuparsi degli smottamenti della Sicilia e delle linee ferroviarie monorotaia, che i turisti si ritroveranno attraversando un ponte avveniristico.

Si sa purtroppo che le Cassandre sono state invise fin dai tempi dell'Iliade, quindi perchè cominciare ad ascoltarle oggi? Perchè ascoltare chi anni fa aveva segnalato il pericolo di eccessivo disboscamento delle colline di Sarno o chi aveva avvisato dell'inconsistenza delle abitazioni dell'Aquila? Forse molti di voi non lo sanno, ma alcune centrali (o le cave sotterranee che accoglieranno i loro rifiuti) del nuovo (suicida) processo di corsa al nucleare, sono state progettate in luoghi noti per la pericolosa attività sismica.

Da parte sua, lo psiconano è stato abile nello sfruttare madiaticamente lo scandalo della spazzatura in Campania: ha additato i suoi avversari politici come degli incompetenti (cosa verissima vista l'incuria di anni e l'immagine di Napoli data al mondo), ma purtroppo ha solo finto di porre rimedio ai problemi, nascondendo la spazzatura in cave dove continuerà ad inquinare e promuovendo a voce alta la necessità di nuovi termovalorizzatori (termine elegante per non dire inceneritori), dimenticandosi delle mozzarelle alla diossina e delle ricerche dell'Istituto superiore della Sanità, che hanno dimostrato l'alta incidenza di tumori nei pressi degli inceneritori. Vedremo, quindi, come se la caverà ora che gli incompetenti sono quelli della sua parte politica; le manovre mediatiche sono utili, ma funzionano nel breve: se le elezioni sono lontane, la gente dimentica e le cave prima o poi si riempiranno, per quanto grandi possano essere, rigettando la spazzatura in mezzo alla strada. Per la fortuna delle nostre coscienze votanti nel chiuso delle cabine elettorali, la verità viene sempre a galla.



Una Cassandra: Striscia la Notizia di qualche tempo fa

sabato 3 ottobre 2009

Scudi e mignotte



Sembra incredibile, ma lo psiconano riesce ancora a trovare tempo, tra una mignotta e l'altra, per combinarne qualcuna delle sue; voi direte: "Ancora questa storia delle donnine allegre?". Avete ragione, sta quasi stufando questa solfa, sebbene io ritenga molto interessante sapere come sia coerente anche nella vita privata un uomo che così tanto si è battuto per la famiglia, tanto di scendere in piazza per una manifestazione contro quelli che allora sarebbero dovuti essere i DICO. Poi alla fine non sono stati nulla, perchè la sinistra in Italia è questo: progetta grandi cose che poi finiscono in fumo perchè qualcuno non è d'accordo.

Come dicevamo, comunque, lo psiconano ne ha progettato un'altra delle sue: lo scudo fiscale. Un giorno, si è affacciato alla finestra e si è accorto che in molti altri paesi (come gli USA e la Gran Bretagna), si tendeva ad incentivare il ritorno in patria dei capitali detenuti nei paradisi fiscali, con la promessa di una sorta di impunità. Tale impunità però non viene da questi paesi fornita gratuitamente, ed è su questo punto che il premier produce le sue personali modifiche. Egli infatti promette l'impunità in cambio di un 5% sui capitali rientrati e promette altresì l'anonimato. Bello, davvero bello. Quindi un qualsiasi mafioso non ancora riconosciuto come tale, un qualsiasi banchiere da strapazzo, riporta in Italia i soldi che si è guadagnato illegalmente (frodando quindi tutti gli onesti contribuenti) e ne trattiene il 95%; se ciò non bastasse, io e voi, come normali cittadini, non potremo mai sapere chi sono questi benefattori della patria che si sono arricchiti mentre noi compilavamo onestamente il nostro 730.

E gli altri paesi? Come hanno risolto il problema? In UK e USA, si chiede a questi figliol prodighi di versare dal 30 al 45 per cento della somma che riportano in patria; inoltre, i loro nomi sono belli che esposti, così che siano oggetti del pubblico ludibrio, come è giusto che sia.

Si sa, comunque, in ambito nazionale noi siamo sempre una particolarità e d'altronde anche il premier è egli stesso una particolarità; vista la sua personale visione dello scudo fiscale, viene da chiedersi se non abbia anch'egli qualche capitalino nascosto in qualche banca di qualche isoletta sperduta nell'Atlantico... Resta comunque il fatto che una legge del genere non sarebbe dovuta passare così facilmente in Parlamento, ma all'atto della votazione, quella specie di opposizione che ci ritroviamo non era in aula a votare contro (mancavano 51 deputati del PD, 5 dell'UDC e 2 dell'IDV). Possiamo solo, a questo punto, immaginare il prossimo passo: riportare in Italia le mignotte detenute all'estero. Lo psiconano, da parte sua ha già cominciato. Resta solo da decidere quale sarà la percentuale da concedere al paese.




Marco Travaglio su scudo fiscale e libertà di stampa

sabato 14 febbraio 2009

Un pezzo di gioventù



Due giorni fa si è spento Giacomo Bulgarelli. Qualcuno, con qualche primavera in più di me, dirà che un pezzo della sua giovinezza è andato via. E' andato via un pezzo di quel calcio leggendario, fatto di scarpe rotte e stipendi da impiegati, quando non si sapeva cosa fosse il doping e si trovava la forza di correre su un campo spesso senza erba soltanto con qualche panino al salame. E' stata ammainata una bandiera, ci ha lasciato un uomo capace di rappresentare da solo undici combattenti sul terreno di battaglia e questo ci fa sorridere in un tempo di mercenari, di finti capitani che lasciano la loro nave che affonda prima dei loro equipaggi. Va via un pezzo di giovinezza di chi ricorda quel mitico Bologna che, come si legge su qualche sito di tifosi, "fece tremare il mondo", quando era ancora possibile che una squadra di provincia potesse vincere lo scudetto, davanti alle solite Inter e Juventus, prima che il denaro creasse una barriera di banconote, tra chi può lottare per la gloria e chi lotta per non affogare, combattendo con dodici avversari ogni domenica sul tappeto verde; va via un pezzo di sport in bianco in nero, quando le partite si giocavano tutte alla stessa ora e le si poteva sentire tutte per radio, senza dover aspettare che televisioni e sponsor decidessero ora e posto.

Sembrerà incredibile, ma va via anche un pezzo della mia giovinezza, quelle giornate seduto davanti alla televisione a giocare alla Playstation, sfidando la console a con un palla, e la telecronaca era sua, di Giacomo. La prima telecronaca in italiano, un altro pezzo di storia.

Tornerò a casa fra qualche mese, forse riprenderò quel gioco. Un omaggio a pezzi di varie di gioventù.



mercoledì 11 febbraio 2009

Categorie di defunti



Non so voi, ma quando rivedo gli anglo-americani che sbarcano in Normandia mi sento meglio, vedo il bene che trionfa sul male e vedo ancora un barlume di speranza; come mai nessuno si dispiace per i tedeschi sbaragliati? Semplice: i tedeschi erano occupatori e nel frattempo si divertivano a portare a termine il loro sterminio razzista. Tutti siamo invece commossi nel vedere le scene dei soldati americani feriti o uccisi in una specie di mattatoio militare.

Questo accade perchè i morti non sono tutti uguali, non nascondiamocelo, e ciò è vero anche nella nostra più piccola realtà nazionale: durante la guerra c'è chi ha combattuto per darci la libertà di criticare e anche solo di pensare ( i partigiani) e chi ha cercato fino all'ultimo di difendere la legittimità di una dittatura che stava consumando un intero paese (i repubblichini). Ora, zitti zitti come sempre, i nostri governanti propongono una legge per equiparare i morti delle due parti, a scopo pensionistico; questa equiparazione è vergognosa, perchè dà lo stesso valore ad entrambe le parti. Non basta morire per un qualsiasi ideale per essere degni di riconoscimento, ciò che conta è anche l'ideale stesso. Potete leggere tutto sul sito dell'Anpi, ma ecco qui un estratto. Spero di leggere numerosi i vostri commenti.



"ONOREVOLI COLLEGHI ! — La presente proposta di legge nasce dall’esigenza di attribuire a coloro che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale un riconoscimento analogo a quello attribuito ai combattenti della guerra 1914-1918 dalla legge 18 marzo 1968, n. 263. L’istituzione dell’ « Ordine del Tricolore » deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della « bontà » della loro lotta per la rinascita della Patria. Non s’intende proponendo l’istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull’altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia [...]. Molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e « imperiale» del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, « liberatrice», pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria".

sabato 7 febbraio 2009

Mani legate



Salve a tutti. Vi chiedo scusa per la lunga assenza, ma purtroppo la salute non mi assiste negli ultimi tempi. Comunque spero potremo vederci più spesso da qui in avanti.

Purtroppo il mio ritorno non porta buone notizie: zitti zitti, piano piano, come piace a loro, ci stanno propinando un'altra legge taglia-libertà, che minaccia di imbavagliare chi, come me ed altri, parlano ed esprimono le proprie idee attraverso la rete e i blog. Qui di seguito trovate lo stralcio fondamentale della legge. Non ci sono commenti. Un giorno potremmo non rivederci più, non per colpa della mia salute, ma perchè i server mi hanno oscurato. Su ordine di qualche ministro.



"Art. 50-bis. Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3.I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell'interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell'interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione,
individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete
internet, o con altro mezzo di propaganda".



Don Milani e l'obbedienza